I generali israeliani si preparano alla guerra. Obiettivo Teheran
I generali israeliani si preparano alla guerra. Obiettivo Teheran
Non è cosa di tutti i giorni che il capo di stato maggiore delle Idf
(Le Forze di difesa israeliane) conceda un'intervista. E da fatto
eccezionale diviene "unico" quando il numero uno dell'esercito dello
Stato ebraico l'intervista la concede a un giornale saudita. Se ciò
avviene è perché il messaggio che si vuol lanciare è di estrema
importanza, e ha il nulla osta del primo ministro. Per questo, l'intervista del generale Gadi Eisenkot, ha un valore eccezionale. Perché è la prima volta che un ufficiale di quel grado e responsabilità parla con un giornale di Riad, "Elaph",
e per il contenuto dell'intervista. Che in questi mesi fossero avvenuti
diversi incontri segreti tra diplomatici, generali, capi di
intelligence, dei due Paesi, la stampa israeliana ne aveva scritto più
volte, anche con dovizia di particolari. Stavolta, però, l'asse esce
allo scoperto e dà conto di un patto anti-iraniano che da qui a breve
potrebbe diventare operativo.
Il capo delle Idf afferma senza mezzi termini che l'Iran è il nemico
comune, il "più grave pericolo per la sicurezza e la stabilità
dell'intera regione". E ne spiega il perché : "L'Iran progetta di
controllare il Medio Oriente con due 'mezzelune sciite': la prima parte
dall'Iran e, attraverso l'Iraq, arriva fino in Siria e in Libano. La
seconda – spiega Eisenkot – muove dal Bahrein e, attraverso lo Yemen,
giunge fino al mar Rosso. Su questa faccenda noi e il regno dell'Arabia
Saudita, che non è mai stato nostro nemico e con cui non abbiamo mai
combattuto, concordiamo completamente". Posizioni politico-strategiche
già espresse segnalate da altre fonti. Ma adesso è l'esercito, che vuol
dire, 'siamo pronti ad agire'. "Quando si parla dell'asse iraniano c'è
un'intesa totale tra noi e loro" ha aggiunto il generale, che poi
rivela: "ho partecipato a un incontro di responsabili militari a
Washington e, quando ho sentito il rappresentante saudita parlare, ho
trovato la sua visione sull'Iran allineata alla mia".
Per quanto riguarda la Siria il generale Eisenkot ha ribadito che
Israele insiste, come fanno i sauditi, perché gli Hezbollah, l'Iran e le
milizie sciite alleate lascino il Paese. E avverte: "Non permetteremo
che le truppe iraniane si stabiliscano in Siria e le abbiamo già messe
in guardia per quanto riguarda la costruzione di industrie o basi
militari. Lo Stato ebraico è quindi disposto a condividere informazioni
con i Paesi arabi moderati pur di fronteggiare quello che al momento
viene ritenuto il nemico più pericoloso nell'area. Con l'Arabia Saudita
in particolare, che "non è mai stata un nemico con cui abbiamo
combattuto". Arabia che, attraverso il principe ereditario Mohammed Bin
Salman, aveva considerato il coinvolgimento dell'Iran nella fornitura di
missili ai ribelli in Yemen un "atto di guerra" contro l'Arabia
Saudita.
"Il pensiero del generale Eisenkot rispecchia in pieno quello del
primo ministro e del ministro della difesa (Netanyahu e Lieberman,
ndr)", confida all'HuffPost una fonte dell'ufficio del premier Netanyahu
a Gerusalemme. E aggiunge: "Il fatto che a fare quelle affermazioni sia
un militare di grande esperienza e prestigio, dovrebbe far intendere
alla comunità internazionale che si sta avvicinando pericolosamente un
punto di non ritorno". La guerra. "L'Iran intende assumere il controllo
del Medio Oriente, creando una sorta di super Stato sciita dal Libano
all'Iran, e ancora dal Golfo Persico al Mar Morto", afferma il generale
che aggiunge: "Noi dobbiamo prevenire questa fine". Intendendo con
"Noi", Israeliani e Sauditi.
Quanto alla crisi apertasi in Libano con le dimissioni del primo
ministro Saad Hariri, il capo delle Idf afferma che Israele non ha
intenzione di iniziare un attacco contro Hezbollah in Libano. Ma
l'allarme rosso è scattato: "Gli iraniani – dice Eisenkot – stanno
sempre più stringendo la morsa in Libano, direttamente o attraverso
Hezbollah. Confidiamo in una soluzione pacifica della crisi, ma una cosa
è certa: non ci lasceremo cogliere alla sprovvista...". Insomma, se
vuoi la pace prepara la guerra. Assunto molto caro al ministro della
difesa d'Israele, Avigdror Lieberman. "Abbiamo assoluta libertà di
azione e le uniche considerazioni che ci guidano sono le considerazioni
relative alla sicurezza di Israele", ha dichiarato nei giorni scorsi
Lieberman. Inoltre, assicura il ministro, l'esercito israeliano è pronto
e ben preparato per affrontare qualsiasi situazione. "Non permetteremo
alla Siria di diventare una linea di primo piano contro Israele", ha
aggiunto Lieberman. "Oggi l'Iran è più pericoloso per la sicurezza non
solo d'Israele ma dell'intera regione dello Stato islamico, e il mondo
libero prima se ne rende conto e meglio è per tutti", gli fa eco il
ministro delle Infrastrutture Yuval Steinitz, tra i più ascoltati da
Netanyahu.
D'altro canto, il legame tra Riad e Gerusalemme non è questione degli ultimi mesi. Nel giugno del 2015 Bloomberg
aveva dato notizia di cinque incontri bilaterali segreti tra i
rappresentati dei due Paesi. Il tema: la necessità di unire le forze per
contrastare l'espansione di Teheran. L'indiscrezione è stata confermata
anche da Haaretz che già nel 2012 aveva scritto di un
riavvicinamento in chiave anti-iraniana. Rapporti politici, ma anche
economici, come il via libera di Israele all'acquisizione da parte dei
sauditi di Tiran e Sanafir, le due isole nel Mar Rosso, la cui
giurisdizione apparteneva all'Egitto.
Si muovono i generali ma anche i diplomatici israeliani. E la riprova
si è avuta nei giorni scorsi, quando il ministro degli Esteri
israeliano ha diramato istruzioni a tutte le sue ambasciate nel mondo al
fine di sollecitare sostegni internazionali all'Arabia Saudita contro
l'ingerenza iraniana in Libano e a favore della guerra lanciata da
Riyadh contro i ribelli filo-iraniani nello Yemen. A rivelarlo è stata
la tv israeliana Channel 10, citando un rapporto ministeriale elaborato
dopo le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri. Secondo
Channel 10, nella direttiva, il ministero israeliano chiede ai suoi
diplomatici di "contattare urgentemente il ministero degli Esteri (del
Paese ospitante) e altri funzionari governativi competenti" per
sottolineare che le dimissioni di Hariri "illustrano ancora una volta la
natura distruttiva dell'Iran e di Hezbollah e il pericolo che
rappresentano per la stabilità del Libano e dei Paesi della regione".
Un pericolo quantificabile. Secondo un recente rapporto
dell'intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah
disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai circa 12mila che aveva
prima della guerra dell'estate 2006. Non è chiaro il numero dei
combattenti di Hezbollah. Ma secondo un inchiesta della rivista Usa
Newsweek, nel 2016 il partito poteva contare su "un esercito composto da
20.000 combattenti effettivi e 25.000 riservisti", rendendo l'armata di
Allah "pari come numero ad un esercito di uno Stato di dimensioni
medie". Un esercito che "potrà mandare in Israele i suoi combattenti su
motociclette". Ma c'è dell'altro. E a metterlo in luce con HuffPost è
Anthony Samrani, uno dei più autorevoli analisti militari libanesi:
"Oltre ad un incremento significativo, in quantità e in qualità, del suo
arsenale militare, i miliziani sciiti hanno acquisito nuove tecniche di
guerriglia urbano combattendo in Siria, a fianco dei pasdaran iraniani,
dei russi e dell'esercito di Assad. In cinque anni, Hezbollah è
divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie
forze dal Libano all'Iraq e ora anche in Yemen".
Secondo il sito French Intelligence, gli Hezbollah
starebbero costruendo almeno due installazioni in Libano, dove produrre
missili ed armamenti. Sebbene questa notizia circolasse da tempo sui
siti arabi, il magazine francese ha fornito maggiori dettagli su queste
due strutture, indicandone la posizione e la tipologia di armamenti
prodotti. Una prima struttura si troverebbe nei pressi di Hermel, nella
Beqaa, mentre la seconda sarebbe posizionata tra Sidone e Tiro. Nella
prima installazione verrebbero prodotti razzi Fateh 110 capaci di
colpire quasi tutto il territorio israeliano, con una gittata di 300 km e
un discreto livello di precisione. Nel complesso situato sulla costa
mediterranea invece verrebbero fabbricate munizioni di piccolo calibro.
Gerusalemme ha ribadito, non solo a parole ma con ripetuti raid
aerei, che non accetterà mai che Hezbollah e Iran s'insedino nel sud
della Siria. Negli ultimi mesi, lo Stato ebraico ha moltiplicato gli
incontri diplomatici con Mosca, l'altro partner decisivo di Damasco, per
provare a convincere la leadership russa a prendere le distanze da
Teheran. Ma niente sembra indicare, al momento, che Putin abbia
intenzione di incrinare la sua alleanza con l'Iran, tanto più ora che
Trump ha saldato un patto di ferro con Arabia Saudita e Israele. E qui
il cerchio sembra chiudersi. E le parole del ministro degli Esteri
saudita ne sono il sigillo. Perché quello proferito dal dignitario di
casa Saud, è un j'accuse a tutto campo contro Hezbollah. Colpevole, tra
le tante nefandezze elencate, "di fare contrabbando di droga in
direzione dell'Arabia Saudita e di addestrare sauditi al terrorismo". In
totale sintonia con Israele, Riad non intende più fare distinzione tra
l'esercito libanese e le milizie di Hezbollah. Il diktat è chiaro, così
come le conseguenze se fosse disatteso: "Noi tratteremo il governo
libanese – ribadisce il ministro degli Esteri saudita Adel Al-Jubeir –
come un governo che ha dichiarato guerra (contro l'Arabia) a causa delle
milizie di Hezbollah che esercitano una influenza decisiva su tutte le
decisioni assunte dal governo libanese".
Le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri indicano che
per le petromonarchie del Golfo, la red line è stata superata. "I
libanesi – avverte il capo della diplomazia saudita – devono scegliere
tra la pace e il sostegno a Hezbollah. Noi ci attendiamo che il governo
libanese operi una efficace azione di dissuasione verso Hezbollah.
Spetta ora ai libanesi decidere quali rapporti intendono avere con
l'Arabia". Riad intende procedere contro Hezbollah come da tempo sta
facendo con le milizie sciite Houthi in Yemen: con le armi. Lo chiarisce
molto bene il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, Adel
Al-Jubeir. Gli Hezbollah, spiega, devono essere messi fuori legge, sono
responsabili del contrabbando di armi in Bahrein, sono coinvolti in
tutte le attività criminali della regione, come la droga e il
riciclaggio di denaro. Infine sono un'organizzazione terroristica poiché
non c'è differenza tra l'ala politica e quella militante degli
Hezbollah. E ce n'è anche per l'Iran, accusato non solo di finanziare e
armare Hezbollah, ma anche li Houthi in Yemen, Hamas in Palestina e le
milizie sciite in Iraq. Militari, diplomatici, 007. Sauditi e Israeliani
vanno in guerra. Obiettivo: Teheran
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