Amira Hass :L’esercito israeliano si prepara a demolire centinaia di case palestinesi nel nord della Valle del Giordano
Amira Hass, 12 novembre 2017,Haaretz
E’
la prima volta che l’esercito utilizza un’ordinanza di sgombero contro i
palestinesi basata su un ordine militare diretto a consentire
l’evacuazione di insediamenti [israeliani] non autorizzati.
L’esercito ha ordinato a circa 300
palestinesi, che per decenni hanno vissuto nel nord della Valle del
Giordano, di portare via dalla zona ogni loro proprietà – il che viene
interpretato come un ordine di evacuazione e demolizione delle case.
A giudicare dalla risposta dell’esercito
ad Haaretz, esso ha cambiato la sua posizione in seguito ad
un’obiezione avanzata dall’avvocato degli abitanti.
E’ la prima volta che l’esercito
utilizza un’ordinanza di sgombero contro i palestinesi basata su un
ordine militare diretto a permettere l’evacuazione di avamposti di
insediamenti [israeliani] non autorizzati. L’ordine in questione è noto
come “ordine relativo a costruzioni non autorizzate.”
L’ordine non è stato consegnato a
nessuno dei palestinesi colpiti dal provvedimento. Invece, giovedì
mattina i soldati lo hanno semplicemente lasciato in strada accanto alle
loro case, situate vicino al villaggio di Al-Maleh.
L’avviso, in data primo novembre, è
stato firmato dal comandante dell’esercito israeliano in Cisgiordania,
general maggiore Roni Numa. Conosciuto ufficialmente come “dichiarazione
di terreno delimitato”, fa divieto a chiunque di entrare nell’area
specificata con lo scopo di costruirvi ed ordina la rimozione di ogni
proprietà dall’area entro otto giorni dalla data in cui è stato reso
noto l’avviso.
L’ordine non specifica quante persone
verranno sgomberate né fornisce i loro nomi. Ma, considerando la mappa
allegata, riguarda un’area di circa 550 dunams ( 55 ettari) in cui
vivono circa 300 palestinesi in due comunità di pastori, Ein al-Hilweh e
Umm Jamal. Entrambi i villaggi rientrano nella giurisdizione del
consiglio rurale di Al-Maleh.
I pastori allevano circa 4.000 pecore,
200 cammelli e 600 mucche. Tutta la terra in questione è proprietà
privata di palestinesi o appartiene alla chiesa cattolica.
L’ “ordine relativo alle costruzioni non
autorizzate”, sul quale si basa l’avviso di sgombero, sancisce al
paragrafo 6 (b) che non si applica a “chiunque sia registrato
nell’anagrafe dell’area”, intendendo i residenti palestinesi della
Cisgiordania.
Perciò l’avvocato Tawfique Jabareen di
Umm al-Fahm, che rappresenta gli abitanti, sostiene che l’avviso di
sgombero non ha valore legale e non è valido. Questa è la sostanza
dell’obiezione che ha presentato sabato mattina al comandante militare
tramite il consulente legale di quest’ultimo.
Jabareen
ha anche affermato che l’ordine non era stato consegnato ai residenti
interessati, ma è stato semplicemente lasciato nella zona otto giorni
dopo essere stato firmato. “ Ad
un primo esame, è stata un’azione in malafede, dietro alla quale si
nasconde l’intenzione di negare ai residenti palestinesi il loro diritto
ad un’udienza o a presentare opposizione sia contro l’ordine che contro
la dichiarazione”, ha scritto.
Come ha detto Jabareen, “Questo è un
ordine di espulsione di massa contro la popolazione palestinese, che
viola il diritto internazionale.”
Da parte sua, il Coordinatore israeliano
delle Attività Governative nei Territori [palestinesi occupati, ndt.]
ha dichiarato: “Il 9 novembre 2017 sono stati inviati gli ordini come
parte dei tentativi di applicazione di misure contro le costruzioni
illegali nel luogo. Gli ordini sono stati notificati secondo il
protocollo, inclusa la consegna fisica nel luogo a cui l’ordine si
riferisce. Il nuovo ordine è rivolto alle strutture costruite
illegalmente, non alla presenza nel luogo.”
Tuttavia il COGAT non ha stabilito dove
potrebbe andare la gente che vive là se le strutture venissero demolite.
E nemmeno ha risposto alla domanda di Haaretz su quante persone
sarebbero interessate dall’ordine.
Venerdì i residenti di Ein al-Hilweh
hanno detto che circa due settimane fa nelle loro capanne si sono
presentati dei soldati chiedendo di vedere le loro carte di identità,
senza dare spiegazioni.
I soldati hanno anche usato un drone per
scattare fotografie aeree delle comunità. Compilare elenchi di carte di
identità e fare fotografie sono iniziative che spesso precedono gli
sgomberi e le demolizioni da parte dell’esercito israeliano e della sua
Amministrazione Civile in Cisgiordania, anche se i residenti hanno detto
di non aver visto questa volta nessun addetto dell’Amministrazione
Civile.
Nabil Daragmeh ha detto a Haaretz di
aver visto giovedì scorso dei soldati che mettevano qualcosa sotto un
masso sulla strada di fronte alla collina dove lui vive. Li ha anche
visti fotografare quello che avevano lasciato sulla strada. Dopo che se
ne sono andati, è andato a vedere che cosa fosse.
Ha trovato un ordine in ebraico firmato e
datato, un altro ordine in ebraico senza firma né data ed un terzo
ordine in arabo anch’esso senza firma né data. Lo ha immediatamente
comunicato agli altri abitanti, che erano spaventati e confusi.
Queste comunità di pastori hanno vissuto
nella zona per decenni, ma Israele non permette loro di collegarsi alle
infrastrutture o di aggiungere nuove case ed edifici pubblici in base
alla crescita della popolazione ed alle mutate necessità.
Israele ha anche usato il proprio
controllo sull’anagrafe palestinese per impedire all’Autorità Nazionale
Palestinese di avere un elenco dei villaggi dei pastori in base alla
riga relativa alla residenza delle loro carte di identità. Ribadisce
invece che la loro città di residenza figura come Bardala, Ein al-Beida o
qualche altro villaggio.
Ordini di sgombero, demolizione e
sequestro di beni sono stati emessi contro i residenti per anni, ma mai
contro tutti contemporaneamente né mai sulla base di un “ordine relativo
a costruzioni non autorizzate.”
Nel 2008, nel tentativo di ovviare alla
carenza di abitazioni per i residenti, la FAO ha costruito per loro
strutture in metallo, finanziate dal Giappone. Nella sua lettera al
comandante militare, Jabareen ha scritto che il Giappone e le Nazioni
Unite non avrebbero costruito quelle strutture senza il permesso
dell’Amministrazione Civile e che quel permesso era stato effettivamente
concesso. Ma ha detto che in seguito l’amministrazione ha revocato il
suo consenso.
“Negli ultimi anni molte famiglie hanno
ripetutamente costruito illegalmente nell’area. Chiunque ritenga di
essere ingiustamente colpito dall’ordinanza può rivolgersi alle autorità
entro otto giorni”, ha aggiunto il COGAT.
“Relativamente ad alcune delle
strutture, le autorità stanno esaminando i ricorsi (da parte dei
proprietari). Riguardo ad esse, non verrà attuata nessuna misura finché
l’esame non sarà completato.”
Su una collina ad est dell’area
destinata allo sgombero c’è la colonia di Maskiot. Nel 2005 vi è
arrivato un flusso di coloni [israeliani] che erano stati evacuati dalla
Striscia di Gaza.
Negli ultimi due anni sono sorti anche
due avamposti di insediamenti [israeliani], uno a nord e l’altro a sud
di Ein al-Hilweh. L’Amministrazione Civile ha emesso ordini di
interruzione lavori contro gli avamposti, ma essi continuano ad
espandersi. Uno di questi è una propaggine di un altro avamposto
illegale in corso di legalizzazione – Givat Salit. Il secondo si trova
nella riserva naturale di Umm Zuka.
In entrambi gli avamposti si allevano
pecore e mucche e, secondo palestinesi del luogo ed attivisti delle
organizzazioni (israeliane) Ta’ayush e MachsomWatch, i pastori degli
avamposti spesso impediscono ai palestinesi di pascolare i loro greggi.
Nel 2011 un abitante di Ein al-Hilweh è stato costretto a togliere la
propria tenda a causa delle ripetute aggressioni dei coloni.
Ein al-Hilweh e Umm Jamal non sono gli
unici casi. Nei mesi scorsi l’esercito israeliano e l’Amministrazione
Civile hanno anche fatto dei passi per sgomberare altre tre comunità
palestinesi nel nord della Valle del Giordano – Khalat Makhoul,
Al-Farisiya (che ospita circa 150 persone) e Khumsa.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
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