Amira Hass : BDS contro il BDS: il boicottaggio di un regista arabo in Cisgiordania divide i palestinesi riguardo a rapporti con Israele

PALESTINA.

 

una scena di L'Insulto
Share on FacebookTweet about this on Twitter
image_pdfimage_print
24 ottobre  2017,Haaretz
Uno dei più famosi attori palestinesi ora sta chiedendo di boicottare il movimento palestinese di boicottaggio nel mezzo dello scalpore sul film “L’insulto” del regista libanese Ziad Doueiri.
Nel fine settimana il Comune di Ramallah ha annullato la proiezione del film “L’insulto”, del regista libanese Ziad Doueiri, in risposta alle richieste di attivisti che promuovono il boicottaggio culturale ed accademico di Israele e del gruppo “Giovani contro la Normalizzazione”.
Il film doveva essere proiettato lunedì pomeriggio alla fine del quarto festival annuale “Giorni di Cinema”, tenuto in cinque città palestinesi. Il film racconta come una discussione tra un rifugiato palestinese e un cristiano libanese si trasformi in uno scontro fisico e giudiziario.
Gli attivisti del boicottaggio ed i loro sostenitori hanno visto la proiezione del film durante un festival sponsorizzato dalla città e dal ministero palestinese della Cultura come un incoraggiamento alla normalizzazione dei rapporti con Israele, ciò a causa del fatto che cinque anni fa Doueiri ha filmato una parte del suo ultimo film, “L’attacco”, in Israele, e che, nonostante le dure critiche, non ha mai espresso rincrescimento per averlo fatto.
Il Comune di Ramallah ha detto che la proiezione è stata cancellata per ragioni di ordine pubblico. Secondo fonti palestinesi, anche il sistema di sicurezza palestinese ha fatto pressione per l’annullamento della proiezione, soprattutto quando è venuto a sapere che era stata programmata una manifestazione davanti al palazzo della cultura in cui la proiezione doveva avere luogo.
La campagna palestinese fa retromarcia in seguito a pressioni
In un post, comparso sabato sulla pagina Facebook della campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele, il movimento ha accolto favorevolmente lo svolgimento del festival cinematografico e si è persino congratulato con l’attore Kamel El Basha, che ha vinto il premio per miglior attore al festival internazionale del cinema di Venezia all’inizio di settembre (ma non ha citato il fatto che ha vinto il premio per la sua presenza ne “L’insulto”).
Il post afferma che il film in questione non costituisce normalizzazione, a differenza del precedente film di Doueiri. “Riferirsi ad Israele come se fosse un Paese normale equivale a contribuire alla sua guerra propagandistica,” dice il lungo post, che chiede anche una discussione pubblica con i registi palestinesi sui principi della lotta contro la normalizzazione.
Dopo che molti commentatori si sono lamentati che la posizione del post sulla proiezione del film non era sufficientemente chiara, domenica il movimento ha scritto un altro post, in cui fa una richiesta esplicita di annullamento della proiezione, “per evitare che il regista utilizzi la visione del suo film nella Palestina occupata per promuovere la normalizzazione nel mondo arabo.”
In precedenza il gruppo “Giovani contro la Normalizzazione” aveva distribuito un volantino con un linguaggio molto più duro. “La proiezione di questo film in un festival palestinese è un’umiliazione per tutti i palestinesi e per la gente libera che appoggia la causa palestinese. E’ imbarazzante che, mentre Doueiri è stato cacciato dal Libano e da Tunisi, il suo lavoro venga mostrato a Ramallah, in un festival che chiede di appoggiare il “cinema della resistenza”, dice il volantino, che evidentemente ha dato l’impulso alla decisione del Comune di annullare la proiezione, che era annunciata per domenica pomeriggio. Gli organizzatori del festival erano contrari alla cancellazione.
Secondo informazioni della stampa palestinese, in risposta all’annullamento della proiezione, El Basha ha detto di boicottare il movimento di boicottaggio palestinese e che non avrebbe rispettato le sue decisioni. Su Facebook ha avuto luogo un vivace dibattito riguardo all’annullamento, in cui alcuni l’hanno definito una vittoria di teppisti e del vuoto populismo.
Filmlab: Palestine”, il gruppo che ha organizzato il festival “Giorni di Cinema”, lunedì in un comunicato stampa ha affermato di “apprezzare l’importante e pionieristico ruolo del Comune di Ramallah nel sostenere la scena culturale in Palestina, che è un modello stimolante, non solo come partner di istituzioni culturali e di “Giorni di Cinema”, ma come un fondamentale attore culturale.”
Comprendiamo anche le pressioni esterne a cui il Comune deve essere stato sottoposto perché adottasse questa decisione in seguito all’ondata di dichiarazioni e di minacce espresse da alcune parti che hanno chiesto l’annullamento della proiezione, considerandola una normalizzazione culturale. In quel momento, Filmlab era nel bel mezzo di un incontro con molti partner, compreso il BDS, per raggiungere un accordo su questo problema, prendendo in considerazione la protezione della libertà di espressione e il rifiuto di intimidazioni e minacce come un’alternativa al dialogo sociale interno, la conservazione delle conquiste a livello globale del movimento BDS, che è apprezzato e rispettato,” ha aggiunto Filmlab.
In una dichiarazione precedente Filmlab aveva affermato che il PACBI [il movimento palestinese per il boicottaggio culturale ed accademico di Israele, ndt.] l’aveva informato che l’ultimo film di Doueiri non è soggetto alle attuali linee guida del BDS e quindi non è “boicottabile”.
(traduzione di Amedeo Rossi)

 

 

BDS contro il BDS: il boicottaggio di un regista arabo in Cisgiordania divide i palestinesi riguardo a rapporti con Israele

 

 

 BloccatoaRamallahilfilm«TheInsularticolo



Ziad Doueri, il regista, che aveva girato il precedente «The Attack» in Israele è stato messo sotto accusa dagli attivisti per il boicottaggio dello stato ebraico

di Michele Giorgio – Il Manifesto
Gerusalemme, 25 ottobre 2017, Nena News – Infuriano le polemiche in casa palestinese per la decisione presa dal comune di Ramallah, per «ragioni di ordine pubblico», di annullare la proiezione di The Insult del regista libanese Ziad Doueiri, inserito nella rassegna «Giorni del Cinema».
Alla base della decisione sono le proteste, in prevalenza in rete, di attivisti e simpatizzanti del boicottaggio accademico e culturale di Israele e del gruppo «Giovani contro la normalizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico».
Sotto accusa in realtà non era The Insult bensì uno dei precedenti film di Doueiri, The Attack, che racconta la storia di un medico palestinese posto di fronte a un attentato compiuto dalla moglie e girato dal regista in parte in Israele.
Secondo gli attivisti Doueiri, a lungo assistente di Quentin Tarantino, girando The Attack ha favorito «la normalizzazione delle relazioni» tra mondo arabo e Israele. Il regista, aggiungono, non avrebbe mostrato alcun «segno di pentimento» giustificando così il boicottaggio attuato nei suoi confronti.
Una posizione condivisa solo da metà dalle migliaia di palestinesi che hanno commentato l’accaduto sui social. Doueiri il mese scorso, al suo rientro in Libano per la presentazione a Beirut del film era stato fermato dalla polizia. Il Libano, come Israele, proibisce ai suoi cittadini l’ingresso in Paesi considerati nemici o ostili.
Non ha digerito la mancata proiezione di The Insult l’attore protagonista, il palestinese Kamel El Basha, cresciuto nello storico teatro El Hakawati di Gerusalemme Est, Coppa Volpi all’ultimo festival di Venezia. «The Insult paga per le colpe di un altro film – ha detto El Basha al manifesto – È stato un grave errore non proiettare il film girato in Libano, il pubblico non ha potuto apprezzare una storia che riguarda tutti i profughi palestinesi. The Insult mostra i rapporti oggi tra palestinesi e libanesi, tra musulmani e cristiani. Un tema di grande attualità nelle nostre società».
ll film racconta infatti la lite a Beirut tra un rifugiato palestinese, Yasser, e un libanese cristiano, Toni, che degenera in uno scontro politico e giudiziario. Il vissuto dei due uomini fa scorrere davanti agli occhi dello spettatore la storia insanguinata del Libano, dove era e resta difficile la convivenza fra persone di origini, culture e religioni differenti.
Michele Giorgio è su Twitter: @michelegiorgio2

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele