Di Jonathan Cook
23 ottobre 2017
Gli attivisti per i diritti umani stanno incrementando gli sforzi per
rivelare la storia lunga e nascosta di fornitura di armi e di
addestramento militare ai regimi, mentre questi commettono attivamente
massacri, pulizia etnica e genocidi.
L’argomento del commercio di Israele con i regimi canaglia è stato di
nuovo portato sotto i riflettori dopo le rivelazioni che sta inviando
armi in Myanmar, in segno di disprezzo di un embargo sulle armi degli
Stati Uniti e dell’Europa.
Noto in precedenza come Birmania, il Myanmar è stato condannato il
mese scorso dalle Nazioni Unite per aver condotto quello che si chiama
“una pulizia etnica da manuale” dei Rohingya, una minoranza musulmana.
Viene riferito che nelle settimane scorse centinaia di migliaia di
Rohingya siano fuggiti nel vicino Bangladesh, dopo che si sono avute
prove di interi villaggi incendiati, di massacri e di stupri
sistematici.
Israele non ha divulgato dettagli dei suoi legami con il governo
militare del Myanmar, ma testimonianze pubbliche dimostrano che Israele
ha venduto ai militari del Myanmar motovedette armate, armi e
attrezzatura per la vigilanza. Anche le forze speciali del Myanmar sono
state addestrate dagli Israeliani.
Si è stabilito che i gruppi per i diritti umani il 30 organizzeranno
una protesta davanti al Parlamento di Israele per chiedere una
sospensione immediata delle vendite di armi al Myanmar.
Le società israeliane hanno rotto con gli Stati Uniti e l’Europa
fornendo armi e attrezzature per la vigilanza alle milizie nel Sud Sudan
dove infuria una guerra civile fin dalla fine del 2013. SI crede che
circa 30.000 sudanesi siano stati uccisi nei combattimenti.
Eitay Mack, un avvocato per i diritti umani, ha sottoposto una marea
di petizioni ai tribunali israeliani nel tentativo di portare alla luce
i dettagli del commercio di Israele con regimi di quel genere. Ha detto
che i casi erano destinati ad accelerare le indagini sui crimini di
guerra dei funzionari e dei mediatori coinvolti.
“Molti stati occidentali vendono armi, ma la cosa unica riguardo a
Israele è che dovunque vengano commessi crimini di guerra e crimini
contro l’umanità, si scopre che Israele è presente,” ha detto Mack ad Al
Jazeera.
“Le società che vendono le armi e i funzionari che tranquillamente
approvano questo commercio, devono essere ritenuti colpevoli. Altrimenti
perché questo si dovrebbe fermare?”
Pratica clandestina
Mack ha detto che la collusione di Israele con le forze armate del
Myanmar faceva parte di un modello di aiuto ai regimi canaglia che sono
andati indietro di decenni e che riflettevano l’importanza del commercio
delle armi per l’economia di Israele.
Nell’estate, è stato rivelato che gli ufficiali israeliani delle
difesa approvano al 99,8% tutte le richieste di licenza per
l’esportazione di armi.
Oltre ad avere alimentato la violenza attuale in Myanmar e in Sud
Sudan, Israele è stata accusata di clandestinità nell’aver fornito armi
usate in tristemente noti episodi
di genocidio e di pulizia etnica come quelli avvenuti in Ruanda, nei
Balcani, in Cile, in Argentina, a Sri Lanka, ad Haiti, a El Salvador e
in Nicaragua. Israele ha anche coltivato stretti legami con l’apartheid
del Sudafrica, ha osservato Mack.
Yair Auron, un ricercatore del genocidio alla Open University di
Israele, ha detto che la forniture di armi di Israele a regimi come
quello del Myanmar, dovrebbe essere paragonato all’invio di armi alla
Germania nazista durante l’Olocausto.
“Queste vendite trasformano me e tutti gli Israeliani in criminali,
perché sono inviate nel nostro nome,” ha detto ad Al Jazeera. “Stiamo
favorendo il genocidio.”
Gli sforzi fatti dai gruppi per i diritti umani di fare luce sulla
collusione di Israele con il Myanmar, finora sono stati frustrati dalle
autorità e dai tribunali di Israele.
Il quotidiano Haaretz ha accusato il ministro della difesa, Avigdor
Lieberman di “mentire” quando il mese scorso ha dichiarato in parlamento
che la politica di Israele in Myanmar si accordava con quella del
“mondo illuminato”.
I funzionari si sono rifiutati di rivelare informazioni sulle
esportazioni di armi al governo militare durante un’udienza nel mese
scorso alla Corte Suprema di Israele, per una petizione di fermare le
vendite. Gli avvocati per lo stato hanno insistito per sedute a porte
chiuse quando si discuteva di rapporti con il Myanmar.
I tre giudici che trattavano il caso hanno emanato un ordine di non
pubblicazione della loro decisione che in gran parte si presume abbia
approvato la continuazione delle vendite di armi. Hanno giustificato
questo silenzio a motivo che la pubblicità rischiava di danneggiare le
relazioni estere di Israele.
L’anno scorso, la stessa corte ha rifiutato una petizione in cui si
chiedeva che i funzionari rilasciassero i documenti che mostrano il
ruolo di Israele nell’armare le forze Serbe che hanno compiuto massacri
dei Bosniaci negli anni ’90.
Gli attivisti attendono udienze per una miriade di altri casi
riguardanti il Sud Sudan, il Ruanda, il Cile, Haiti e l’Argentina.
In agosto, funzionari israeliani hanno sostenuto, davanti alla Corte
Suprema, che le esportazioni di Israele alle milizie nel Sud Sudan erano
“legali”.
Le prove indicano che Israele ha venduto fucili ed equipaggiamento
per la vigilanza alle milizie e all’esercito nel Sud Sudan. Un rapporto
dell’ONU ha trovato che i fucili Ace e Galil fabbricati a Israele erano
di vasto uso in quel paese.
Nessun controllo
La prossima settimana, la Corte Suprema ha in programma di ascoltare
una petizione sul coinvolgimento di Israele in Ruanda, dove si dice che
abbia armato gli Hutus che hanno compiuto attacchi genocidi contro i
Tutsi.
Mack ha osservato che al Ministero della Difesa israeliano c’era una
manciata di ufficiali che gestivano circa 400.000 permessi annuali per
vendite di armi. “Questo significa, in pratica, che non c’è affatto un
controllo,” ha detto.
Le compagnie israeliane, nel frattempo, sono autorizzate a vendere
armi a circa 130 paesi, anche se gli attivisti dicono che ci sono altri
stati con cui Israele tratta segretamente.
Israele è l’unico importante esportatore di armi che è andato in
controtendenza rispetto al calo delle vendite di armi. In marzo, è
stato riferito che il commercio di Israele delle armi equivaleva a circa
6,5 miliardi di dollari, rispetto ai 5,7 miliardi di dollari dell’anno
precedente. Questo comprendeva un salto del 70% delle vendite in Africa.
Gli stati africani accusati di violazione dei diritti umani erano
tra gli oltre 100 paesi presenti alla Mostra annuale della Difesa a
Israele, cioè fiera di commercio delle armi, tenutasi in giugno.
Malgrado le sua piccola estensione, si pensa che Israele si il sesto
maggior esportatore di armi del mondo – e il più grande pro capite.
Questo ha reso la vendita delle armi fondamentale per l’economia
israeliana che rappresenta forse l’8% del prodotto interno lordo. Si
dice che 100.000 famiglie israeliane dipendano dall’industria delle
armi.
John Brown, un giornalista investigativo del giornale Haaretz e che
scrive sotto uno pseudonimo, ha detto che c’è stata una lunga storia di
quella che chiamava “diplomazia Uzi”, riferendosi alla pistola
mitragliatrice che è diventata la preferita delle forze di sicurezza di
tutto il mondo dal 1960 in poi.
“Se i paesi vogliono le armi migliori, allora probabilmente vanno
negli Stati Uniti e in Europa, ma quando nessun altro le vuole vendere,
allora ci si rivolge a Israele,” ha detto ad Al Jazeera.
“I benefici per Israele non sono soltanto misurati in denaro. Spesso
ancora più importanti sono le alleanze diplomatiche e strategiche che
Israele può ottenere da questo commercio di armi.”
Un condotto per i droni
Mark ha detto che il crescente sdegno internazionale per la brutta
situazione della minoranza musulmana del Myanmar ha fornito l’occasione
di gettare luce sul lungo ruolo avuto da Israele nell’appoggiare i
regimi nella pulizia etnica e nel genocidio.
In quello che sembrava un raro rimprovero a Israele, Nikki Haley,
l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, il mese scorso ha detto:
“Qualunque paese che attualmente sta fornendo armi alle forze armate
birmane, dovrebbe sospendere queste attività fino a quando saranno
introdotte sufficienti misure di trasparenza.
Anche se i tribunali di Israele hanno bloccato l’accesso ai documenti
che potevano gettare luce su quali armi erano andate in Myanmar, gli
attivisti sono stati in grado di identificare delle operazioni
commerciali da fonti gratuite.
Nel settembre 2015, Min Aung Hlaing, comandante dell’esercito del
Myanmar, ha postato sui media sociali dettagli di uno viaggio a Israele
per “fare shopping” che comprendeva visite ai massimi fabbricanti
israeliani di armi, e un incontro col comandante delle forze armate
israeliane, Gadi Eisenkott.
Un anno dopo, Michael Ben Baruch, un funzionario del ministero della
difesa di Israele, incaricato delle esportazioni, ha visitato il Myanmar
per incontrarsi con vertici dell’esercito e per firmare un accordo per
delle motovedette.
Poco dopo, il sito web di TAR Ideal Concepts, una compagnia
israeliana, ha postato immagini del suo personale militare che
addestrava le forze speciali del Myanmar e che insegnava loro come usare
i fucili israeliani Corner-Shot, fabbricati a Israele.
Altri analisti hanno deciso che Israele ha anche agito come un
condotto per le armi cinesi, compresi i droni, verso il Myanmar,
permettendo a Pechino di evitare l’embargo.
Non c’è alcun statuto per le limitazioni ai crimini di guerra e crini
contro l’umanità e quindi continueremo a mettere i funzionari
israeliani sotto pressione fino a quando non finirà il commercio,” ha
detto Mack. “Dovranno sopportare una normale ‘camminata della
vergogna’ nei tribunali, che li costringerà a spiegare le loro politiche
e il motivo per cui i documenti restano segreti.”
Ha osservato che il successo di Israele nelle compravendite di armi,
era intimamente legato ai cinque decenni del suo controllo sui territori
palestinesi occupati.
“Le società israeliane sfruttano la lunga esperienza che ha Israele
là di vendere armi, sostenendo che le armi e l’addestramento erano stati
sperimentati in condizioni reali.”
Brown ha detto che Israele sembrava essere indifferente verso le
vittime della violenza che contribuiva ad alimentare. Questo è stato
evidente in special modo durante la cosiddetta “Guerra Sporca” in
Argentina, durante gran parte degli anni ’70, quando 30.000 attivisti di
sinistra erano “spariti”, ha detto. Si crede che Israele abbia fornito
al governo militare argentino circa 70 milioni di dollari in armi.
“Delle persone uccise, probabilmente circa 2.000 erano ebrei
argentini,” ha detto. “Israele sapeva che le armi che vendeva venivano
usate contro gli ebrei, ma non smise di vendere armi. Semplicemente non
gli importava nulla.”
Nella foto: un poliziotto sorveglia una casa incendiata in un villaggio del Myanmar.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Aljazeera
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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