Amira Hass : Cara Europa, prendi nota: se lo vuoi, si può fare pressione su Israele
Amira Hass
23 ottobre 2017, Haaretz
- Cara Europa, prendi nota: se lo vuoi, si può fare pressione su Israele
- Riflessioni pessottimistiche* da Gaza assediata.
- Con una mossa senza precedenti, otto Paesi europei stanno per chiedere risarcimenti a Israele a causa delle demolizioni [perpetrate] in Cisgiordania
- Il blocco della Cisgiordania e di Gaza dura da 26 anni
- Israele trasforma un autobus in camera di tortura
Un recente caso riguardante pannelli solari olandesi dimostra che Paesi amici possono far retrocedere Israele quando viola il diritto umanitario internazionale.
I giudici dell’Alta Corte hanno di nuovo trovato una
scappatoia; ancora una volta, non dovranno discutere il fondamentale,
vergognoso fatto che Israele non sta collegando migliaia di palestinesi
(da entrambi i lati della Linea Verde [il confine tra Israele e i
Territori Palestinesi Occupati, ndt.]) al sistema nazionale elettrico e
idrico. Questa volta la via d’uscita è stata trovata nel villaggio di
Jubbet ad-Dhib, ai piedi della collina di Herodion, a sudest di
Betlemme. Esso necessitava di un sistema elettrico ibrido (solare e
diesel), che è stato installato dall’organizzazione umanitaria
israelo-palestinese Comet-ME, poiché Israele non aveva adempiuto al suo
obbligo internazionale di connetterlo alla rete elettrica.
Tutti coloro che accusano l’Alta Corte di essere di
sinistra possono stare sereni. Ha perso centinaia di occasioni per
sentenziare che non fornire acqua ed elettricità è illegale in base al
diritto internazionale, illegale in base alle leggi israeliane ed
inaccettabile in base alla legge ebraica. Centinaia di volte – stando al
numero di petizioni che sono state presentate – la corte ha avuto la
possibilità di imporre allo Stato di collegare le comunità palestinesi
al sistema elettrico e idrico, ma ha evitato di farlo, spesso adducendo
motivi tecnici. Già quando l’attuale ministra della Giustizia Ayelet
Shaked [di estrema destra, ndt.] era ancora una bambina, la corte
sistematicamente ha continuato a perdere le occasioni di impedire alla
reputazione della moralità ebraica di cadere nel fango del nazionalismo e
nella passione per l’espulsione.
L’escamotage di Jubbet ad-Dhib è stato mostrato ai
giudici dal generale di brigata Ahvat Ben Hur, ma è stato niente di meno
che il primo ministro Benjamin Netanyahu a creare quella opportunità.
Il governo olandese, che aveva finanziato il sistema elettrico ibrido,
era furibondo per la confisca dei pannelli solari e Netanyahu ha fatto
una promessa scritta agli olandesi che i pannelli confiscati al
villaggio da Israele in giugno sarebbero stati restituiti. E allora che
cosa fa Ben Hur, il responsabile diretto della confisca da parte
dell’Amministrazione Civile [il governo militare israeliano sui
territori occupati, ndt.]? Informa il procuratore di Stato, che ha
informato l’Alta Corte, di aver deciso la restituzione dei pannelli.
Ben Hur non lo ha fatto per onorare l’obbligo dello
Stato verso una popolazione protetta. Piuttosto, ha fatto ricorso ad un
tecnicismo. Ha spiegato che i pannelli sono stati confiscati otto mesi
dopo che erano stati installati e messi in funzione. Quindi la petizione
scritta dagli avvocati Michal Sfard e Michal Pasovsky è diventata
inutile. E’ una vergogna. Sarebbe stato interessante capire quali
acrobazie avrebbero trovato i giudici per rispondere alle argomentazioni
(accettate anche dal governo olandese) secondo cui negare l’accesso
all’elettricità e distruggere gli impianti elettrici sono atti che
violano il diritto umanitario internazionale.
L’affermazione di Ben
Hur ha permesso al procuratore ed ai giudici di evitare anche di
affrontare il fatto che l’Amministrazione Civile aveva fatto un uso
improprio di un ordine militare. Gli ordini di sequestro consegnati ai
residenti di Jubbet ad-Dhib il giorno della confisca citavano l’articolo
60 dell’ordinanza relativa alle norme di sicurezza. Questo articolo
definisce possibile il sequestro cautelativo per un reato penale che sia
stato commesso utilizzando l’impianto che si prevede di sequestrare.
L’ordine di confisca non specificava quale crimine fosse stato
presumibilmente commesso con i pannelli solari. Le indagini degli
avvocati su questo punto presso l’Amministrazione Civile sono rimaste
senza risposta. Quindi probabilmente (stando alla risposta del portavoce
del COGAT [Coordinamento delle Attività Governative nei territori, ndtr.]
ai giornalisti) il presunto crimine è relativo alla normativa
urbanistica ed edilizia. Ma questo è un reato amministrativo che non
ricade sotto l’ordinanza militare relativa alle misure di sicurezza. Le
procedure per occuparsi di questo sono differenti – ordini di
interruzione lavori ed ordini di demolizione, audizioni, argomentazioni
contro l’ordine, appelli, trattative, una petizione all’Alta Corte.
Sfard e Pasovsky affermano che, per quanto a loro
conoscenza, questa è stata la prima volta che l’Amministrazione Civile
ha fatto uso dell’articolo 60 per confiscare un impianto. Non è successo
per caso, hanno scritto nella petizione: “ O i pannelli solari non sono
materiali ‘da costruzione’ e quindi la loro installazione senza
permessi non è una violazione della legge in base alla quale può essere
adottato un provvedimento esecutivo (come noi riteniamo), oppure
l’ambito giuridico che afferisce alla costruzione di queste strutture è
la normativa urbanistica ed edilizia, e le procedure esecutive devono
essere avviate solamente in virtù ed in accordo con essa.”
Evidentemente qualcuno ha fatto forti pressioni
sull’Amministrazione Civile ed i suoi giuristi e squadre di demolizione
per scollegare dall’elettricità il villaggio – che è circondato da
avamposti non autorizzati e ben trattati di coloni. Le leggi
urbanistiche ed edilizie non permettevano la confisca e perciò al loro
posto è stato citato un irrilevante articolo della legislazione
militare.
Qualcosa di ancora più potente stava dietro a questo
qualcuno: una decisa assistenza legale e la posizione dell’Olanda. I
dettagli sono già stati descritti, ma, lo ammetto, mi fa particolarmente
piacere riscriverli un’altra volta. La restituzione dei pannelli solari
è stata preceduta da: la protesta e condanna da parte del ministro
degli esteri olandese; la protesta del primo ministro olandese Mark
Rutte in un incontro bilaterale con il primo ministro israeliano pochi
giorni dopo il sequestro; due audizioni al parlamento olandese riguardo
al sequestro; interrogazioni presentate da tre partiti del parlamento
olandese; le chiare e dettagliate risposte da parte del ministro degli
esteri olandese e del ministro della Cooperazione Internazionale e dello
Sviluppo. All’interno di queste attività parlamentari, è stata data
informazione dell’incontro di Netanyahu con la sua controparte olandese
ed in seguito della promessa scritta di restituzione dei pannelli
solari.
L’ufficio del primo ministro [israeliano] non ha rilasciato commenti ad Haaretz.
Olanda e tutta Europa, prendete nota: quando lo
volete, si può fare pressione su Israele. Sapete che la violazione da
parte di Israele del diritto internazionale a Jubbet ad-Dhib non è un
evento eccezionale. Quindi, per favore, continuate, per il bene dei
palestinesi e degli ebrei che vivono in questo Paese.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
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