La polemica su Shaked e sul sionismo. Interventi di Daniel Blatman, Gideon Levy , Ravit Hecht
Nota
redazionale: le dichiarazioni della ministra della Giustizia Ayelet
Shaked hanno innescato una dura polemica sul giornale israeliano di
centro-sinistra “Haaretz” tra le posizioni espresse dallo storico
israeliano Daniel Blatman, da Gideon Levy, una delle firme più note del
quotidiano, e dalla sua collega Ravit Hecht.
Riteniamo
interessante per il lettore riportare lo scambio di opinioni tra gli
editorialisti non solo per la questione specifica del giudizio sulle
esternazioni di Shaked, quanto soprattutto perché evidenziano una
visione radicalmente diversa del sionismo e della sua
natura, sintetizzata in questi articoli di fondo e rappresentativa della
divisione all’interno della sinistra israeliana. Blatman
ritiene che la visione di Shaked rappresenti una novità nel campo
sionista, Levy che si tratti di una manifestazione esplicita di quello
che il sionismo è sempre stato come ideologia razzista basata su criteri
etnico-religiosi, Hecht invece ritiene che si tratti di una sua
degenerazione ideologica e politica propugnata dall’estrema destra
israeliana. Infine Levy ribadisce la sua opinione, sostenendo che tra le
posizioni di Hecht e di Shaked c’è una differenza di forma ma non di
sostanza.
La
visione del mondo della ministra della Giustizia Shaked ricorda la
xenofobia razzista degli Stati del sud degli USA dagli anni ’30 in poi
La
ministra della Giustizia Ayelet Shaked si pone sempre più come leader
del nuovo sionismo. Ciò non è solo la conseguenza della rivoluzione
costituzionale che sta conducendo, cercando di cambiare l’immagine della
Corte Suprema, o della serie di proposte di legge che sta promuovendo,
compresa la legge sullo Stato-Nazione. Queste sono solo manifestazioni
concrete di una coerente e consolidata visione del mondo, incentrata
sull’attuazione di una trasformazione ad ampio raggio delle fondamenta
ideologiche su cui è stato fondato lo Stato di Israele.
Il
sionismo di Shaked non è solo un’ulteriore variazione ebraica dell’idea
liberale nazionalista europea della seconda metà del XX secolo, della
scuola di Theodor Herzl, Chaim Weizmann, Ze’ev Jabotinsky ed altri. Il
nuovo sionismo di Shaked è una sintesi rivoluzionaria dell’etica
colonialista del movimento laburista e delle componenti ebree
etnocentriche-razziste, che insieme portarono ad un’importante revisione
delle definizioni fondamentali dello Stato ebraico. Shaked sta
essenzialmente cercando di sostituire l’idea sionista – la quale, al di
là delle dispute che si sono create tra le sue varie componenti, era
incentrata sulla sovranità ebraica come necessità esistenziale di un
popolo perseguitato – con una basilare consapevolezza che definisce lo
Stato di Israele come uno Stato uni-etnico, che attuerà la visione
ebraica antiliberale del colonialismo. Le sue dichiarazioni di questa
settimana alla conferenza dell’ordine degli avvocati israeliani [Israel
Bar Association] a Tel Aviv sono state un’altra tappa della messa a
punto di questa ideologia.
Shaked
ha già pubblicato recentemente i principi della sua visione del mondo
in un articolo della rivista “Hashiloach”, e questo è anche il concetto
centrale della proposta di legge sullo Stato-Nazione che sta
promuovendo.
“Lo
Stato ebraico perciò è lo Stato del popolo ebreo. E’ diritto naturale
del popolo ebreo vivere come ogni altra nazione,” scrive. “Uno Stato
ebraico è uno Stato la cui storia è intrecciata e intessuta nella storia
del popolo ebreo, la cui lingua è l’ebraico e le cui principali
festività rappresentano la sua rinascita nazionale. Uno Stato ebraico è
uno Stato per il quale l’insediamento di ebrei nei suoi campi, città e
villaggi è una preoccupazione di primaria importanza. Uno Stato ebraico è
uno Stato che favorisce la cultura ebraica, l’educazione ebraica e
l’amore per il popolo ebreo. Uno Stato ebraico è la realizzazione di
generazioni di aspirazioni per il riscatto ebreo. Uno Stato ebraico è
uno Stato i cui valori derivano dalla sua tradizione religiosa, in cui
la bibbia è il libro fondamentale ed i profeti di Israele il fondamento
morale. Uno Stato ebraico è uno Stato in cui la legge ebraica riveste un
ruolo importante. Uno Stato ebraico è uno Stato per il quale i valori
della Torah di Israele, i valori della tradizione ebraica ed i valori
della legge ebraica sono tra i suoi valori fondamentali.”
Nonostante
Shaked si sforzi di presentare la sua visione del mondo come fondata
sui principi classici neoconservatori e tenda ad usare citazioni di
Milton Friedman [economista e teorico ultraliberista, ndt.], la sua
visione del mondo proviene da zone molto più oscure. Più che il
conservatorismo americano della fine del XX secolo, la sua visione del
mondo ricorda la xenofobia razzista del sud degli Stati Uniti dagli anni
’30 in poi, e la destra razzista ostile all’immigrazione, che prospera
oggi nei Paesi creati dal colonialismo europeo. La sua dichiarazione
secondo cui “il sionismo non deve continuare, e non continuerà, a
chinare la testa di fronte ad un sistema di diritti individuali
interpretati in termini universalistici”, lo testimonia chiaramente.
Negli
anni ’30, quelli della grande depressione e della nascita dei regimi
totalitari in Europa, l’idea universalistica di diritti individuali
affrontò una grave crisi negli Stati Uniti. Il rischio di guerra e di
tensioni interrazziali creò difficoltà per gli attivisti dei diritti
umani, soprattutto visti gli appelli a ridefinire l’essenza dell’
“americanismo” e lo status delle minoranze del Paese, definito
attraverso la razza, il colore della pelle, la religione o la
provenienza etnica. L’attacco ai diritti di queste minoranze si
intensificò anche a causa della crescente popolarità del fascismo
europeo, che propugnava la definizione di Stato come una comunità
selettiva e collettiva, che escludeva chiunque non appartenesse alla
collettività. Questo valeva specialmente negli Stati del sud
dell’America e si manifestava attraverso le leggi a favore della
segregazione razziale della regione.
La
visione di Shaked dello Stato ebraico è parallela a ciò che i sudisti
negli anni ’30 chiamavano “preservare lo stile di vita americano”. Per
preservare questo concetto, non solo si potevano emanare leggi che lo
sostenessero e lo difendessero dal doversi inchinare ai diritti umani;
si poteva anche difenderlo con la violenza. Centinaia di casi di
linciaggi e violenze contro i neri sono la prova più lampante di quanto
fossero profondamente radicate queste concezioni. Israele non è così
distante da fenomeni simili di violenza aggressiva non statale, per
esempio contro i richiedenti asilo o contro i palestinesi. Ma ciò che
caratterizzava in ultima istanza il sud americano era il suo sistema
legale di segregazione razziale unico. A questo punta Shaked.
Tuttavia
bisogna ricordare che la separazione geografica non è mai stata il
principale obiettivo dei bianchi nel sud americano. Certamente essi
accettavano la realtà, forse anche la necessità, che i bianchi e i neri
vivessero gli uni accanto agli altri, interagendo tra loro e mantenendo
relazioni basate su interessi economici o esigenze occupazionali. Tutto
era soggetto ai dettami della gerarchia razziale, o ciò che un
ricercatore ha definito “l’era del capitalismo razzista.”
A
questo conduce la visione sionista di Shaked. Invece della supremazia
bianca, avremo la supremazia ebraica, insieme ad una visione
etnocentrica-razzista che consentirà alcune prassi economiche vitali.
Dopotutto, lo Stato ebraico di Shaked non intende separarsi dai
palestinesi e certamente non vuole renderli cittadini. Proprio come nel
sud americano la segregazione e la discriminazione politica contro i
neri ha creato un ordine sociale e politico brutale e razzista, così
sarà nel nuovo Stato nazional-sionista di Shaked, che non accetterà di
inchinarsi alle definizioni universali dei diritti individuali e
continuerà ad opprimere brutalmente le minoranze, la cui unica difesa
contro la tirannia ideologica che lei propugna sono proprio quelle
definizioni universali.
All’interno
di questa visione dobbiamo inserire anche la paura dei rifugiati e il
desiderio di espellerli dal Paese ad ogni costo. L’atteggiamento
razzista nei loro confronti è un fenomeno familiare nelle società con un
passato ed una tradizione coloniali, di cui Israele fa parte. Dietro
all’approccio che considera i rifugiati una minaccia c’è la necessità di
preservare la superiorità etnica della maggioranza coloniale, la cui
presa sul territorio in cui vive non ha ancora superato l’esame della
legittimazione storica a lungo termine. Ecco perché la necessità di
controllare rigidamente le frontiere – quelle territoriali, ma
soprattutto quelle etniche e razziali – è così cruciale. I migranti e i
rifugiati spezzano questi confini; sono diversi per colore, per
religione e stile di vita e quindi non solo recano danno all’egemonia
etnica, ma potrebbero anche annacquare le caratteristiche umane della
maggioranza della società e trasformarla in un’entità etnica e culturale
differente da quella originaria.
Si
tratta di un concetto nuovo dello Stato di Israele. Il concetto di
Shaked di superiorità etnica ebrea poggia non solo su un’ideologia
rigidamente chiusa, ma sulle politiche della paura. L’arena politica
israeliana è oggi controllata da partiti che propugnano una politica
della paura e Shaked vi ricopre un ruolo importante. Il messaggio
principale di questa politica della paura è la necessità di mantenere
l’identità ebraica dello Stato contro il mondo minaccioso che potrebbe
sopraffarla ed eliminarla. Le componenti arabe, islamiche ed africane
che circondano lo Stato ebraico da ogni lato potrebbero spazzarla via se
essa non si rafforzerà per impedire una simile tremenda invasione.
Proprio
come l’estrema destra in Australia o negli Stati Uniti cerca di erigere
un muro di leggi, supportato da una potente flotta o da veri e propri
muri lungo i confini a protezione della patria (quella coloniale,
ricordiamoci) da ogni parte dalle infiltrazioni dal Messico o
dall’Afghanistan, allo stesso modo Shaked ed i suoi colleghi stanno
promuovendo una legislazione supportata da barriere, checkpoint e da un
potente esercito che blinda i confini israeliani dalle orde minacciose
delle masse nere. Questa combinazione di superiorità etnico-razziale,
legislazione apposita e castrazione del sistema giudiziario in modo che
non possa proteggere ciò che Shaked disprezza tanto – le definizioni
universalistiche dei diritti universali – sta dando luogo al nuovo
nazional-sionismo, il successore del sionismo storico.
Il professor Blatman è uno storico dell’università ebraica di Gerusalemme.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
-
La ministra israeliana della verità
La ministra israeliana della Giustizia ha detto chiara e forte la verità: il sionismo si contrappone ai diritti umani, e quindi è proprio un movimento ultranazionalista, colonialista e forse razzista
Gideon Levy, 1 settembre 2017,Haaretz
Grazie,
Ayelet Shaked, per aver detto la verità. Grazie per aver parlato
onestamente. La ministra della Giustizia ha dimostrato ancora una volta
che l’estrema destra israeliana è meglio degli impostori del
centrosinistra: parla con sincerità.
Se
nel 1975 Chaim Herzog [all’epoca ambasciatore israeliano all’ONU, ndt.]
stracciò platealmente una copia della Risoluzione 3379 dell’Assemblea
Generale dell’ONU che metteva sullo stesso piano sionismo e razzismo, la
ministra della Giustizia ha ora ammesso la veridicità di quella
risoluzione (che venne in seguito revocata). Shaked ha detto, forte e
chiaro: il sionismo è in contrasto con i diritti umani e quindi è in
realtà un movimento ultranazionalista, colonialista e forse anche
razzista, come i fautori della giustizia sostengono in tutto il mondo.
Shaked
predilige il sionismo rispetto ai diritti umani, la suprema giustizia
universale. Crede che noi abbiamo un diverso tipo di giustizia,
superiore a quella universale. Il sionismo al di sopra di tutto. E’ già
stato detto prima, in altre lingue e da altri movimenti nazionalisti.
Se
Shaked non avesse contrapposto tra loro questi due principi, avremmo
continuato a credere ciò che ci è stato inculcato fin dall’infanzia: il
sionismo è un movimento giusto e moralmente ineccepibile. Santifica
l’uguaglianza e la giustizia: basta vedere la nostra dichiarazione
d’indipendenza. Abbiamo imparato a memoria: “l’unica democrazia del
Medio Oriente”, “una terra senza popolo per un popolo senza terra”,
“tutti sono uguali nello Stato ebraico”; abbiamo appreso della giustizia
della Corte Suprema araba e del ministro del governo druso. Che cosa
possiamo volere di più? E’ tutto così giusto, così equo, potremmo
esclamare.
Se
tutto ciò fosse vero, Shaked non avrebbe motivo di ergersi a difesa del
sionismo nei confronti dei diritti umani. Per lei e per la destra, la
discussione sui diritti umani e civili è antisionista, addirittura
antisemita. Mira a indebolire e a distruggere lo Stato ebraico.
Quindi
Shaked crede, come tanti in tutto il mondo, che Israele sia edificato
su fondamenta di ingiustizia e che perciò debba essere difeso dal
discorso ostile sulla giustizia. In quale altro modo si potrebbe
spiegare il rifiuto di discutere sui diritti? I diritti individuali sono
importanti, lei dice, ma non quando sono slegati dall’ “impresa
sionista”. E nuovamente: l’impresa sionista è in realtà in
contraddizione con i diritti umani.
Quali
sono oggi le sfide sioniste? “Giudaizzare” il Negev e la Galilea,
eliminare gli “infiltrati”, coltivare il carattere ebraico di Israele e
preservare la sua maggioranza ebraica. L’occupazione, le colonie, il
culto della sicurezza, l’esercito – che è essenzialmente un esercito
d’occupazione – questo è il sionismo nel 2017 circa. Tutti i suoi
elementi sono il contrario della giustizia. Dopo che ci è stato detto
che sionismo e giustizia sono fratelli gemelli, che nessun movimento
nazionale è più giusto del sionismo, arriva Shaked e dice: è proprio il
contrario. Il sionismo non è giusto, è contrario alla giustizia, ma noi
dobbiamo stringerci ad esso e preferirlo alla giustizia, perché è la
nostra identità, la nostra storia e la nostra missione nazionale. Nessun
militante del movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le
sanzioni potrebbe dirlo più nettamente. Ma nessuna Nazione ha il diritto
di rifiutare i principi universali e di inventarsi i propri principi,
che chiamano giorno la notte, definiscono l’occupazione giusta e la
discriminazione uguaglianza.
Il
sionismo è la religione fondamentalista di Israele e, come in ogni
religione, è proibito negarla. In Israele, “non sionista” o
“antisionista” non sono insulti, sono ordini sociali di espulsione. Non
c’è niente del genere in nessuna società libera. Ma adesso che Shaked ha
messo a nudo il sionismo, ha messo la mano sul fuoco ed ha ammesso la
verità, possiamo finalmente pensare al sionismo in modo più libero.
Possiamo ammettere che il diritto degli ebrei ad uno Stato è in
contraddizione con il diritto dei palestinesi alla propria terra, e che
il sionismo di destra ha dato origine ad un terribile errore nazionale
che non è mai stato sanato; che ci sono modi per risolvere e riparare a
questa contraddizione, ma gli israeliani sionisti non saranno d’accordo.
Adesso
quindi è tempo per una nuova divisione, più coraggiosa e più onesta,
tra gli israeliani che sono d’accordo con le affermazioni di Shaked e
quelli che non lo sono. Tra i sostenitori del sionismo ed i sostenitori
della giustizia. Tra i sionisti ed i giusti. Shaked non ha contemplato
una terza opzione.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
Quando Gideon Levy si è innamorato di Ayelet Shaked
Il
mio collega Gideon Levy preferisce gli estremisti di destra alla
sinistra perché dicono la verità; cioè, esprimono sinceramente opinioni
pericolose ma popolari tra la gente
Ravit Hecht – 1 settembre 2017, Haaretz
Nel
suo pezzo di ieri [in realtà del 1 settembre, ndt.], Gideon Levy ha
ringraziato la ministra della Giustizia Ayelet Shaked per aver detto la
verità; Shaked ha detto che il sionismo non si inchinerà più alla Corte
Suprema. La ministra sta quindi continuando con la sua campagna di
provocazione contro la Corte, una campagna che sta prosperando in tutta
la destra.
Dal
testo di Levy emana un aroma di amore vero per la sua onesta ed audace
principessa. Il suo editoriale trasmette un messaggio di
ammirazione tra radicali che dicono le cose come stanno nella loro
corsa a fare danni.
E
danni sono stati fatti. Che rivoluzione. Apocalypse now. La corte
aggressivamente intimidita, e presto i media saranno finalmente
addomesticati e messi a tacere. Il razzismo sta avendo un’impennata con
l’incoraggiamento dei dirigenti e la corruzione dilaga, senza bisogno di
travestirsi, per la semplice ragione che nessuno se ne vergogna più.
Tutto
ciò si aggiunge alla calamità dell’occupazione – effettivamente una
grande calamità –, che è l’unica cosa che Levy vede. Per quanto lo
riguarda, senza risolvere questo disastro, ogni altra cosa potrebbe
essere e sarà distrutta. Ciò include, per esempio, il suo diritto
fondamentale di dire la sua opinione su Israele, o
semplicemente di vivere qui senza essere spedito in un campo di
rieducazione se rifiuta di giurare fedeltà al capo della coalizione
David Bitan [della destra del Likud, ndt.].
Il
danno dell’alleanza di Levy con gente come Shaked è la sua opinione
secondo cui quello che Shaked, il ministro del Turismo Yariv Levin e
quelli come loro stanno proponendo è il sionismo. Non lo è. E’ una
sadica distorsione che interpreta la giustificata difesa degli ebrei
attraverso la fondazione di una patria come una selvaggia aggressione
verso l’esterno (contro i palestinesi) e verso l’interno (contro chi
critica il governo). Chaim Herzog [all’epoca dell’episodio citato
ambasciatore di Israele all’ONU, ndt.] aveva ragione a stracciare la
risoluzione ONU che sosteneva che il sionismo era una forma di razzismo,
perché il sionismo è stato una risposta al razzismo, alla persecuzione
degli ebrei ovunque nel mondo e alla reale minaccia alla loro esistenza.
Senza
sminuire la tragedia del popolo palestinese nel 1948, senza discolpare
il partito Mapai, il predecessore del partito Laburista, per i suoi
errori storici, e senza nulla togliere al ruolo del Likud nel fomentare
le colonie e nell’accentuare la divisione tra israeliani, la disastrosa
destra che è cresciuta negli ultimi anni è una questione completamente
diversa. Non è un’evoluzione inevitabile del sionismo o una sua
veritiera manifestazione, come sostiene Levy, ma un’espressione di
pulsioni malefiche e pericolose – parte di un contesto globale
avvelenato – che dirigenti normali ed accettabili hanno l’obbligo di
frenare.
Levy
preferisce la leadership di Shaked, di Miki Zohar [dirigente della
destra del Likud, ndt.] e di Bezalel Smotrich [del partito di estrema
destra “Casa ebraica”, ndt.] ai dirigenti del Likud liberali,
sicuramente agli abominevoli dirigenti del Mapai, perché essi dicono la
verità; cioè, esprimono sinceramente sentimenti popolari tra la gente.
Non per fare un paragone diretto, ma anche Hitler diceva la verità,
esprimendo i desideri segreti di molti, tedeschi e non solo. Né si
faceva molti scrupoli nel metterli in pratica. Nei testi di storia era
meglio lui dei dirigenti del suo tempo che dimostravano moderazione?
It’s
hard to ignore the perfect tango performed by Shaked and Levy. She
wants a greater Israel as part of the Jewish dominance fantasy enshrined
in the Bible, and he wants a binational state as part of an exotic
stroll in the fields of wild radicalism. She sees Jews as a master race
with privileges and the Arabs as a thorn in our side, while he sees Jews
as evil villains and Arabs as cute Tamagotchis with no historic
responsibility for their predicament.
E’difficile
ignorare il tango perfetto danzato da Shaked e Levy. Lei vuole un
Israele più grande come parte della fantasia di una dominazione ebraica
sancita dalla Bibbia, e lui vuole uno Stato binazionale come parte di
un’esotica incursione nel campo del radicalismo selvaggio. Lei vede gli
ebrei come una razza dominatrice con privilegi e gli arabi come una
spina nel nostro fianco, mentre lui vede gli ebrei come i cattivi e gli
arabi come carini Tamagogi senza responsabilità storiche per la loro
difficile situazione.
“Adesso
quindi è tempo per una nuova divisione, più coraggiosa e più onesta,
tra gli israeliani che concordano con le affermazioni di Shaked, e
quelli che discordano. Tra i sostenitori del sionismo ed i sostenitori
della giustizia. Tra i sionisti ed i giusti. Shaked non ha contemplato
una terza opzione,” sintetizza Levy .
Ci
sono ancora alcuni fautori della giustizia in Israele che credono nel
principio fondamentale del sionismo del diritto degli ebrei ad avere una
patria in Israele e al contempo aborrono nel profondo l’affermazione di
Shaked. Né lei né Gideon Levy li faranno scomparire.
(traduzione di Amedeo Rossi)
Il tango sionista
Perché l’onesto razzismo del ministro della Giustizia Ayelet Shaked è preferibile alle false opinioni della sinistra israeliana.
Gideon Levy – 3 settembre 2017, Haaretz
Ravit Hecht , nel suo editoriale “Quando Gideon Levy si è innamorato di Ayelet Shaked”, mi
attribuisce un “aroma di amore vero” per la mia “onesta ed audace
principessa”, la ministra della Giustizia Shaked. Hecht sa che i miei
gusti in fatto di donne sono leggermente diversi, e che, nonostante
quello che lei scrive, non so ballare il tango. Ma il mio apprezzamento
per Shaked e per gente come lei è che non deludono: riconoscono
apertamente il loro nazionalismo ed il loro razzismo.
Non
nascondono le loro opinioni secondo cui i palestinesi sono un popolo
inferiore, abitanti indigeni che non si guadagneranno mai i diritti che
gli ebrei hanno sulla terra di Israele-Palestina; che nessuno Stato
palestinese vi sarà mai fondato; che Israele alla fine si annetterà
tutti i territori occupati, come ha già fatto nella pratica; che gli
ebrei sono il popolo eletto; che il sionismo è in contraddizione con i
diritti umani ed è superiore a essi; che la spoliazione è
redenzione; che i diritti biblici di proprietà sono eterni; che non
esiste un popolo palestinese e non vi è un’occupazione; che l’attuale
situazione durerà per sempre.
Molte
di queste opinioni sono diffuse anche tra la sinistra sionista, il
campo ideologico di Hecht. L’unica differenza è che la sinistra sionista
non le ha mai ammesse. Sviluppa le proprie opinioni nella luccicante
carta da regalo dei colloqui di pace, della separazione e nel vuoto
discorso dei due Stati, parole che non ha realmente inteso dire e che ha
fatto ben poco per realizzare.
Questa
è la ragione per cui preferisco Shaked. Con lei, quello che vedi è
quello che hai – razzismo. Nelle sue azioni e nei suoi fatti, la
sinistra sionista ha fatto di tutto per mettere in pratica le opinioni
di Shaked, solo con parole ben educate e senza ammetterlo. La sinistra
sionista è in imbarazzo per le cose di cui Shaked e i suoi colleghi non
si vergognano. Ciò non rende la sinistra più morale o giusta. Nelle sue
azioni è semplicemente stata quasi come Shaked.
L’occupazione
non è stata meno crudele sotto i governi della sinistra israeliana, che
è stata il padre fondatore dell’impresa di colonizzazione. Questi
prìncipi della pace, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, hanno fondato più
colonie di Shaked e provocato la morte di più arabi. La sinistra ha
entusiasticamente difeso ogni operazione militare che Israele ha
condotto e ogni azione brutale commessa dall’esercito israeliano. Non è
semplicemente rimasta in silenzio di fronte a queste azioni, le ha
appoggiate. Sempre.
Le
operazioni “Piombo fuso “ e “Margine protettivo” contro Gaza (nel
2008-09 e nel 2014, rispettivamente) hanno implicato migliaia di morti
senza senso, e la maggioranza della sinistra sionista le ha appoggiate.
La maggioranza di quelli di sinistra ha appoggiato l’assedio di Gaza, le
esecuzioni ai posti di blocco, i rapimenti notturni, le detenzioni
amministrative, gli abusi, la spoliazione e l’oppressione – durante
questi fatti la sinistra è rimasta totalmente silenziosa.
Ma
la verità è che non si tratta di Shaked e non si tratta della sinistra.
E’ il sionismo. Danni sono stati fatti, come ha scritto la stessa Hecht.
Ma invece di cercare di riparare le fondamenta instabili, tutto Israele
– e non solo la destra – ha fatto il possibile per indebolirle ancor di
più.
Sì,
questo riguarda la guerra d’indipendenza del 1948 [definizione
israeliana della guerra contro i palestinesi ed i Paesi arabi da cui è
nato Israele, ndt.], di cui bisogna discutere anche se è imbarazzante.
Lo spirito del 1948 non ha mai smesso di soffiare qui e, a questo
proposito, Shaked e Hecht sono dalla stessa parte. Secondo il loro punto
di vista c’è solo un popolo qui che deve essere preso in
considerazione, solo una vittima, e ha il diritto di fare tutto il danno
che vuole all’altro popolo. Questa è l’evoluzione sostanziale del
sionismo.
Ciò
avrebbe potuto e dovuto essere modificato, senza venir meno al diritto
degli ebrei ad avere uno Stato. Ma la sinistra sionista non lo ha mai
fatto. Non ha mai riconosciuto la Nakba [l’espulsione dei palestinesi
nel 1947-48 dal territorio che sarebbe diventato Israele, ndt.] patita
dai palestinesi, e non ha mai fatto niente per espiare i propri crimini.
Ciò non è mai avvenuto perché la sinistra sionista crede esattamente in
quello in cui crede Shaked.
E’
vero, ci sono molte altri problemi per cui la destra provoca disastri
nazionali che la sinistra non avrebbe mai creato. Ma dall’altra parte
della frontiera vive un popolo che negli ultimi 50 anni – in realtà
negli ultimi 100 – ha sofferto ed è stato oppresso. Non passa un giorno
senza che crimini orrendi vengano commessi contro di lui. Non possiamo
dire: “Abbiate pazienza. Al momento siamo impegnati con lo status della
Corte Suprema.”
E
sul problema veramente fondamentale che oscura tutti gli altri, Shaked e
Hecht stanno danzando un tango perfetto insieme, con un aroma di vero
amore che emana da entrambe – un tango sionista.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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