In che modo il “Nuovo Ordine Mondiale” di Bush è diventato il “Nessun Ordine Mondiale” di Trump
Di John Feffer
.
George H.W. Bush fece un’audace dichiarazione l’11 settembre del 1990.
Anche se l’Iraq aveva di recente invaso il Kuwait e al crollo
dell’Unione Sovietica mancava più di un anno, Bush proclamò la imminente
alba di un “nuovo ordine mondiale” che sarebbe stato “più libero dalla
minaccia del terrore, più forte nel perseguimento della giustizia, e più
sicuro nella ricerca della pace.”
Malgrado i nobili sentimenti, il “nuovo ordine mondiale” di Bush è
arrivato al vicolo cieco del “nessun ordine mondiale” del 2017.
Che cosa è andato storto? Innanzitutto è bene ripensare alle origine del termine.
All’inizio di settembre del 1990, gli Stati Uniti stavano una
coalizione con la tacita approvazione del leader sovietico
Mikhail Gorbaciov, per respingere le forze irachene dal Kuwait.
Fiducioso che di poter affrontare Saddam Hussein, Bush si
aspettava non soltanto la vittoria militare, ma un tipo diverso di
comunità internazionale. Per descriverla, Bush prese a prestito il
concetto di “nuovo ordine mondiale” da Gorbaciov che due anni prima lo
aveva usato per sostenere un ruolo più forte per le Nazioni Unite e un
ruolo ridotto per l violenza nell’arena internazionale.
Tuttavia a Bush interessavano meno le Nazioni Unite e si focalizzava
di più nell’insistere che “non c’è nessun sostituto per la leadership
americana.”
Di fatto Bush dedicò quasi metà del suo discorso del 1990 a
rafforzare il potere degli Stati Uniti mettendo “in ordine la casa
economica dell’America” – tagliando le tasse, il debito, la dipendenza
dall’energia e perfino (con prudenza) le spese del Pentagono. In questo
modo Bush mirava a fornire un sostegno più forte alla leadership
americana nell’era emergente del dopo-Guerra Fredda.
Forse Bush avrebbe potuto parlare di un “mondo dove lo stato di
diritto soppianta la legge della giungla,” ma la spinta della politica
americana subito dopo il discorso di Bush, implicava un ordine mondiale
totalmente diverso.
La decisione di Bush di andare in guerra contro l’Iraq all’inizio del
1991, dimostrava i freddi calcoli politici che c’erano dietro il “nuovo
ordine mondiale”. L’amministrazione, malgrado la notevole opposizione
congressuale e popolare, decise di perseguire l’opzione militare contro
Saddam invece di aspettare a vedere se la diplomazia o le sanzioni
economiche avrebbero ottenuto lo stesso risultato.
L’enorme uso della forza che ha fatto l’America, ha trasformato la
prima guerra del Golfo in una “caccia al tacchino in fuga” che ha ucciso
più di 20.000 soldati iracheni e 3.000 civili. Invece di proclamare un
nuovo ordine per il Medio Oriente, la guerra ha acutizzato le fratture
esistenti tra Arabi e Israele, Sauditi e Iraniani, Sciiti e Sunniti e
tra nazionalisti e islamisti.
Il nuovo ordine di Bush è risultato essere la Guerra Fredda
riscaldata. Invece di limitarsi a contenere l’Unione Sovietica, gli
Stati Uniti si sono accollati i carichi della unica superpotenza
responsabile di rispondere alle minacce alla pace in qualsiasi posto,
soprattutto con mezzi militari.
Quando l’Unione Sovietica crollò nel dicembre 1991, Washington
cominciò a consolidare il suo status unipolare. La visione
collettivistica di Gorbaciov e (in misura minore), di Bush Senior, si
consolidarono in un trionfalismo americano da dopo Guerra Fredda che
avrebbe alla fine esteso la NATO ai confini della Russia.
La prospettiva di un ONU più forte, divenne invece il
multilateralismo individuale degli anni di Bill Clinton, quando gli
Stati Uniti agivano con gli altri soltanto su base selettiva e in base
ai termini di Washington. L’intromissione degli Stati Uniti in Medio
Oriente, in particolare l’appoggio degli Stati Uniti all’Arabia Saudita e
la loro presenza militare in quel paese, hanno contribuito a Far
crescere gruppi estremisti sunniti come al-Qaida, che in seguito
avrebbero attaccato il “nuovo ordine mondiale” nell’anniversario del
discorso di Bush nel 2001.
Il timore bilaterale dell’anarchia globale ha spinto una serie di
leader statunitensi a cercare di mantenere il dominio americano. Mentre
questo forse sarebbe stato possibile per un breve momento all’inizio
degli anni ’90, era intrinsecamente insostenibile. I tentativi falliti
in Afghanistan, Iraq, Libia e in altri paesi testimoniano
l’impossibilità di imporre un nuovo ordine mondiale con la forza.
Donald Trump, malgrado i suoi inviti, quando era candidato alla
presidenza, a focalizzarsi sulla ricostruzione dell’economia americana, è
proprio il più recente sostenitore dell’unipolarismo degli Stati Uniti
che alla fine ha incoraggiato il “nuovo ordine mondiale”. Invia altre
truppe in Afghanistan, minaccia la Corea del Nord con “fuoco e furia” e
continua la guerra senza fine in tutto il mondo contro il terrorismo.
Nel 1990 gli Stati Uniti avrebbero potuto aiutare a costruire un
ordine mondiale realmente cooperativo. Dato che non lo hanno fatto, il
mondo deve ora affrontare le sfide gemelle al diritto internazionale:
lo Stato Islamico e Donald Trump. L’anarchia che molti temevano è ora
proprio dietro l’angolo.
John Feffer è il direttore di Foreign Policy In Focus
Nella foto: Bush senior annuncia l’inizio della Guerra del Golfo, nel 1991.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://www.counterpunch.org/2017/09/15/how-bushs-new-world-order-became-trumps-no-world-order/
Originale: Foreign Policy In Focus, dove questo articolo è apparso per la prima volta
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0
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