Famiglia Cristiana La Benemerita non si tocca, ma riflettiamo sui falsi pregiudizi

 
 
 
 
 
 
Il metodo adottato per i due carabinieri dovrebbe essere lo stesso con cui dobbiamo giudicare gli altri crimini: evitando di generalizzare
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Se i fatti di Firenze – il presunto stupro di due turiste americane da parte di due carabinieri -  venissero accertati dall’inchiesta della Procura si tratterebbe di un episodio “di una gravità inaudita”, per dirla con le stesse parole del comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette. Due militari chiamati a proteggere due donne (si erano offerti di accompagnarle a casa dopo una rissa in una discoteca) che si trasformano in stupratori, da angeli custodi ad aguzzini, tradendo la missione di protezione e di sicurezza che ogni carabiniere è chiamato ad assolvere. Naturalmente dobbiamo procedere con i piedi di piombo ed evitare conclusioni fino all’ultimo grado di giudizio. Non dobbiamo nemmeno per un istante attribuire pregiudizi sull’ultimo dei centocinquemila carabinieri che prestano servizio nel nostro Paese con dedizione e abnegazione. L’Arma non si tocca, è stato giustamente detto: per cancellare l’onta di Firenze basterebbe citare l’esempio dei due carabinieri della Compagnia San Pietro che lo scorso Natale, come scoprì Famiglia Cristiana, per assicurare un tetto a una giovane profuga congolese e la sua figlioletta di tre anni, essendo occupate tutte le tradizionali strutture di accoglienza della zona, le pagarono l’albergo e le acquistarono latte, biberon, vestitini e un pasto per la giovane.  Tutto di tasca loro. E quando la donna in lacrime chiese come poteva ringraziarli i due militari hanno risposto “Dovere, siamo carabinieri”. Ma è solo uno dei tanti esempi di cui è costellata la storia gloriosa dell’Arma, una delle istituzioni più credibili che ancora resta in Italia insieme con le istituzioni ecclesiali.
Tutto questo dovrebbe insegnarci a valutare correttamente gli eventi criminosi che ci circondano. Il metodo adottato per i due carabinieri dovrebbe essere lo stesso con cui dobbiamo giudicare gli altri crimini: evitando di generalizzare e tenendo fuori, gruppi di appartenenza, etnia, associazione di riferimento, cittadinanza, nazionalità. E’ un principio giuridico che viene spesso stravolto non solo dalle suburre reali e mediatiche (quelle dei social networks) ma perfino da mass media autorevoli. Lo facciamo quasi sempre con i crimini attribuiti agli stranieri, a cominciare dai fatti di Rimini, dove quattro ragazzi extracomunitari si sono resi complici di violenza e di stupro, arrivando a generalizzare su tutta la categoria degli stranieri in Italia e utilizzando strumentalmente il crimine per alimentare un clima di intolleranza e xenofobia. Lo facciamo anche per altri crimini, persino per gli incidenti stradali.  La caccia all’untore è diventata un’abitudine pericolosa nel nostro Paese e tutto questo contribuisce ancora una volta ad abbassare l’asticella della nostra civiltà.
 

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