Alberto Negri - Al Qaida sopravvive alla guerra al terrorismo
Le teorie del complotto e la realtà che non vogliamo vedereLe teorie del complotto sull’11 settembre ( e altro) sono elaborate
soprattutto da persone che parlano di posti che non conoscono e che non
hanno mai visto, su cui poi scrivono pure dei libri. Anche con queste
teorie si è creata nel tempo l’atmosfera per fare credere al pubblico
qualsiasi cosa: le fake news o bufale nascono da questo teatrino
mediatico di cui approfittano gli stati e le istituzioni per fare
propaganda. Ecco un paio di interviste realizzate a Kabul a Wahid
Mozdah, ex capo dell’ufficio politico del ministero degli Esteri
talebano: Wahid Mozdah è l'uomo che nel luglio 2001 incontrò David Katz,
il console americano di Peshawar, avvertendolo che era in progetto uno
spettacolare attentato negli Stati Uniti, era un fedele seguace di
Abdullah Azzam, il padre spirituale di Osama bin Laden. A Peshawar
Mozdah viveva nella stessa casa con Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri,
che poi diventerà il suo braccio destro, e lo sceicco Azzam fino a
quando nell’89 non uccisero lo sceicco palestinese. Al Qaida è nata lì,
nella Casa dei Martiri di Peshawar, e lui è stato partecipe e testimone
della fondazione. Se avete pazienza buona lettura.
L'ATTACCO DEL TERRORE - DOVE NASCE IL «JIHAD»
Al-Qaida un marchio globale
Sotto il simbolo della rete molti estremisti locali - L'organizzazione di Bin Laden si è ramificata in una ragnatela di cellule in tutto il mondo
Alberto Negri
DI ALBERTO NEGRI
Come nasce al-Qaida, ma soprattutto cosa è diventata e quali rapporti ci sono con le nuove "fabbriche della Jihad" in azione in Medio Oriente e in Europa? L'angosciante realtà di questo terrorismo islamico diffuso, che promette tragicamente di durare nel tempo con un conflitto senza regole e limiti, impone un'analisi rigorosa ma non rigida: al-Qaida oggi è una sorta di marchio in franchising del terrore che impresso sugli attentati e rafforzato dalle rivendicazioni a volte confonde più che chiarire le idee. Al-Qaida è una sorta di semplificazione che consente più facilmente di parlare di guerra mondiale al terrorismo in Afghanistan e in Irak lasciando in secondo piano gli scenari locali dove agiscono i gruppi radicali ed estremisti. Ma non c'è dubbio che la Guerra Santa Globale scaturisce dal contesto in cui si forma l'organizzazione di Osama bin Laden in Afghanistan.
Nell'ottobre scorso Wahid Mozhdah, ex capo dell'ufficio politico del ministero degli Esteri dei talebani, rivelò in un'intervista al Sole-24 Ore (9-10-2004) di essere lui il misterioso emissario che nel luglio 2001 aveva incontrato a Peshawar il console americano David Katz avvertendolo del progetto di uno spettacolare attentato terroristico negli Stati Uniti. Wahid, autore di un libro sui talebani e custode di un archivio unico di documenti e immagini, è una straordinaria fonte di informazione anche su al-Qaida perché era stato un fedele seguace di Abdullah Azzam, il padre spirituale di Osama bin Laden, lo sceicco palestinese di Jenin, fondatore a Brooklyn di al Kifah, il quartiere generale a New York dell'integralismo islamico dove, negli anni Ottanta, si raccoglievano e si investivano i fondi dei musulmani americani.
La verità è che la Jihad globale, già agli albori, ha una dimensione internazionale ed è attiva nei maggiori centri finanziari mondiali ma può agire allo scoperto perché nella fase iniziale è ancora alleata dell'Occidente. Viene poi a lungo tollerata come dimostra il caso del "Londonistan" e l'attività della moschea di Finsbury Park che diventa una sorta di tappa classica nel grand tour dell'integralismo mondiale. C'è stato quindi il tempo anche di costituire un'economia del terrorismo sfruttando globalizzazione, deregulation, privatizzazioni, libertà di movimento di capitali e manodopera, disponibilità delle nuove tecnologie, tutte componenti essenziali del successo occidentale che hanno contribuito all'ascesa della Jihad islamica.
Proviamo a entrare con Wahid, un giorno qualunque della fine degli anni Ottanta, nella Casa dei Martiri di Peshawar, la Bayt Ashuhada, uno degli ostelli finanziati da Osama bin Laden per ospitare i guerriglieri internazionali impegnati nella lotta contro i sovietici in Afghanistan. Dall'altra parte del Kyber Pass, oltre il confine pakistano, i mujaheddin stanno per cogliere una clamorosa vittoria contro l'Impero Rosso. «Vivevo nella stessa casa con Osama, Ayman al-Zawahiri, che poi diventerà il suo braccio destro, e lo sceicco Azzam: seguii le lezioni coraniche di Azzam fino a quando non uccisero lo sceicco palestinese e i suoi due figli con un'autobomba nel novembre dell'89. In quella grande abitazione erano ospitati gli afghani ma anche gli internazionali: egiziani, pachistani, algerini, sauditi». Nell Casa dei Martiri passa, qualche anno dopo, anche Ramzi Yusef, autore nel '93 dell'attentato al World Trade Center che appoggiandosi al centro di Brooklyn fondato dallo sceicco Azzam fu abile a inserirsi nelle falle dei sistemi di controllo dell'immigrazione, penetrati con gli stessi metodi anche dai dirottatori dell'11 settembre.
È lo sceicco palestinese Abdullah Azzam a definire le grandi linee ideologiche della nuova Jihad che allarga la guerra santa dai sovietici a tutti i kafir, gli infedeli, puntando ai regimi corrotti e apostati del mondo musulmano e ai loro alleati occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti. Alla sua morte come menti della Jihad Globale emergono il medico egiziano al-Zawahiri (amico di Azzam dai tempi del Cairo negli anni'70) e Osama, allievo dello sceicco all'Università di Riad. Dal punto di vista ideologico il pensiero di Osama e del suo braccio destro è una rimasticatura di quello di Azzam ma è sul piano logistico e organizzativo che avviene il salto di qualità.
Al-Qaida rappresenta una svolta strategica nella storia dell'Islam militante e del terrorismo. In primo luogo la Jihad si espande su scala mondiale e non si limita al Dar Islam, la terra musulmana. Poi c'è la dimensione transnazionale: per colpire le società occidentali e i Paesi musulmani si recluta e si cerca sostegno nelle comunità islamiche di tutto il mondo e tra gli immigrati. Bin Laden non è l'ideatore della Jihad ma un "imprenditore" del terrorismo che con le sue doti di organizzatore, partendo dall'Afghanistan, ha creato con al-Qaida (la Base in arabo) una sorta di holding per la promozione e la propaganda della guerra santa islamica, attivando una rete finanziaria, economica e logistica che ha consentito lo sviluppo di un marchio multinazionale del terrore.
I metodi di Osama, la sua storia di "terrorista di successo", vengono imitati, costituiscono un esempio, anche se non facilmente replicabile. È la storia dell'al-qaidismo. Si spiega così la nascita di nuove sigle che rivendicano gli attentati mentre alcuni gruppi terroristici capiscono che partendo da basi locali la strada è quella del network per stringere rapporti internazionali utili a procurarsi armi e finanziamenti. Al-Qaida ha le sue cellule dormienti ma può contribuire all'indottrinamento e all'addestramento dei militanti. Queste cellule, di cui si parla anche a proposito degli ultimi attentati a Londra e in Egitto, possono essere costituite anche da una sola persona. Un ruolo importante è rivestito sicuramente dagli ex militanti dell'Afghanistan che rappresentano delle liasons con i gruppi afghani e pachistani: sono loro in molti casi a fare lo start-up, l'avvio, delle nuove fabbriche della Jihad.
Il marchio di al-Qaida e la sua "tradizione di fabbrica" rispunta in molti attentati della nebulosa jihadista, questo però non significa che gli obiettivi e le direttive vengano da Osama o dai suoi luogotenenti. La decisione di creare un gruppo, anche se strutturato, e di organizzare un'azione appartiene spesso agli stessi fondatori della cellula terroristica: questo è il problema più acuto dell'anti-terrorismo, perché l'autonomia di scelte e di azione rende più imprevedibile un attacco.
Come difendersi? A parte le solite ricette sulla sicurezza e l'intelligence - soprattutto guardando ognuno in casa propria - il metodo più efficace è la risposta politica. Il terrorismo della Jihad globale ha come obiettivo quello di diffondere tra le popolazioni e i governi un sentimento di shock e di inquietudine costante. Ma queste azioni indiscriminate ed ad alzo zero hanno il limite che difficilmente potranno conseguire effetti politici durevoli. Nessun terrorismo sopravvive a lungo se non si trasforma in un atto politico rilevante: il ragionamento è l'unico mezzo, nell'immediato, per anestetizzare almeno in parte l'angoscia e la paura.
Data: 09-10-2004
Testata: IL SOLE 24 ORE
Pag. 4
L'Afghanistan oggi alle urne / I nuovi equilibri politici
Kabul, ritornano i Talebani
I moderati dialogano con Karzai, gli estremisti si preparano alla lotta
Alberto Negri
DAL NOSTRO INVIATO
2
http://www.ilsole24ore.com/…/al-qaida-sopravvive-guerra-ter…
Alberto Negri - Al Qaida sopravvive alla guerra al terrorismo
Come ha potuto sopravvivere un'organizzazione contro la quale si
erano mobilitati gli Stati Uniti e tutto il mondo occidentale? Il suo
fondatore, Osama Bin Laden è stato ucciso nel 2011 ad Abbottabad in
Pakistan, circa un terzo dei capi sono stati catturati o eliminati e
sembrava pure che Al Qaida avesse perso anche la sua capacità di
attirare denaro e militanti nel modo arabo e musulmano.
Ecco un altro calcolo sbagliato tra i tanti che sono stati commessi dall'Occidente. In realtà Al Qaida è stata abbastanza abile a manovrare per la sua sopravvivenza e a individuare nuovi alleati nelle guerre mediorientali e africane. Perso l'Afghanistan, con l'attacco americano all'Iraq di Saddam Hussein nel 2003, l'organizzazione ha trovato il suo nuovo santuario guidato dal giordano Abu Musab Zarqawi, poi eliminato dagli Usa nel 2006. È stata da una costola di Al Qaida irachena che è nato l'Isis guidato dal sedicente califfo Al Baghdadi. La destabilizzazione dello Yemen è stata sfruttata così bene che Al Qaida nella Penisola arabica non solo non è scomparsa con la guerra dei droni americani ma si è fatta largo nel conflitto tra gli sciiti Houthi e i sauditi e ora è uno dei gruppi più forti e pericolosi sul terreno. Al Qaida nel Maghreb costituisce ancora un movimento assai potente e attraverso i suoi affiliati è in grado di colpire in una vasta aerea del Sahel. Fino ad arrivare al Mar Rosso con l'alleanza stretta da tempo con gli Shabab della Somalia.
Ma è stata proprio la guerra di Siria - altro calcolo sbagliato di chi pensava nel 2011 di abbattere Assad in pochi mesi - a ridare slancio ad Al Qaida: dopo avere perso militanti a favore all'Isis quando era nella sua fase di massima espansione, oggi sta approfittando delle sconfitte a ripetizione dello Stato Islamico per proporsi ancora come organizzazione egemone.
La stessa Al Qaida in Europa non ha mai smesso di fare proseliti. Se è vero che l'attentato di Barcellona è stato rivendicato dall'Isis, la mente ispiratrice, l'imam marocchino Albdelbaki Es Satty, vantava una lunga militanza nei gruppi marocchini legati all'organizzazione fondata da Bin Laden. E la stessa leadership strategica si sta rinnovando: il successore ufficiale di Osama, Ayman al Zawahiri, che fu negli anni'70 tra i fondatori della Jihad islamica egiziana, appare nell'ombra e potrebbe essere sostituito dallo stesso figlio di Bin Laden, Hamza, che sta spingendo militanti e seguaci ad agire in Occidente ricorrendo anche alla Jihad individuale, tattica inventata dal qaidismo e poi ripesa dall'Isis.
Con quattro aerei e diciannove kamikaze, la maggior parte dei quali di origine saudita, Al Qaida nel 2001 infranse l'illusione che gli Usa e l'Occidente, grazie alla loro tecnologia sofisticata, fossero invulnerabili. I terroristi jihadisti non hanno vinto ma sono stati capaci in questi due decenni di rendere la nostra vita più difficile, precaria e complicata. Il risultato maggiore che hanno ottenuto gli Usa con la guerra al terrorismo scatenata nel 2001 non è stato quello di sconfiggerlo ma di tenerlo lontano dall'America e portarlo dentro l'Europa. Non è un bilancio esaltante.
L'ATTACCO DEL TERRORE - DOVE NASCE IL «JIHAD»
Al-Qaida un marchio globale
Sotto il simbolo della rete molti estremisti locali - L'organizzazione di Bin Laden si è ramificata in una ragnatela di cellule in tutto il mondo
Alberto Negri
DI ALBERTO NEGRI
Come nasce al-Qaida, ma soprattutto cosa è diventata e quali rapporti ci sono con le nuove "fabbriche della Jihad" in azione in Medio Oriente e in Europa? L'angosciante realtà di questo terrorismo islamico diffuso, che promette tragicamente di durare nel tempo con un conflitto senza regole e limiti, impone un'analisi rigorosa ma non rigida: al-Qaida oggi è una sorta di marchio in franchising del terrore che impresso sugli attentati e rafforzato dalle rivendicazioni a volte confonde più che chiarire le idee. Al-Qaida è una sorta di semplificazione che consente più facilmente di parlare di guerra mondiale al terrorismo in Afghanistan e in Irak lasciando in secondo piano gli scenari locali dove agiscono i gruppi radicali ed estremisti. Ma non c'è dubbio che la Guerra Santa Globale scaturisce dal contesto in cui si forma l'organizzazione di Osama bin Laden in Afghanistan.
Nell'ottobre scorso Wahid Mozhdah, ex capo dell'ufficio politico del ministero degli Esteri dei talebani, rivelò in un'intervista al Sole-24 Ore (9-10-2004) di essere lui il misterioso emissario che nel luglio 2001 aveva incontrato a Peshawar il console americano David Katz avvertendolo del progetto di uno spettacolare attentato terroristico negli Stati Uniti. Wahid, autore di un libro sui talebani e custode di un archivio unico di documenti e immagini, è una straordinaria fonte di informazione anche su al-Qaida perché era stato un fedele seguace di Abdullah Azzam, il padre spirituale di Osama bin Laden, lo sceicco palestinese di Jenin, fondatore a Brooklyn di al Kifah, il quartiere generale a New York dell'integralismo islamico dove, negli anni Ottanta, si raccoglievano e si investivano i fondi dei musulmani americani.
La verità è che la Jihad globale, già agli albori, ha una dimensione internazionale ed è attiva nei maggiori centri finanziari mondiali ma può agire allo scoperto perché nella fase iniziale è ancora alleata dell'Occidente. Viene poi a lungo tollerata come dimostra il caso del "Londonistan" e l'attività della moschea di Finsbury Park che diventa una sorta di tappa classica nel grand tour dell'integralismo mondiale. C'è stato quindi il tempo anche di costituire un'economia del terrorismo sfruttando globalizzazione, deregulation, privatizzazioni, libertà di movimento di capitali e manodopera, disponibilità delle nuove tecnologie, tutte componenti essenziali del successo occidentale che hanno contribuito all'ascesa della Jihad islamica.
Proviamo a entrare con Wahid, un giorno qualunque della fine degli anni Ottanta, nella Casa dei Martiri di Peshawar, la Bayt Ashuhada, uno degli ostelli finanziati da Osama bin Laden per ospitare i guerriglieri internazionali impegnati nella lotta contro i sovietici in Afghanistan. Dall'altra parte del Kyber Pass, oltre il confine pakistano, i mujaheddin stanno per cogliere una clamorosa vittoria contro l'Impero Rosso. «Vivevo nella stessa casa con Osama, Ayman al-Zawahiri, che poi diventerà il suo braccio destro, e lo sceicco Azzam: seguii le lezioni coraniche di Azzam fino a quando non uccisero lo sceicco palestinese e i suoi due figli con un'autobomba nel novembre dell'89. In quella grande abitazione erano ospitati gli afghani ma anche gli internazionali: egiziani, pachistani, algerini, sauditi». Nell Casa dei Martiri passa, qualche anno dopo, anche Ramzi Yusef, autore nel '93 dell'attentato al World Trade Center che appoggiandosi al centro di Brooklyn fondato dallo sceicco Azzam fu abile a inserirsi nelle falle dei sistemi di controllo dell'immigrazione, penetrati con gli stessi metodi anche dai dirottatori dell'11 settembre.
È lo sceicco palestinese Abdullah Azzam a definire le grandi linee ideologiche della nuova Jihad che allarga la guerra santa dai sovietici a tutti i kafir, gli infedeli, puntando ai regimi corrotti e apostati del mondo musulmano e ai loro alleati occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti. Alla sua morte come menti della Jihad Globale emergono il medico egiziano al-Zawahiri (amico di Azzam dai tempi del Cairo negli anni'70) e Osama, allievo dello sceicco all'Università di Riad. Dal punto di vista ideologico il pensiero di Osama e del suo braccio destro è una rimasticatura di quello di Azzam ma è sul piano logistico e organizzativo che avviene il salto di qualità.
Al-Qaida rappresenta una svolta strategica nella storia dell'Islam militante e del terrorismo. In primo luogo la Jihad si espande su scala mondiale e non si limita al Dar Islam, la terra musulmana. Poi c'è la dimensione transnazionale: per colpire le società occidentali e i Paesi musulmani si recluta e si cerca sostegno nelle comunità islamiche di tutto il mondo e tra gli immigrati. Bin Laden non è l'ideatore della Jihad ma un "imprenditore" del terrorismo che con le sue doti di organizzatore, partendo dall'Afghanistan, ha creato con al-Qaida (la Base in arabo) una sorta di holding per la promozione e la propaganda della guerra santa islamica, attivando una rete finanziaria, economica e logistica che ha consentito lo sviluppo di un marchio multinazionale del terrore.
I metodi di Osama, la sua storia di "terrorista di successo", vengono imitati, costituiscono un esempio, anche se non facilmente replicabile. È la storia dell'al-qaidismo. Si spiega così la nascita di nuove sigle che rivendicano gli attentati mentre alcuni gruppi terroristici capiscono che partendo da basi locali la strada è quella del network per stringere rapporti internazionali utili a procurarsi armi e finanziamenti. Al-Qaida ha le sue cellule dormienti ma può contribuire all'indottrinamento e all'addestramento dei militanti. Queste cellule, di cui si parla anche a proposito degli ultimi attentati a Londra e in Egitto, possono essere costituite anche da una sola persona. Un ruolo importante è rivestito sicuramente dagli ex militanti dell'Afghanistan che rappresentano delle liasons con i gruppi afghani e pachistani: sono loro in molti casi a fare lo start-up, l'avvio, delle nuove fabbriche della Jihad.
Il marchio di al-Qaida e la sua "tradizione di fabbrica" rispunta in molti attentati della nebulosa jihadista, questo però non significa che gli obiettivi e le direttive vengano da Osama o dai suoi luogotenenti. La decisione di creare un gruppo, anche se strutturato, e di organizzare un'azione appartiene spesso agli stessi fondatori della cellula terroristica: questo è il problema più acuto dell'anti-terrorismo, perché l'autonomia di scelte e di azione rende più imprevedibile un attacco.
Come difendersi? A parte le solite ricette sulla sicurezza e l'intelligence - soprattutto guardando ognuno in casa propria - il metodo più efficace è la risposta politica. Il terrorismo della Jihad globale ha come obiettivo quello di diffondere tra le popolazioni e i governi un sentimento di shock e di inquietudine costante. Ma queste azioni indiscriminate ed ad alzo zero hanno il limite che difficilmente potranno conseguire effetti politici durevoli. Nessun terrorismo sopravvive a lungo se non si trasforma in un atto politico rilevante: il ragionamento è l'unico mezzo, nell'immediato, per anestetizzare almeno in parte l'angoscia e la paura.
Data: 09-10-2004
Testata: IL SOLE 24 ORE
Pag. 4
L'Afghanistan oggi alle urne / I nuovi equilibri politici
Kabul, ritornano i Talebani
I moderati dialogano con Karzai, gli estremisti si preparano alla lotta
Alberto Negri
DAL NOSTRO INVIATO
2
Alberto Negri - Al Qaida sopravvive alla guerra al terrorismo
La
guerra al terrorismo è efficace? Sedici anni dopo l'11 settembre Al
Qaida, che mise il marchio sugli attentati alle Torri Gemelle di New
York e al
ilsole24ore.com
La guerra al terrorismo è efficace?
Sedici anni dopo l'11 settembre Al Qaida, che mise il marchio sugli
attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono, controlla il
maggiore santuario del jihadismo da quando perse la sua base in
Afghanistan, allora sotto la protezione dei talebani del Mullah Omar. Se
ne è accorto anche Brett McGurk, inviato speciale americano per la
lotta all'Isis, che ha lanciato l'allarme.
Il ramo siriano di Al Qaida, l'ex fronte al Nusra che oggi si chiama
Hayat Tahrir al Sham (Hts), controlla Idlib e la sua provincia, un
territorio a stretto contatto con la Turchia, membro della Nato, dove
vivono circa due milioni di persone. In poche parole Idlib, dopo la
caduta di Mosul e quella prossima di Raqqa, sta per diventare la nuova
capitale del jihadismo, non sotto il controllo dello Stato Islamico e
sempre più vicino al contrafforte occidentale.
Ecco un altro calcolo sbagliato tra i tanti che sono stati commessi dall'Occidente. In realtà Al Qaida è stata abbastanza abile a manovrare per la sua sopravvivenza e a individuare nuovi alleati nelle guerre mediorientali e africane. Perso l'Afghanistan, con l'attacco americano all'Iraq di Saddam Hussein nel 2003, l'organizzazione ha trovato il suo nuovo santuario guidato dal giordano Abu Musab Zarqawi, poi eliminato dagli Usa nel 2006. È stata da una costola di Al Qaida irachena che è nato l'Isis guidato dal sedicente califfo Al Baghdadi. La destabilizzazione dello Yemen è stata sfruttata così bene che Al Qaida nella Penisola arabica non solo non è scomparsa con la guerra dei droni americani ma si è fatta largo nel conflitto tra gli sciiti Houthi e i sauditi e ora è uno dei gruppi più forti e pericolosi sul terreno. Al Qaida nel Maghreb costituisce ancora un movimento assai potente e attraverso i suoi affiliati è in grado di colpire in una vasta aerea del Sahel. Fino ad arrivare al Mar Rosso con l'alleanza stretta da tempo con gli Shabab della Somalia.
Ma è stata proprio la guerra di Siria - altro calcolo sbagliato di chi pensava nel 2011 di abbattere Assad in pochi mesi - a ridare slancio ad Al Qaida: dopo avere perso militanti a favore all'Isis quando era nella sua fase di massima espansione, oggi sta approfittando delle sconfitte a ripetizione dello Stato Islamico per proporsi ancora come organizzazione egemone.
La stessa Al Qaida in Europa non ha mai smesso di fare proseliti. Se è vero che l'attentato di Barcellona è stato rivendicato dall'Isis, la mente ispiratrice, l'imam marocchino Albdelbaki Es Satty, vantava una lunga militanza nei gruppi marocchini legati all'organizzazione fondata da Bin Laden. E la stessa leadership strategica si sta rinnovando: il successore ufficiale di Osama, Ayman al Zawahiri, che fu negli anni'70 tra i fondatori della Jihad islamica egiziana, appare nell'ombra e potrebbe essere sostituito dallo stesso figlio di Bin Laden, Hamza, che sta spingendo militanti e seguaci ad agire in Occidente ricorrendo anche alla Jihad individuale, tattica inventata dal qaidismo e poi ripesa dall'Isis.
Con quattro aerei e diciannove kamikaze, la maggior parte dei quali di origine saudita, Al Qaida nel 2001 infranse l'illusione che gli Usa e l'Occidente, grazie alla loro tecnologia sofisticata, fossero invulnerabili. I terroristi jihadisti non hanno vinto ma sono stati capaci in questi due decenni di rendere la nostra vita più difficile, precaria e complicata. Il risultato maggiore che hanno ottenuto gli Usa con la guerra al terrorismo scatenata nel 2001 non è stato quello di sconfiggerlo ma di tenerlo lontano dall'America e portarlo dentro l'Europa. Non è un bilancio esaltante.
© Riproduzione riservata
3

Commenti
Posta un commento