Abeer Ayyoub Puoi anche lasciare Gaza, ma Gaza non ti lascia mai
Puoi anche lasciare Gaza, ma Gaza non ti lascia mai
Martedì 29 agosto 2017, Middle East Eye
Quando
Abeer Ayyoub se n’è andata da Gaza per studiare in Europa, aveva deciso
di smettere di leggere le notizie da casa e pensava di essere pronta a
tutto. Ma ha scoperto qualcos’altro.
Stavo
cercando una stanza a Londra per trascorrere la pausa primaverile dei
corsi mentre facevo ricerche all’università di Oxford. Ho chiamato un
amico per chiedergli se conoscesse una stanza nel centro di Londra che
potessi affittare. Fortunatamente mi ha detto che ne aveva una libera
per gli ospiti che io potevo usare.
Mentre mi stava parlando al telefono la sua compagna gli ha detto che la stanza di cui stava parlando non aveva l’acqua calda.
“Oh, non preoccuparti,” le ha spiegato. “Abeer è di Gaza.”
Sono scoppiata a ridere per un po’, e allora gli ho chiesto se la stanza avesse invece l’elettricità.
Sì, ce l’ha, mi ha risposto. “Nella stanza non è esattamente come la vita a Gaza.”
Poco
dopo che ho riagganciato ho iniziato a pensare a come le persone ricche
si aspettano che quelli di noi che vengono da Gaza possano sopportare i
disagi. Perché? Perché siamo sopravvissuti a tre guerre, ad una
battaglia di strada, a 10 anni di assedio e di negazione della libertà
di movimento dentro e fuori Gaza.
Ma
la verità è che le loro aspettative devono essere estremamente basse
perché una persona come me, che ha deciso di lasciare dietro di sé tutti
questi particolari dolorosi, non è più disposta a sopportare nessuno di
questi dolorosi particolari. Mi aspettavo molti di più da me stessa, ma
un anno in Europa mi ha mostrato solo quanto sono fragile.
Mai al sicuro
Tornando
a Gaza, ricordo un’amica palestinese che è arrivata nell’enclave per la
prima volta per fare un qualche lavoro. Abbiamo passato un bel po’ di
tempo insieme e urlava ogni volta che sentiva il rumore di una “piccola”
esplosione. Io continuavo a scrivere sul mio portatile.
“Abeer, stai aspettando che l’esplosione sia proprio nella porta accanto in modo che tu la possa sentire?” mi ha chiesto.
“Sì, esattamente, altrimenti non starei facendo nient’altro che stare attenta alle esplosioni,” le ho detto.
E’
stato così quando ero a Gaza; la realtà era dura, e il rumore delle
esplosioni è diventato una parte quotidiana della mia vita di tutti i
giorni.
Ma
quando sono andata per la prima volta in Europa, un semplice tuono mi
faceva gelare il sangue, un aereo di linea mi terrorizzava così tanto
che mi andavo a nascondere, e una porta sbattuta violentemente mi faceva
gettare a terra per cercare di proteggermi.
Una
volta qualcuno mi ha chiesto: “Come ci si sente a vivere in un Paese
sicuro come la Germania dopo essere stata a Gaza?” Gli ho risposto che
non mi sento realmente sicura in nessuna parte del mondo; i ricordi
sanguinosi e violenti non mi lasciano mai, né quando sono sveglia né
quando sto dormendo.
“Il luogo che ha ucciso i sogni”
Prima
di andarmene da Gaza, avevo preso la decisione di disattivare i miei
account sulle reti sociali una volta attraversato il posto di controllo
israeliano di Erez, perché non volevo più saperne niente di Gaza. Ho
sempre pensato a Gaza come al posto che ha ucciso i sogni prima ancora
che nascessero. Sentivo come se fosse [un posto] troppo piccolo per
avermi.
Ma
quando sono partita è successo l’esatto contrario. Ho seguito più
agenzie di notizie locali. Sono entrata a far parte di più gruppi di
WhatsApp, in modo da essere aggiornata su ogni cosa succedesse a Gaza.
Ho
lasciato Gaza e al contempo un gran numero di miei amici. Sono andata
nel mondo aperto per cercare la mia vita al di fuori, ma Gaza non mi
lascia mai. Mi sento colpevole per il privilegio di vivere fuori mentre
leggo le notizie di bambini che muoiono perché non gli viene consentito
di lasciare Gaza per cure mediche.
Non
sono riuscita ad essere una persona felice a Gaza e non sto riuscendo
oggi a sentirmi come una persona completa fuori da Gaza, sapendo di non
avere il privilegio di vedere la mia famiglia. Che gioia puoi provare
quando non puoi vedere la tua famiglia nelle sue occasioni felici perché
hai un permesso di sola andata verso e da Gaza?
Anche
quando lasci Gaza non puoi fartene una ragione. Non puoi farti una
ragione delle decine di volte in cui hai contato i secondi, sapendo che
puoi essere uccisa ora. E ora. E ora.
L’inimmaginabile
Me
ne sono andata da Gaza un anno fa per una borsa di studio professionale
in Germania e una tesina all’università di Oxford. Mi ci sono voluti
due mesi alla ricerca di visti e permessi israeliani. Non è stato per
niente facile, ma ero decisa a lasciare la più grande prigione a cielo
aperto del mondo.
Ora
ho concluso entrambe – la borsa di studio e la ricerca – e sono partita
per la Giordania alla ricerca di qualcos’altro. Sono a sole tre ore di
macchina da casa mia a Gaza, eppure sono privata del diritto di
visitarla perché sarei bloccata là per sempre. I membri della mia
famiglia lo capiscono, eppure sono dispiaciuti che io debba affrontare
queste difficoltà.
Ogni
volta sono contenta di poter contattare la mia famiglia attraverso
Skype durante il breve periodo al giorno in cui hanno l’elettricità, mi
raccontano solo quanto sia più dura ora, con le ore di elettricità
drasticamente ridotte. Mi dicono come vengano pompate acque reflue sulla
spiaggia, che è l’unico luogo che la gente può visitare liberamente.
“L’aria
puzza terribilmente – ti rendi conto che persino l’aria è infettata da
questa terribile situazione?” mi ha detto mia sorella.
Non
lo posso neppure immaginare – non posso immaginare che due milioni di
persone stiano pagando con le loro vite a causa degli interessi delle
parti in conflitto.
– Abeer Ayyoub è
una giornalista palestinese di Gaza. Vi ha lavorato per cinque anni
come freelance prima di spostarsi in GB per una borsa di studio
all’università di Oxford. Attualmente si trova ad Amman, dove sta
frequentando un master sui nuovi media.
Le
opinioni espresse in questo articolo sono dell’autrice e non riflettono
necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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