Oltre 50 siti cristiani e musulmani sono stati vandalizzati in Israele e
nella Cisgiordania dal 2009, ma solo otto dei 53 casi sono ancora in fase di indagine, mentre per gli altri 45 le indagini sono state chiuse .
L'ultimo attacco è avvenuto mercoledì scorso presso la chiesa di Santo
Stefano nel monastero di Beit Jamal, nei pressi di Beit Shemesh. Molti arredi sono stati rotti, tra questi alcune vetrate e una statua della Vergine Maria. La polizia sta indagando, ma finora nessun sospetto è stato arrestato e la motivazine è sconosciuta .
L'ondata di vandalismo ha raggiunto il picco nel 2013.. Quell'anno 11 indagini sono state aperte e cinque persone sono state condannate.In quell'anno la polizia ha aperto una speciale unità per i crimini dell'odio nel distretto di Giudea e Samaria.A giudicare dai dati, l'effetto deterrente dell'unità è stato minimo.
Un
sacerdote greco-ortodosso sta parlando con una poliziotta israeliana fuori
di un seminario a Gerusalemme, febbraio 2015. Il seminario è stato
danneggiato da fuoco e gli slogan anticristiani sono stati scritti in
ebraico.A
Nove siti cristiani e musulmani sono stati vandalizzati nel 2014 e nel 2015. Nel 2016 sono stati registrati solo tre
attacchi, ma nel primo semestre di quest'anno sono stati quattro. Dal 2009 al 2012 ci sono stati 17 incidenti - ma non c'è una sola accusa.
L'organizzazione Tag Meir, che controlla i crimini di odio, afferma che ci sono stati 44 attacchi contro siti cristiani e musulmani tra la fine del 2009 e l'inizio del 2016.
Queste vandalizzazioni includono gli attacchi alle moschee nei villaggi della
Cisgiordania di Kafr Yasif, Luban al-Sharqiya, Beit Fajjar, Hawara e
Qusra, nonché una nella città beduina israeliana di Tuba-Zangaria e
alcune a Gerusalemme.
I dati del ministero non specificano l'ubicazione del sito
vandalizzato, la gravità del danno o se un'accusa è stata presentata in
un determinato caso..
Il Presidente Gadi Gvaryahu ha dichiarato : .
"Senza dubbio, non stanno cercando abbastanza" aggiungendo
che alcuni crimini rimangono irrisolti nonostante le riprese della
telecamera di sicurezza con le immagini delle vetture sospette dei
vandali.
MK Itzik Shmuli (Unione Sionista) ha affermato : " Quando circa l'85 per cento dei casi si chiudono senza alcun risultato , questo dovrebbe costituire un campanello di allarme ".
II
ministro della sicurezza pubblica Gilad Erdan ha risposto con una lettera dove viene riportato che , benché tutti questi casi implicano un incendio sospetto, le indagini sono state concluse . Si specifica inoltre che il vandalismo è stato commesso per vari
motivi.
Ciò sembra contraddirel'affermazione che la maggior parte dei casi sono stati chiusi in quanto l'autore " del fatto è sconosciuto".
Dal 2009 al luglio 2017, in
Israele e nella Cisgiordania oltre 50 luoghi cristiani e musulmani sono
stati vandalizzati, solo nove denunce le denunce presentate e solo sette
le condanne comminate. Sono dati forniti dal Ministero della Pubblica
Sicurezza di Israele e pubblicati dal vicariato “San Giacomo” per i
cattolici di lingua ebraica in Israele. Una scia di attentati contro
chiese, conventi, cimiteri, moschee che non accenna a fermarsi come
testimonia l'ultimo attacco, mercoledì 20 settembre, alla chiesa di
Santo Stefano nel monastero salesiano di Beit Gemal, a ovest di
Gerusalemme, che sarebbe opera di presunti estremisti ebraici. Il
commento di mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, neo vicario patriarcale per
Gerusalemme e la Palestina.
Dal 2009 al luglio 2017, in Israele e nella Cisgiordania oltre 50 luoghi cristiani e musulmani sono stati vandalizzati, solo nove le denunce presentate e solo sette le condanne comminate. Sono dati forniti dal ministero della Pubblica Sicurezza di Israele e pubblicati dal Vicariato “San Giacomo” per i cattolici di lingua ebraica
in Israele. Una scia di attentati contro chiese, conventi, cimiteri,
moschee, che non accenna a fermarsi come testimonia l’ultimo attacco,
mercoledì 20 settembre, alla chiesa di santo Stefano nel monastero
salesiano di Beit Gemal, a ovest di Gerusalemme. Gli autori hanno
distrutto croci, statue – una della Madonna – e si sono accaniti contro
le vetrate che riproducevano momenti importanti della vita di Gesù.
Quello del 20 settembre è stato il terzo attacco al monastero negli
ultimi cinque anni. Nel 2013, una bomba è stata lanciata contro una
porta e slogan offensivi sono stati scritti sulle pareti. Circa 18 mesi
fa, nel cimitero sono state vandalizzate alcune lapidi. In nessuno dei
due casi si è giunti all’arresto dei colpevoli.
Basilica del Monte Tabor profanata il 24 ottobre 2016
Dai dati emerge che l’ondata di vandalismo ha raggiunto il suo apice
nel 2013. In quell’anno, sono state aperte 11 indagini e 5 persone sono
state condannate. Nel 2014 nove luoghi cristiani e musulmani sono stati
danneggiati. Lo stesso numero si è ripetuto nel 2015. Nel 2016 si sono
registrati solo tre attacchi, ma nel primo semestre di quest’anno gli
attacchi di vandalismo sono stati quattro. Dal 2009 al 2012, ci sono
stati 17 attacchi, ma non c’è stata alcuna accusa.
Secondo l’organizzazione Tag Meir, nata nel 2011 per
contrastare ogni forma di razzismo in Israele e monitorare i reati di
odio, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2016, ci sono stati 44
attacchi a luoghi cristiani e musulmani. Molti incendi dolosi contro
moschee, afferma l’organizzazione, non sono mai stati risolti dalla
Polizia. Questi includono gli attacchi alle moschee nei villaggi della
Cisgiordania di Kafr Yasif, Luban al-Sharqiya, Beit Fajjar, Hawara e
Qusra, un attacco nella città beduina israeliana di Tuba-Zangaria e
alcuni a Gerusalemme. Tag Meir ha dichiarato che solo due casi sono
stati risolti: l’attacco a un seminario cristiano vicino all’abbazia
della Dormizione, a Gerusalemme, e l’incendio doloso alla chiesa della
moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabga, lungo il lago di
Tiberiade.
Chiesa santo Stefano a Beit Gemal, Gerusalemme
“Si tratta di un numero elevato” commenta al Sir mons. Giacinto
Boulos Marcuzzo, neo vicario patriarcale per Gerusalemme e la
Palestina, sottolineando che “è alto anche quello di casi che non sono
stati seguiti e, dunque, risolti dalla Polizia. Sono pochi i casi che
hanno ricevuto una risposta da un Tribunale. Questa è la cosa grave”,
ammette il vicario. “E ancor più grave – aggiunge – è ciò che è
successo a Beit Gemal. Non conosciamo ancora gli esecutori di questo
gesto vandalico. Chi lo ha compiuto aveva tutta la volontà di mettere in
pratica una lettura non completa dell’Antico Testamento. Si è trattato
di un attacco a un luogo molto significativo per la storia della Chiesa
dei primi secoli. Nella cappella distrutta – rivela mons. Marcuzzo –
campeggia una grande scritta dove si legge: ‘Perdona loro perché non
sanno quello che fanno’”. Un messaggio chiaro e forse nemmeno ben
compreso dagli autori del gesto che, ribadisce il vicario,
sono estremisti che “non accettano che ci siano persone che condividano un’altra fede. Questo è pericoloso e mette paura”.
“Basti pensare che hanno agito alla vigilia della festa del capodanno
ebraico, in un clima che dovrebbe essere di gioia e di riconciliazione
per tutta la comunità”. Episodi simili avvenuti nel recente passato
recavano “la firma ‘Price tag’ (Prezzo da pagare), riconducibile a
estremisti ebraici, ma non a Beit Gemal anche se la matrice appare
essere quella. È chiaro – sostiene il vicario – siamo nel solco di
questo estremismo,
evidente è la comunanza di mentalità di odio
che si sta diffondendo”. Ma come rispondere a questi gesti? Tre le
strade da percorrere indicate senza mezzi termini da mons. Marcuzzo:
“Nell’immediato la Polizia deve indagare e dare un messaggio forte in
questa direzione. Contestualmente urge promuovere l’educazione nelle
scuole. Ci sono stili di insegnamento che vanno corretti e migliorati”.
Terza strada è “usare tutti i mezzi di informazione, come la stampa, gli
incontri ecumenici e interreligiosi, per diffondere la cultura
dell’accoglienza e della convivenza. Se la Polizia facesse il
suo dovere, se le scuole migliorassero lo stile di insegnamento e i mass
media diffondessero questo messaggio di rispetto e tolleranza le cose
migliorerebbero. Qualcosa si sta già facendo soprattutto a
livello interreligioso, tra Israele e Santa Sede e tra Israele e Chiesa
cattolica, ma molto resta da fare e c’è ancora ignoranza sui progressi
in atto nel dialogo”. Purtroppo, conclude mons. Marcuzzo, “questo
diffuso clima di odio produce anche attentati come quello di Har Hadar,
nei pressi di Gerusalemme dove un palestinese ha ucciso tre israeliani e
ferito gravemente un quarto.
Condanniamo questo attacco che mostra, ancora una volta, la
totale mancanza di rispetto della vita. In questo clima di odio stanno
nascendo tantissimi bambini. Dobbiamo risanarlo con tutti i mezzi
diffondendo la cultura della vita, del rispetto e della convivenza”.
Israele governo di estrema destra e opposizione 156 Israele opposizione civile e democratica 618 Sulla scia del colpo di stato giudiziario, le discussioni israeliane sul trasferimento all’estero non si fermano più ai gruppi di social media. In una lussureggiante valle dell’Italia nordoccidentale si stanno concretizzando idee di emigrazione collettiva – e iniziative simili stanno prendendo forma anche altrove Hilo Glazer 2 settembre 2023 1:19 IDT “Mentre il numero di ore di luce nella democrazia del loro paese continua a diminuire, sempre più israeliani arrivano nella valle montuosa alla ricerca di un nuovo inizio. Tra loro ci sono giovani con bambini nel marsupio, altri con bambini in età scolare, e ci sono persone con i capelli grigi come me. Un insegnante, un imprenditore tecnologico, uno psicologo, un toelettatore, un allenatore di basket. Alcuni dicono che stanno solo esplorando, ma si vergognano ancora di ammettere che stanno seriamente considerando l'opzione. Altri s...
Gaza Operazione 'Guardiano delle Mura' ARCHIVE.IS The Children in the Israel-Hamas War Who Were Killed - The New York T… They Were Only ChildrenBy Mona El-Naggar, Adam Rasgon and Mona BoshnaqMay 26, 2021 Just minutes after the war between Israel and Hamas broke out, a 5-year-old boy named Baraa al-Gharabli was killed in Jabaliya, Gaza. A 16-year-old, Mustafa Obaid, was killed in the same strike, on the evening of May.... Just minutes after the war between Israel and Hamas broke out, a 5-year-old boy named Baraa al-Gharabli was killed in Jabaliya, Gaza. A 16-year-old, Mustafa Obaid, was killed in the same strike, on the evening of May 10. Around the same time, four cousins — Yazan al-Masri, 2, Marwan al-Masri, 6, Rahaf al-Masri, 10, and Ibrahim al-Masri, 11 — were killed in Beit Hanoun, Gaza. “It was devastating,” said Mukhlis al-Masri, a cousin. “The pain for our family is indescribable.” They Were Only Children By Mona El-Naggar, Adam Rasgon and Mona Boshnaq May 26, 2021 Whe...
I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA - Limes 1. I CONFINI DELLA TERRA DI ISRAELE SPESSO richiamano l’attenzione in base all’uso geopolitico e storico che se ne fa. Gli stereotipi sui confini israeliani, generalmente, seguono due binari che definiscono lo spazio di Israele in maniera… limesonline.com Il testo sacro offre due diverse definizioni dello spazio israeliano, dalle dimensioni completamente diverse. L’origine e il senso teologico di queste versioni di Erets Yisra’el si offrono a vari usi geopolitici. Tra yerushah e achuzah . L’opinione del rabbino Rav Ovadya. di Pierpaolo Pinchas Punturello ARTICOLI , Israele , Palestina , religioni , Medio Oriente 1. I CONFINI DELLA TERRA DI ISRAELE SPESSO richiamano l’attenzione in base all’uso geopolitico e storico che se ne fa. Gli stereotipi sui confini israeliani, generalmente, seguono due binari che defi...
The Palestinian Authority is thwarting the activities of a real estate company after its owner publicly criticized Palestinian President Mahmoud Abbas. Seven weeks ago, the Palestinian Land Authority suspended the processing of a project for registering and parceling private land purchased by the Palestinian-Canadian Sabawi family. The family is the majority owner of a real estate company listed in the Palestinian stock exchange, but over 1,500 also holds stocks in the company. Through an unofficial channel, the company learned that the director of the Palestinian Land Authority was acting in accordance with direct orders from Abbas’ presidential bureau. A spokesperson for the bureau denies any connection with the actions of the Palestinian Land Authority an...
Commenti
Posta un commento