Aspettiamo la prossima guerra di Gaza. Non tarderà ad arrivare. È già scritta. Basta solo una piccola scintilla al confine per accendere l’incendio”. È il drammatico allarme lanciato da padre Raed Abusahlia, direttore generale di Caritas Jerusalem, in un’intervista al Sir a due anni dalla fine della campagna militare israeliana, “Margine Protettivo”, nella Striscia di Gaza. Abusahlia punta il dito anche contro i ritardi nella ricostruzione: “Tutto è fermo, bloccato. Hanno ricostruito alcune case distrutte nel centro della città ma non quelle nei quartieri più colpiti. Parliamo di circa 10mila abitazioni a fronte di 46mila parzialmente distrutte”. “La ricostruzione è minima”, prosegue il direttore di Caritas Jerusalem, che accusa: “Dopo la fine della guerra nella Conferenza dei Paesi donatori del Cairo fu deciso di stanziare 5,3 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza. Dove sono questi soldi? Solo il Qatar sta facendo la sua parte costruendo circa 200 abitazioni, ma non di più”. 
Per padre Abusahlia “la lentezza della ricostruzione è dovuta principalmente al blocco israeliano che non permette l’ingresso ai valichi di materiale come ferro, cemento e legno, poiché ritenuti utili alla costruzione dei tunnel di Hamas. Ma senza cemento non si può ricostruire e l’uso di prodotti diversi da questo fa lievitare i prezzi di altri materiali. Anche da qui si capisce che la diplomazia ha fallito”. Non manca, invece, il contributo delle organizzazioni caritative, come il Catholic Relief Service, la Caritas dei vescovi statunitensi, che ha realizzato oltre 250 case in legno, e Caritas Jerusalem che continua nella sua opera in campo sanitario e umanitario. Pur nelle difficoltà, “nei primi sei mesi del 2016 a Gaza sono nati 24.194 bambini, circa 4mila neonati al mese. Le proiezioni del 2016 parlano di circa 50mila nuovi piccoli abitanti della Striscia”.

 Si tratta di “bambini che dovrebbero avere una condizione dignitosa per vivere e crescere”. “E invece, nulla di tutto ciò”, sottolinea Abusahlia, per il quale “così cresce odio e risentimento”. La minaccia di una guerra tra Hamas e Israele mette in fuga la popolazione di Gaza: “Prima della guerra del 2014 i cristiani di Gaza erano 310 famiglie (poco più di 1.300 fedeli) e il 34% di queste non aveva una fonte di reddito. Oggi – conclude il sacerdote – sono circa 1.100”.