martedì 11 luglio 2017

Teheran sostiene “con forza” il trattato Onu contro le armi nucleari



 
 
 
 
 
Reza Najafi, rappresentante iraniano all’Aiea, afferma l’impegno della Repubblica islamica sull’atomica. L’obiettivo è una regione “senza armi nucleari”, che…
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Reza Najafi, rappresentante iraniano all’Aiea, afferma l’impegno della Repubblica islamica sull’atomica. L’obiettivo è una regione “senza armi nucleari”, che costituiscono una “minaccia” alla stabilità. Nel fine settimana 122 nazioni hanno ratificato il trattato sulla Proibizione delle armi nucleari. Le potenze nucleari - fra cui Usa, Russia e Israele - boicottano il voto.

Teheran (AsiaNews) - Teheran si batte per la messa al bando delle armi nucleari e promuove in prima persona il trattato delle Nazioni Unite che intende proibirne l’uso. È quanto ha sottolineato Reza Najafi, rappresentante iraniano presso l’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), il quale ha affermato che la Repubblica islamica “sostiene con forza lo scopo che è alla base del trattato, che vieta tanto il possesso quanto l’uso di armi atomiche”. La nota del diplomatico è giunta a margine dell’approvazione, il 7 luglio scorso nella sede Onu a New York, del primo trattato finalizzato alla Proibizione delle armi nucleari.
Commentando la storica firma, Reza Najafi, ricorda che Israele è la sola potenza in Medio oriente a possedere l’atomica e non vi sono stime affidabili sull’arsenale di cui dispone. Di contro, Teheran rilancia la “proposta” per una regione “senza armi nucleari” a conferma degli “sforzi” messi in campo dalla sua leadership per “eliminare qualsiasi minaccia” alla stabilità.
Il trattato - adottato col parere favorevole di 122 nazioni, uno contrario (Singapore) e una astensione - proibisce una lunga serie di attività legati al possesso, alla sperimentazione e all’uso di armi o dispositivi nucleari. Vietata anche la minaccia di utilizzo di tali armamenti come mezzo “deterrente” per il mantenimento della pace.
Tuttavia, alla votazione non ha partecipato nessuna delle nove nazioni al mondo in possesso dell’atomica: Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Cina, Francia, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele, e molti dei loro alleati più stretti. I governi di questi Paesi hanno già sottolineato a più riprese che non intendono prendere in esame il trattato in futuro o valutarne l’ipotesi di adesione. In una nota congiunta gli ambasciatori di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno sottolineato che esso “ignora in modo palese” gli elementi che sono alla base della sicurezza internazionale. Inoltre, il documento - primo atto multilaterale con valore vincolante degli ultimi 20 anni - risulta “incompatibile” con l’uso del nucleare come mezzo per scongiurare l’escalation di conflitti, “essenziale” per il mantenimento della pace “in Europa e nel nord Asia negli ultimi 70 anni”.
Diversa la reazione del rappresentante iraniano all’Aiea al momento della firma, che parla di “giornata storica” a oltre 70 anni dalla prima bomba atomica su Hiroshima e a quasi 50 dalla ratifica del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari. E la promessa di lavorare per una regione [mediorientale] libera dalla minaccia atomica.
Dopo anni di embargo, nel 2015 l’Iran ha ottenuto un parziale alleggerimento delle sanzioni economiche dell’Occidente, in cambio dell’accordo sul controverso programma atomico. Esso prevede il taglio delle centrifughe per “arricchire” l’uranio - capaci in linea teorica di creare la bomba - da 19mila e un totale di 5mila. A questo si unisce un rafforzamento delle ispezioni degli esperti Onu. Gli accordi resteranno in vigore per almeno 10 anni. Viene fissato anche un limite alle scorte di uranio, che devono restare sotto i 300 kg per i prossimi 15 anni.
L’intesa è stata accolta in maniera positiva dalla maggioranza della comunità internazionale, tranne qualche posizione critica, fra cui Israele e il Congresso americano. Gli Stati Uniti hanno mantenuto in vigore tutta una serie di sanzioni per il programma di missili balistici di Teheran, oltre che per il sostegno [armato] a movimenti sciiti in Medio oriente. Tra questi Hezbollah in Libano, il governo di Damasco in Siria e gli Houthi “ribelli” in Yemen.

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