sabato 8 luglio 2017

Striscia di Gaza: Norwegian Refugee Council, tre anni dopo la guerra “ricostruzione ostacolata da restrizioni israeliane”



A tre anni dalla campagna militare israeliana, “Protective Edge”, nella Striscia di Gaza che costò la vita a 1.492 palestinesi, 67 soldati israeliani e 6 civili, “due milioni di palestinesi sono sotto assedio a Gaza; l’80% dei quali dipende da aiuti umanitari; 8.135 su 11.000 case sono ancora completamente distrutte; mancano finanziamenti per circa 3.800 case distrutte e per altre 57.000 danneggiate; manca il 46% del cemento necessario per i casi di ricostruzione. Sono ancora migliaia gli sfollati che attendono il ritorno alle loro case”. I dati sono contenuti in una nota diffusa dal Norwegian Refugee Council (Nrc) in cui viene presa in esame la situazione nella Striscia a tre anni dal conflitto. “I gazawi continuano a vivere tra le macerie – si legge nel testo – delle 11 case totalmente distrutte solo poco più di un terzo sono state ricostruite e molte famiglie vivono ancora nelle tende”. Secondo Nrc le case danneggiate nelle sette settimane di guerra sono state 160mila e ad oggi le famiglie sfollate sono 6.300. La denuncia del Norwegian Refugee Council riguarda anche “il decennale blocco israeliano che ha aumentato i bisogni e le necessità all’interno della Striscia. La ricostruzione è stata ostacolata dalle restrizioni di Israele sui materiali edili e dalla mancanza di fondi. Dopo tre anni ci sono ancora 35mila gazawi sfollati, e la società di Gaza è sull’orlo del collasso anche a causa dei tagli di corrente e mancanza di carburante per generatori per gli ospedali, per gli impianti di trattamento delle acque, per le pompe di fognatura e per altri servizi chiave”. Dei finanziamenti promessi solo il 30% è stato elargito. Per Nrc servono 380 milioni di dollari. Da qui l’appello alla comunità internazionale per offrire il sostegno necessario specialmente per continuare a fornire servizi essenziali nei settori dell’accoglienza, della sanità, dell’acqua e dell’igiene.

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