domenica 9 luglio 2017

Robert Fisk :Uno stato vassallo






28 giugno  2017
La crisi tra i Sauditi e il Qatar è diventata così grave che si dice il Ministro degli esteri del Qatar stia programmando un viaggio di emergenza a Washington nei prossimi giorni, con la speranza che il regime di Trump possa salvare il suo emirato. Infatti Mohamed bin Abdulrahman Al-Thani sa molto bene che se il Qatar  si sottometterà  alle 13 richieste senza precedenti – alcune delle quali offensive, che l’Arabia Saudita, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto gli hanno fatto, cesserà  di esistere come Stato nazione. *
I redattori della televisione Al Jazeera, appoggiati da una falange di gruppi che lottano per la difesa dei diritti umani e per la libertà di stampa, hanno stigmatizzato il preavviso di 10 giorni che la catena satellitare deve chiudere, insieme a Middle East Eye e ad altri affiliati – in quanto mostruosa intrusione nella libertà di parola. Un dirigente della televisione lo ha paragonato a una richiesta tedesca che la Gran Bretagna chiuda la BBC.  Non è così. Somiglia di più a una richiesta dell’UE che Theresa May chiuda la BBC. E sappiamo che cosa direbbe in proposito.
Però il Primo Ministro Britannico e il suo Ministro degli Esteri, mentre sono ovviamente ansiosi di prendere le distanze da questa disputa araba molto pericolosa e molto costosa, non sguaineranno la spada a favore del Qatar. E neanche gli Americani lo faranno, quando il loro presidente folle ha deciso che il Qatar era un “finanziatore” del terrorismo, pochi giorni dopo aver accettato un accordo di 350 miliardi di dollari di armi con l’Arabia Saudita.
Ma certamente, dicono i Qatarioti, non può essere una cosa seria. Non dubitano che il Feldmaresciallo Al-Sisi presidente dell’Egitto che detesta Al Jazeera sia  dietro alla richiesta che questa venga chiusa, ma uno dei quattro stati arabi deve aver fatto deliberatamente trapelare la lista alla Reuters e alla Associated Press. Se è così, perché i nemici del Qatar desiderano svelare i loro piani  così presto? Sicuramente queste richieste sarebbero soltanto la prima posizione negoziale delle quattro nazioni arabe.
E’ difficile capire in  che modo possono rispondere i qatarioti. Se chiudessero realmente  la loro rete televisiva mondiale e altri gruppi di media, se rompessero le relazioni con la Fratellanza Musulmana – l’obiettivo di Sisi, anche se il suo reale nemico è l’Isis – con i talebani ed Hezbollah, se riducessero i loro rapporti con l’Iran, chiudessero la base militare della Turchia e rivelassero i loro registri contabili per sottoporli a un esame internazionale dei paesi arabi per i prossimi 12 anni, allora il  Qatar diventerebbe uno stato vassallo.
Agli amici del Qatar questo sembra strano, bizzarro, fantastico, quasi al di là della realtà – ma chi può sondare il cervello del trentunenne  nuovo e molto impulsivo Principe della Corona Mohamed bin Salman dell’Arabia Saudita? Se può lanciarsi a capofitto in una guerra senza speranza con gli Houthi dello Yemen, perché non dovrebbe minacciare lo stato del Qatar? La famiglia reale saudita ha tentato varie volte di umiliare il suo vicino disobbediente; isolando questa perla di ricchezza con la sua stazione televisiva “ficcanaso”, stanno costringendo il Qatar a mangiare la cosa più simile a un boccone amaro: il cibo importato dall’Iran e dalla Turchia.
Al Jazeera, è inutile dirlo, non è timida. La modestia non è mai stata la sua caratteristica principale. I suoi servizi in lingua araba hanno dimostrato una straordinaria parzialità verso la Fratellanza, che l’Emiro del Qatar ha continuato ad appoggiare dopo che le forze armate egiziane hanno attuato un colpo di stato contro il presidente eletto dell’Egitto, Mohammed Morsi,  della Fratellanza Musulmana. Al-Sisi  ha sbattuto in galera  un gruppo di giornalisti di Al Jazeera il cui lavoro per il servizio in lingua inglese era stato usato – senza il loro permesso – sul canale in arabo “Live” , invadente e anti-Sisi, gestito dal Qatar.
Il servizio di Al Jazeera  in inglese, malgrado tutto il baccano suscitato quando iniziò a trasmettere per la  prima volta – i media americani salutarono il suo arrivo come l’inizio della libertà dei media in Medio Oriente – raramente ha seguito  gli avvenimenti in Bahrein o ha dimostrato del coraggio critico nel fare servizi sull’Arabia Saudita. Certamente non si è mai chiesto perché il Qatar non era una democrazia. Quando iniziò a trasmettere le prediche registrate di Osama bin Laden, il Presidente Bush voleva bombardare il canale satellitare, cosa che sarebbe stata un passo leggermente più estremo delle 13 richieste delle quattro nazioni arabe che ora desiderano isolare il Qatar. Una versione americana di Al Jazeera è stata un fallimento totale: ha cominciato a sembrare soltanto come un’altra versione di CNN/Fox News – un giornalismo scadente che allora infettava il suo servizio in lingua inglese in tutto il mondo.
E quindi, mentre  noi non dovremmo essere troppo romantici rispetto ad Al Jazeera, i suoi detrattori arabi, fortificati dalla loro nuova relazione fin troppo romantica con Trump, stanno tentando di schiacciare qualsiasi dignità che il Qatar reclama per se stesso. Insistere che paghi un indennizzo in contanti per le vite perdute a causa della sua politica estera, equivale a chiedere all’Arabia Saudita di finanziare la ricostruzione dello Yemen, di pagare il risarcimento per i 10.000 civili morti e di prendersi cura di migliaia di vittime del colera.
Agli inizi, ho chiesto a uno dei membri importanti della redazione di Al Jazeera, se il canale dove talvolta apparivo, era semplicemente un giocattolo propagandistico  della famiglia reale del Qatar. No, mi hanno detto con fermezza. Era un “progetto di politica estera” e chiaramente è così. Il minuscolo Qatar pensava di essere diventato un’importante potenza imperialistica sul cui canale satellitare non sarebbe mai tramontato il sole. Se però un giorno riacquistasse il potere di terra, ricostruendo la Siria, per esempio, questo potrebbe aggiungere del territorio al petrolio e al gas liquido e ad Al Jazeera, cosa che i Sauditi non accetterebbero mai. E’ questo il motivo per cui lo status di nazione del Qatar sta venendo ora minacciato?
Nella foto: gli studi di Al Jazeera a Doha, nel Qatar
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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