sabato 8 luglio 2017

Malak Mattar. : in gabbia a Gaza

In gabbia.
Il desiderio di muoversi, di viaggiare è innato in tutti gli esseri umani. E a Gaza, è diventato un bruciore nello stomaco e un dolore nei nostri cuori. Le nostre valigie sono sempre pronte, perché non sappiamo mai quando Rafah si aprirà o Israele concederà un permesso. Siamo costretti a vivere vite di costante incertezza e delusione. La maggior parte di noi non uscirà mai, per questo ognuno porta dentro una gabbia che rispecchia la gabbia più grande fuori. E il mio viso? Il mio viso è vuoto, ad eccezione dei fogli di giornale, perché i media ci danno speranza con notizie di un imminente sollievo - poi precipitano il giorno successivo. Presto, perderemo anche la capacità di sperare.

 Malak MattarSegui
Caged
The desire to move, to travel, is inherent in all human beings. And in Gaza, it has become a burn in our stomachs and a pain in our hearts. Our suitcases are always at the ready, because we never know when Rafah will open or Israel will grant a permit. We are forced to live lives of constant uncertainty and disappointment. Most of us never do get out, which is why each one of us carries a cage inside—reflecting the bigger cage outside. And my face? My face is blank, except for newsprint, because the media gives us hope with news of imminent relief—then dashes them the next day. Soon, we will lose even the ability to hope.

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