mercoledì 26 luglio 2017

La crisi del Monte del Tempio: il suo timore dei rivali politici ha portato Netanyahu a commettere un grave errore

 
 
La crisi del Monte del Tempio: il suo timore dei…
zeitun.info
 
 
 
Barak Ravid – 23 luglio 2017, Haaretz
Netanyahu sa di cosa c’è bisogno per affrontare le attuali tensioni, ma ha votato nel modo opposto; senza una controparte di sinistra da incolpare, è bloccato tra l’incudine e il martello.
Subito dopo l’attacco al complesso del Monte del Tempio [compiuto da tre palestinesi con cittadinanza israeliana armati che hanno ucciso due poliziotti prima di essere a loro volta uccisi, ndt.] una settimana fa, il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva capito che questo incidente conteneva i semi di un’esplosione più grande. Dopotutto ha alle sue spalle la saggezza dell’esperienza. Netanyahu ricorda bene quello che è avvenuto durante il suo primo mandato in seguito all’apertura dei tunnel del muro occidentale nel 1996, dopo la passeggiata di Ariel Sharon sulla spianata nel 2000 e gli avvenimenti dell’estate 2015, dopo che anche il membro del suo governo Uri Ariel [del partito di estrema destra “Casa ebraica”, ndt] vi si è recato.
Netanyahu ha risposto con cautela calcolata, nonché intavolando insolitamente una conversazione telefonica con il presidente palestinese Mahmoud Abbas per prevenire insieme un’escalation.
Data la sua condotta responsabile nelle prime ore dopo l’aggressione, è sconcertante come 24 ore più tardi abbia commesso un errore così grave con la precipitosa decisione dello scorso sabato di installare metal detector in tutti gli ingressi al complesso [la Spianata delle Moschee, ndt.]. Dopo 24 ore in cui in apparenza ha impedito un’escalation, questa decisione ha invertito la tendenza e gravemente accentuato le tensioni, portando all’esplosione scoppiata durante il fine settimana.
La decisione di installare metal detector è stata presa durante una riunione telefonica di 30 minuti che Netanyahu ha convocato poco prima di prendere l’aereo per una visita di cinque giorni a Budapest e a Parigi. Erano collegati in linea il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, quello della Sicurezza Pubblica Erdan e importanti membri dell’esercito israeliano, dello Shin Bet [il servizio segreto interno israeliano, ndt.] e della polizia. La questione dei metal detector è stata brevemente citata, ma non c’è stata una seria discussione. Se qualcuno dei partecipanti pensava che fosse un errore, non l’ha detto. Sono passati ad altro.
L’errore di Netanyahu non è stato solo nell’installazione dei metal detector, ma soprattutto nel processo decisionale che l’ha preceduta. Benché sapesse benissimo che il Monte del Tempio [definizione ebraica della Spianata delle Moschee, ndt.] era il punto più esplosivo del Medio Oriente, se non del pianeta, quella sera ha deciso di occuparsi di una questione complessa e strategica in base a considerazioni tattiche relative alla sicurezza. Ogni complessità è stata ignorata e il problema è stato ridotto ai metal detector.
L’errore di calcolo di Netanyahu in questa discussione e nel collocare quei metal detector lo ha spinto in un vicolo cieco. Quando è emerso che questa iniziativa stava incontrando una forte opposizione, il governo è rimasto senza valide soluzioni, preso tra l’incudine e il martello. Se li avesse tolti, sarebbe stato interpretato come un segno di debolezza, mostrando di cedere alle minacce e ammettendo di non avere una reale sovranità sul Monte del Tempio. Se li avesse lasciati al loro posto, si sarebbe trovato tra una violenta esplosione a Gerusalemme e in Cisgiordania e una crisi con tutto il mondo musulmano.
Nell’ultima settimana Netanyahu ha parlato in pubblico in varie occasioni, esprimendo la sua preoccupazione per l’escalation intorno al Monte del Tempio o persino per il rischio di una possibile guerra di religione. Per alcuni giorni è stato propenso a togliere i metal detector, ma durante la riunione di governo alla fine ha votato per mantenerli. La stessa cosa è avvenuta nel voto sull’esproprio dei proprietari privati palestinesi, la cosiddetta “Legge regolatoria” [che consente a Israele di espropriare terreni privati palestinesi a favore dei coloni, ndt.]. Lo stesso Netanyahu ha avvertito che questa legge avrebbe portato Israele davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, anche se alla fine ha votato a favore.
In entrambi i casi la ragione è la stessa – il suo timore nei confronti dei rivali politici alla sua destra. Netanyahu si è ritrovato in un governo senza un oppositore di sinistra come Ehud Barak, Tzipi Livni o Moshe Ya’alon su cui contare per bloccare le iniziative pericolose e quindi è stato preso di mira dalla lobby dei coloni nel governo, nella Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] e nei media.
Con le sue stesse mani e per via delle sue paure, Netanyahu ha creato un contesto di lavoro nel governo – messo insieme per garantire la sua sopravvivenza politica – che non gli consente di prendere decisioni ragionevoli in materia di sicurezza nazionale. Assurdamente, il ministro della Difesa ha votato contro le raccomandazioni delle istituzioni della difesa. Teoricamente Netanyahu sapeva quale fosse la mossa corretta riguardo al Monte del Tempio, ma le decisioni prese sono state l’esatto contrario. Nella riunione di governo di domenica Netanyahu potrebbe rimediare. Speriamo che non sia troppo tardi.
(traduzione di Amedeo Rossi)

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