giovedì 20 luglio 2017

Il nazionalismo indù di Modi potrebbe scatenare un’altra guerra: parola del Global Times


Il nazionalismo indù di Modi potrebbe scatenare un’altra guerra: parola del Global Times






Un bellicoso editoriale del quotidiano del Partito comunista cinese chiarisce la posizione di Pechino. Tra Cina e India la tensione si è riaccesa al confine con il Bhutan, sull’altopiano di Doklam rivendicato dai cinesi. Gli eserciti sono schierati faccia a faccia da circa un mese. “L’India si sente ancora accerchiata”.

Pechino (AsiaNews/News18) – Il quotidiano del Partito comunista cinese ha innalzato il livello della sua retorica contro l’India fin dall’inizio del faccia a faccia militare [sull’altopiano] di Doklam quattro settimane fa. Il suo ultimo attacco è contro il primo ministro indiano Narendra Modi e “l’aumento del nazionalismo indù”. Paventando la minaccia di un conflitto armato, un editoriale del Global Times ha detto che il “nazionalismo religioso” rischia di spingere India e Cina verso un’altra guerra.
Nell’editoriale si afferma: “Il fervore nazionalista che chiede vendetta contro la Cina affonda le sue radici in India fin dalla guerra per il confine. L’elezione del primo ministro indiano Narendra Modi ha alimentato i sentimenti nazionalisti del Paese. Per giungere al potere, Modi ha sfruttato la crescita del nazionalismo indù… Questa volta la disputa sul confine è un’azione diretta contro la Cina, che soddisfa la domanda dei nazionalisti religiosi dell’India”.
L’articolo sostiene che la guerra del 1962 ha portato ad un “radicato sospetto verso la strategia cinese”. “L’India cova un profondo sospetto strategico nei confronti della Cina…Per lungo tempo essa ha instillato l’idea che la Cina stesse perseguendo quella che veniva chiamata la ‘Collana di perle’, con l’obiettivo di accerchiare l’India. Nonostante la buona volontà cinese di invitare l’India a prender parte all’iniziativa ‘One belt, One road’, Delhi insiste nell’interpretare il progetto come parte del contenimento strategico e dell’accerchiamento cinese”.
L’iniziativa “One belt, One road” viene vista come il progetto prediletto del presidente cinese Xi Jinping. New Delhi si è opposta al progetto che passa attraverso il territorio del Kashmir occupato dal Pakistan e non ha partecipato al suo grande lancio a Pechino all’inizio di quest’anno. Nelle ultime settimane la Cina ha stretto la morsa della retorica contro l’India in seguito al confronto tra i due eserciti nazionali nella zona di giuntura dei due Paesi con il Bhutan. Il faccia a faccia si è innescato quando le truppe indiane [l’Indian Army, ndr] hanno impedito all’esercito cinese [il People's Liberation Army, ndr] di costruire una strada nell’area. La Cina ha reclamato che il suo esercito stava costruendo la strada all’interno del proprio territorio e ha chiesto un’immediata ritirata delle truppe indiane dal conteso altopiano di Doklam. New Delhi ha espresso preoccupazione per la costruzione della strada, contestando che essa avrebbe consentito all’esercito cinese di tagliare l’accesso dell’India ai suoi Stati del nord-est.
L’India ha comunicato al governo cinese che la costruzione della strada avrebbe comportato un significativo cambiamento dello status quo, con serie implicazioni per la sicurezza.
Doka La è il nome indiano per la regione che il Bhutan riconosce come Doklam, mentre la Cina la considera come parte della sua regione del Donglang. Della frontiera che divide India e Cina, lunga 3.488 chilometri e che va dal Jammu e Kashmir fino all’Arunachal Pradesh, una sezione di 220 chilometri ricade [nello Stato indiano di] Sikkim.

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