sabato 22 luglio 2017

Ieri in Palestina è successo di tutto Uccisi tre palestinesi e tre coloni israeliani

gerusalemme
 
 

Ieri in Palestina è successo di tutto

Tre palestinesi sono morti negli scontri con la polizia, e tre coloni israeliani sono stati uccisi in un attentato: intanto i rapporti tra Israele e i leader palestinesi sono stati interrotti

 
Uomini palestinesi scappano per proteggersi dal gas lacrimogeno usato dai militari israeliani poco fuori dalla città vecchia di Gerusalemme, il 21 luglio 2017 (AHMAD GHARABLI/AFP/Getty Images)
Il 21 luglio è stata una giornata di tensioni a Gerusalemme e in varie località della Palestina. Sei persone sono morte: tre giovani palestinesi sono stati uccisi durante gli scontri con la polizia israeliana e tre coloni israeliani dell’insediamento di Halamish, in Cisgiordania, sono stati accoltellati e uccisi in un attentato avvenuto nella loro casa. Luke Baker, il responsabile dell’agenzia Reuters per Israele e Palestina, ha commentato che quello di ieri è stato «il peggior massacro fra Israele e Palestina da anni a questa parte».
Gli scontri polizia ed esercito israeliano da una parte e palestinesi dall’altra sono avvenuti dopo la preghiera del venerdì, il giorno sacro per i fedeli musulmani, a causa dell’installazione di alcuni metal detector all’ingresso della Spianata delle Moschee di Gerusalemme e della restrizione dell’accesso al luogo sacro per gli uomini con meno di 50 anni. Secondo la Mezzaluna Rossa in tutta la Palestina 193 persone sono state ferite negli scontri, avvenuti anche nelle città palestinesi di Ramallah e Hebron. I tre palestinesi morti avevano meno di 20 anni, e tutti loro erano stati coinvolti nelle proteste.
In seguito alle restrizioni di Israele e agli scontri del pomeriggio, ieri sera il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha annunciato la sospensione di ogni rapporto con Israele fino alla rimozione dei metal detector. I metal detector sono stati installati dopo l’attentato del 14 luglio in cui due poliziotti israeliani erano stati uccisi: secondo le autorità israeliane le armi utilizzate per l’attacco erano state nascoste all’interno della Spianata delle Moschee. Abbas non ha dato dettagli sulla sospensione dei rapporti con Israele ma per ora non è stata interrotta la collaborazione dell’Autorità Palestinese con le forze israeliane riguardo la sicurezza.
Le tre persone uccise ad Halamish, che si trova una ventina di chilometri a nord di Gerusalemme ed è chiamata Neve Tsuf dai coloni, erano invece due uomini e una donna, tutti membri della stessa famiglia; una seconda donna è stata ferita e ricoverata in ospedale. Il responsabile dell’attacco alla famiglia, un giovane palestinese, è stato ferito e catturato da soldati israeliani. Oggi l’esercito israeliano ha fatto irruzione nella casa dell’attentatore a Khobar, che si trova vicino a Ramallah, e ha arrestato suo fratello. L’esercito ha anche imposto un divieto alle persone di Khobar di lasciare la località, tranne in casi di emergenze «umanitarie».
Le persone morte ieri si aggiungono a una lunga serie di persone uccise negli ultimi due anni: almeno 47 israeliani e cinque stranieri sono morti accoltellati o investiti negli attentati cominciati nell’autunno del 2015. Nello stesso periodo sono stati uccisi 255 palestinesi: molti di loro erano responsabili degli attacchi nei confronti degli israeliani, altri sono stati uccisi negli scontri con la polizia e l’esercito.



Ieri tre giovani palestinesi sono stati uccisi durante una giornata di tensione altissima a Gerusalemme. In serata tre coloni israeliani sono stati accoltellati a morte nell’insediamento di Halamish

Fedeli palestinesi pregano fuori dalle mura della Città Vecchia in segno di protesta (Foto: Epa/Abir Sultan)
Fedeli palestinesi pregano fuori dalle mura della Città Vecchia in segno di protesta (Foto: Epa/Abir Sultan)
AGGIORNAMENTI:
ore 22:25  3 coloni uccisi nell’insediamento di Chalamish (Cisgiordania). Abbas, intanto, annuncia: “Sospensione di tutti i contatti con Israele”
Tre coloni, due uomini di 40 e 60 anni e una donna di 40 anni sono stati accoltellati a morte stasera nell’insediamento di Chalimish (nella zona centrale della Cisgiordania). Un’altra donna israeliana di 60 anni è stata trasferita all’ospedale Sharei Tzedek di Gerusalemme. Le sue condizioni sono giudicate serie.
Il presidente palestinese Abbas, intanto, annuncia la sospensione di “tutti i contatti” con Israele.
ore 18.45 – BILANCIO DELLA MEZZALUNA ROSSA: 390 PALESTINESI FERITI
La Mezzaluna rossa ha appena dato il bilancio della giornata di scontri tra Gerusalemme e Cisgiordania: 390 palestinesi sono stati feriti, la maggior parte per inalazione di gas lacrimogeni, 38 a Gerusalemme e 66 in Cisgiordania da pallottole vere e proiettili di gomma. Cinque gli agenti di polizia israeliani feriti.
ore 16.30 – TERZA VITTIMA PALESTINESE AD ABU DIS, CISGIORDANIA
Un terzo palestinese è morto in un ospedale di Ramallah, dove era stato portato a causa delle ferite riportate in scontri con l’esercito israeliano ad Abu Dis, Cisgiordania
ore 15.40 – SECONDO PALESTINESE UCCISO. 190 I FERITI, TRE GRAVI. RAID NELL’OSPEDALE AL-MAKASSED
Sono almeno 190 i palestinesi feriti negli scontri a Gerusalemme con la polizia israeliana. Tre di loro sono gravi. Sui social network alcuni palestinesi denunciano raid della polizia dentro l’ospedale al-Makassed, alla ricerca di persone ferite da arrestare.
Secondo fonti mediche dello stesso ospedale, un altro giovane è deceduto in ospedale per le ferite da arma da fuoco riportate. Sarebbe stato identificato come Mohammad Abu Ghannam, residente nel quartiere di Al-Tur. Anche il suo corpo è stato subito portato via per i funerali per il timore che venisse confiscato dalle autorità israeliane.

Qui il video del raid nell’ospedale pubblicato da Middle East Eye:

ore 14.20 – GIOVANE UCCISO A RAS AL-AMUD, COLPITO DA UN COLONO Un giovane di 17 anni, Muhammad Mahmoud Sharaf, del quartiere di Silwan, è stato ucciso da un colono con colpi di armi fa fuoco. Secondo fonti mediche è stato colpito al collo. La famiglia ha subito celebrato i funerali per paura che la polizia israeliana confiscasse il corpo.
ore 13.45 – SCONTRI IN CITTA’ VECCHIA, POLIZIA LANCIA GRANATE STORDENTI Sono in corso scontri tra palestinesi e polizia israeliana in alcuni quartieri a ridosso della Città Vecchia: a Ras al-Amud, a pochissima distanza dalla Spianata delle Moschee, i poliziotti lanciano granate stordenti per disperdere la folla. Sono migliaia i fedeli che hanno pregato fuori dalla Spianata, guidati dai leader religiosi che hanno invitato a non entrare come forma di protesta per l’istallazione di metal detector.

Proteste in corso anche in alcune città della Cisgiordania, tra cui Betlemme e Hebron. Qui, secondo testimoni, l’esercito sta sparando pallottole vere
Scontri a Gerusalemme, oggi venerdì 21 luglio (Fonte: Twitter)
Scontri a Gerusalemme, oggi venerdì 21 luglio (Fonte: Twitter)
Ore 13.15 – ABBAS CHIAMA KUSHNER AL TELEFONO
Il consigliere del presidente palestinese Abbas, Nabil Abu Rdeneh, ha riportato di una telefonata oggi con il consigliere del presidente statunitense Trump e suo genero, Jared Kushner. Abbas avrebbe chiesto all’amministrazione Usa di intervenire per far rimuovere i metal detector dalla Spianata e riportare la calma a Gerusalemme.
ore 11.45 – MIGLIAIA DI PALESTINESI IN MARCIA VERSO LA CITTA’ VECCHIA, PRIMI SCONTRI
Sono migliaia i palestinesi in marcia verso la città vecchia di Gerusalemme, controllati da almeno 3mila poliziotti di frontiera. A pochi minuti dalla preghiera del venerdì, sono già scoppiati i primi scontri vicino alla Porta di Damasco, mentre centinaia di fedeli hanno pregato all’alba di fronte alla Porta dei Leoni. Alcuni giornalisti, israeliani e stranieri, hanno denunciato di essere stati bloccati dalla polizia mentre cercavano di avvicinarsi alla Porta dei Leoni per raccontare gli eventi di oggi.
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della redazione
Roma, 21 luglio 2017, Nena News – Il venerdì della rabbia palestinese è arrivato. La tensione intorno a Gerusalemme è altissima dopo giorni di proteste e scontri. E morti invisibili: ieri un altro giovane palestinese è stato ucciso dall’esercito israeliano a Tuqu’, villaggio vicino Betlemme circondato dalle colonie. Aveva 26 anni e si chiamava Mohammad Hussein Tanouh, è stato colpito quattro volte dai soldati israeliani vicino alla scuola del paese per poi essere schiacciato da un veicolo militare.
Secondo l’esercito stava tentando di investire dei soldati ma testimoni raccontano una versione diversa: il ragazzo era a piedi ed è stato preso di mira dai militari. Mentre camminava, disarmato, è stato colpito alla testa e al petto da dieci metri di distanza, per essere poi investito.
Immediata è esplosa la protesta a Tuqu’: i giovani sono scesi in strada e hanno lanciato pietre ai soldati che hanno risposto con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Almeno 15 i feriti tra i manifestanti, tra cui uno colpito alla testa da un proiettile di gomma.
Un’altra morte che si aggiunge ai 41 palestinesi uccisi quest’anno e i quasi 300 morti dall’ottobre 2015. E ora la tensione rischia di esplodere di nuovo, intorno alla Moschea di al-Aqsa e la Spianata delle Moschee. I palestinesi ne sono convinti: Israele sta mettendo in atto una serie di misure di sicurezza – metal detector, tornelli, divieto alla chiamata alla preghiera dagli altoparlanti – per modificare lo status quo del luogo sacro e giungere, a breve, nella divisione fisica in due, come successo nel 1995 con la Moschea di Abramo a Hebron.
Per oggi sono previste manifestazioni a Gerusalemme e nei villaggi vicini, un giorno della rabbia a cui ha fatto appello Fatah e a cui si sono unite anche gli altri partiti palestinesi. Stamattina all’alba le autorità israeliane hanno emesso un ordine destinato ad accendere la tensione: divieto di ingresso per la pregheria del venerdì sulla Spianata agli uomini palestinesi con meno di 50 anni.
Intanto circa 3mila poliziotti sono stati dispiegati in Città Vecchia e almeno dieci palestinesi sono stati arrestati nella notte: tra loro alcuni attivisti, tra cui Hatem Abdel Khader, rappresentante di Fatah a Gerusalemme e capo negoziatore sullo status di al-Aqsa. Ieri sera aveva dato per fallito il dialogo con la controparte israeliana. Negli scontri scoppiati ieri notte 22 palestinesi sono rimasti feriti, nei pressi della Porta dei Leoni. E questa mattina alcuni fedeli provenienti dalla Cisgiordania e in possesso di permessi di ingresso in territorio israeliano sono stati rimandati indietro ai checkpoint
La polizia israeliana attacca i manifestanti, ieri sera, in città vecchia (Fonte: Twitter)



La polizia israeliana attacca i manifestanti, ieri sera, in città vecchia (Fonte: Twitter)
Non mancano le voci contrarie all’interno dell’establishment israeliano: ieri, durante la riunione d’emergenza indetta dal premier Netanyahu, lo Shin Bet (i servizi segreti interni) hanno detto che le nuove barriere andrebbero rimosse, opinione non condivisa dalla polizia. Che insiste: i metal detector resteranno sulla Spianata fino a quando sarà necessario, ha detto ieri il portavoce Rosenfeld. “Settimane o mesi, finché sarà necessario”. E a vincere è questa linea: questa mattina l’alto consiglio di sicurezza israeliano ha lasciato aalla polizia la decisione finale. Nena News
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