sabato 8 luglio 2017

Haggai Matar La ferita nazionale israeliana che non può guarire


 
 
 
 
 
Un gruppo di devoti attivisti ha lavorato instancabilmente nel corso degli ultimi anni per costringere le autorità ad ammettere la verità circa la scomparsa di centinaia di bambini yemeniti nei primi anni dello stato di Israele. Potrebbero essere vicini a…
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Un gruppo di devoti attivisti ha lavorato instancabilmente nel corso degli ultimi anni per costringere le autorità ad ammettere la verità circa la scomparsa di centinaia di bambini yemeniti nei primi anni dello stato di Israele. Potrebbero essere vicini a riuscirci.
di Haggai Matar
+972, 18.06.2017
https://972mag.com/israels-national-wound-that-cannot-heal/128211/
Uno degli aspetti più facili da dimenticare sul caso dei bambini yemeniti è che non si tratta di una questione storica. La scomparsa di centinaia di bambini di famiglie yemenite non è una storia antica, ma una continua ingiustizia che si potrae fino ad oggi. Per le famiglie che hanno perso i loro figli, che non ne conoscono ancora il destino, è una ferita aperta da quasi 60 anni.
Significa vivere un'intera vita nel dolore e nel dubbio, sapere che ti svegli al mattino, guidi, vai a lavorare, vai al supermercato, paghi le tasse, mentre il tuo paese rimane in silenzio sulla scomparsa del tuo bambino o di tua sorella. Che i medici che ti curano sono stati educati da coloro che sono responsabili della scomparsa dei bambini. Che i politici deliberatamente impediscono allo Stato di riconoscere formalmente l'ingiustizia, di scusarsi, di compensare le famiglie e di sostenere il tentativo di ritrovare i bambini. Che uno dei tuoi familiari stretti, che non hai mai incontrato, potrebbe passarti accanto per la strada senza sapere di avere un'altra famiglia.
È un fardello insopportabile da portare per 60 anni. Per comprendere il dolore, bisogna solo ascoltare alcune delle centinaia di testimonianze pubblicate da Amram, una ONG israeliana dedicata alla ricerca dei bambini yemeniti scomparsi e all'informazione sulla vicenda. Attraverso le lacrime dei genitori, delle sorelle e dei fratelli si può capire come ogni giorno senza risposte sia un altro giorno in cui i bambini vengono nuovamente rapiti.
Negli ultimi anni, un piccolo gruppo di devoti attivisti di Amram e di altre organizzazioni sono riusciti a rompere il silenzio. Non sono arrivati dal nulla - è stata la lotta decennale da parte delle famiglie che li ha portati al percorso verso il riconoscimento. Gli articoli pubblicati da quotidiani come HaOlam HaZeh negli anni '60 e Haaretz negli anni '90 hanno pure contribuito a rompere il silenzio. La lotta eroica del rabbino Uzi Meshulam, che ha condotto una campagna per tentare di obbligare lo Stato a fare luce sulla vicenda, ha ulteriormente aumentato la presa di coscienza del pubblico.
  An employee at the Israel State Archives looks at classified documents related to the Yemenite Children Affair, at the Israel State Archives offices in Jerusalem, December 22, 2016. (Yonatan Sindel/Flash90)
Un'impiegata dell'Archivio di Stato di Israele accede ai documenti secretati relativi al caso dei bambini yemeniti, presso gli uffici degli archivi di Stato di Israele, a Gerusalemme, il 22 dicembre 2016. (Yonatan Sindel / Flash90)
Tuttavia nel corso degli anni, le istituzioni hanno  ripetutamente negato  le accuse. Le commissioni d'inchiesta hanno lavorato per seppellire il caso, ponendo il segreto su molte delle testimonianze per decine di anni.
Da quando è stata fondata, Amram ha fatto un lavoro incredibile: attraverso la registrazione e la pubblicazione di testimonianze, organizzando dibattiti e conferenze per sensibilizzare il pubblico, ha potuto influenzare in modo significativo l'opinione pubblica sul tema dei bambini yemeniti, raggiungere un nuovo pubblico e costringere lo stato a rilasciare una serie di documenti precedentemente secretati.
Questi attivisti sono riusciti a mettere insieme un'ampia coalizione politica, che include organizzazioni femministe e di Mizrahi, il collettivo foto-giornalistico Activestills, Medici per i Diritti Umani-Israele, attivisti etiopi-israeliani e alcuni membri della Knesset  del partito Meretz (sinistra) e della lista comune araba.

Photo of Yemenite children who were taken from their parents and disappeared.
Foto di un bambino yemenita sottratto ai genitori e scomparso.
Mercoledì di questa settimana, Amram terrà una manifestazione a Gerusalemme, che si concentrerà su tre richieste: in primo luogo, che lo Stato riconosca formalmente che i rapimenti ebbero effettivamente luogo, si scusi con le famiglie e con i figli, e indica una giornata annuale di riconoscimento per ricordare la vicenda. In secondo luogo, gli attivisti chiedono che lo Stato investa le risorse necessarie per riunire le famiglie che sono state separate. Amram è già riuscito - attraverso test del D.N.A., ricerche sugli archivi delle adozioni e attivismo pubblico - a riunire due famiglie i cui bambini furono rapiti e dati in adozione. Non c'è dubbio che lo Stato, con tutte le sue risorse, potrebbe fare ben di più. E infine, Amram chiede allo Stato di assolvere retroattivamente il rabbino Uzi Meshulam, che era stato condannato a sei anni dopo essere stato condannato per offese violenti nella sua lotta per sensibilizzare sulla vicenda.
Si tratta di richieste modeste. Come il mio collega Noam Sheizaf, che ha fatto ricerche sull'argomento e un film sulla lotta di Meshulam, credo anch'io che il riconoscimento e la riunificazione non siano sufficienti. Lo Stato deve a queste famiglie una compensazione reale. Non potrà ridare loro i bambini, né annullerà l'ingiustizia, ma sarebbe un modo per dimostrare che lo stato non si limita a dichiarazioni su responsabilità e rammarico, ma è pronto a fare qualcosa di tangibile.
Proprio la scorsa settimana, il governo ha respinto un disegno di legge del leader dell'opposizione Isaac Herzog (Unione Sionista) - proposto con 37 parlamentari di Likud, Meretz, Shas e Lista comune - per una giornata annuale di commemorazione per "solidarietà e umanità", per stare vicino alle famiglie. Il governo, a quanto pare, non è disposto a concedere neanche questo.

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

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