domenica 9 luglio 2017

Gideon Levy : Gli israeliani non meritano il concerto dei Radiohead


Gli israeliani non meritano il concerto dei Radiohead
di Gideon Levy
Internazionale 1209 | 16 giugno 2017
È arrivato il momento di lasciarsi alle spalle la distinzione tra gli israeliani che si considerano bravi e giusti e la brutale occupazione di cui sono responsabili. Se in Israele non esiste alcuna opposizione all’occupazione o al Likud di Netanyahu,  resta solo un’unica scelta: appoggiare il boicottaggio
Chi si chiede se il boicottaggio sia uno strumento efficace per combattere l’occupazione israeliana dovrebbe ascoltare le recenti dichiarazioni di Thom Yorke, il cantante della band britannica Radiohead, e di Yair Lapid, leader del partito Yesh Atid. Entrambi hanno deinito il boicottaggio una “propaganda da quattro soldi”. Le loro parole però potrebbero convincere persone in ogni angolo del pianeta a fare il contrario, cioè a sostenere il boicottaggio.
Thom Yorke non sa cosa sia Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds), la campagna globale nata nel 2005 per fare pressione su Israele perché metta ine all’occupazione dei territori palestinesi, garantisca piena uguaglianza ai cittadini arabi d’Israele e rispetti i diritti dei profughi palestinesi. Lapid invece è un fervente nemico della campagna Bds. I ragionamenti di queste due persone dicono molto sulla loro personalità ma non fanno capire cosa rappresenta il boicottaggio.
Il boicottaggio è uno strumento legittimo. Israele, in altri ambiti, lo usa e invita gli altri paesi a fare lo stesso. Anche alcuni cittadini israeliani lo usano. C’è un boicottaggio contro Hamas a Gaza, uno contro i negozi non kosher, uno contro il consumo di carne, uno contro i villaggi turistici in Turchia, e ci sono le sanzioni all’Iran. Tutto il mondo è abituato a provvedimenti di questo genere. Per esempio, dopo l’annessione della Crimea, diversi paesi hanno imposto pesanti sanzioni alla Russia. Quello che dobbiamo chiederci è se Israele meriti questa punizione, simile a quella imposta al Sudafrica durante l’apartheid, e se lo strumento sia eicace.
Thom Yorke ha reagito alle parole di un’altra rockstar, l’ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters, che aveva chiesto ai Radiohead di non suonare a Tel Aviv il 19 luglio. In un’intervista concessa alla rivista statunitense Rolling Stone, Yorke ha spiegato le sue ragioni: non si sognerebbe mai di dire a qualcuno dove può e non può lavorare. Il musicista britannico pensa forse che le fabbriche che sfruttano i lavoratori e le miniere di diamanti insanguinati siano luoghi di lavoro accettabili? Non si dovrebbe chiedere alle persone di non fare afari con i proprietari di quelle fabbriche e di quelle miniere? I prodotti dei coloni israeliani sono più accettabili? “
Il dialogo che i sostenitori del boicottaggio vogliono avviare è basato sul concetto di bianco o nero. Per me questo è un problema”, ha dichiarato Yorke. Quale problema? Non siamo forse in una situazione di bianco e nero, di occupanti e occupati, di oppressori e oppressi? “Non capisco perché fare un concerto rock sia un problema per loro”, ha detto Thom Yorke. Pronto, parlo con i Radiohead? Il concerto non è il problema, il problema è il pubblico. È arrivato il momento di lasciarsi alle spalle la distinzione tra gli israeliani che si considerano bravi e giusti – “Ciao Tel Aviv! Siamo felici di essere qui!” – e la brutale occupazione di cui sono responsabili. È arrivato il momento di punirli in maniera nonviolenta per i crimini di cui sono complici. L’unico strumento per farlo è il boicottaggio.
Roger Waters ha chiesto a Yorke di non intrattenere gli israeliani perché gli israeliani non se lo meritano, almeno ino a quando a mezz’ora di macchina da Yarkon Park, dove si terrà il concerto dei Radiohead, andrà avanti l’occupazione. Non esiste una richiesta più giusta. Yair Lapid è molto più demagogico e populista di Yorke. Con una bandiera israeliana sullo sfondo e una sul risvolto della giacca – una sola bandiera non bastava – la settimana scorsa è stato intervistato da uno dei giornalisti più competenti del mondo, Tim Sebastian dell’emittente tedesca Deutsche Welle. Lapid ha attaccato Sebastian, accusandolo di essere “convinto che il suo ruolo sia rappresentare i palestinesi, non la verità”. Questo dimostra che Lapid non capisce proprio niente di giornalismo. E i suoi argomenti contro il boicottaggio sono ancora peggio.
Lapid è orgoglioso di essere stato uno dei primi a combatterlo, è “assolutamente certo” che la campagna Bds sia inanziata da Hamas – l’ha scritto il Wall Street Journal – e che sia legata al gran mufti di Gerusalemme, che collaborò con i nazisti.
Vi serve un altro argomento? Eccolo: i sostenitori del boicottaggio chiedono di scarcerare le persone che hanno impiccato i gay ai pali del telefono o quelle che considerano accettabile picchiare le donne e uccidere gli ebrei e i cristiani. Questo, secondo Lapid, è il boicottaggio. L’occupazione, invece, non è una cosa sbagliata. Se un uomo che si candida a guidare il paese ha queste opinioni, allora conviene tenerci il premier attuale, Benjamin Netanyahu. E se questo è il livello dei ragionamenti e della cultura di Lapid allora è chiaro che in Israele non esiste alcuna opposizione all’occupazione o al Likud di Netanyahu.
Se le cose stanno così, resta solo un’unica scelta: appoggiare il boicottaggio. 

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