lunedì 10 luglio 2017

130 ebrei della diaspora si frappongono tra l’esercito israeliano e un villaggio palestinese di grotte – di Amira Hass




giovedì 6 luglio 2017

Il villaggio palestinese di Sarura fu distrutto nel 1997 ed i suoi residenti non sono tornati per paura della violenza dei coloni. Decine di volontari ebrei provenienti da Stati Uniti, Canada e Australia si sono uniti agli attivisti palestinesi, rinnovandolo


Di Amira Hass
5 Luglio 2017

A sua insaputa, l’autore A.B. Yehoshua ha svolto un ruolo importante in un’attività congiunta di disobbedienza civile da parte di palestinesi ed ebrei  in corso nelle colline a sud di Hebron. Qualcosa che ha detto nel 2004 ai giovani ebrei americani che avevano ricevuto una borsa di studio dalla Dorot Foundation per trascorrere un anno in Israele, ha causato un’esplosione nel cuore e nei pensieri di una di loro, una donna di nome Ilana Sumka , nativa del Maryland, che aveva 29 anni a quel tempo.

Tredici anni dopo   Sumka è completamente immersa nel progetto di ristrutturazione del borgo palestinese di grotte aSarura , dalle Forze di Difesa israeliane  distrutto nel 1997. Sumka è stata coinvolta nella preparazione e nel reclutamento di 130 volontari ebrei provnienti dagli Stati Uniti, Canada, Australia ed Europa, nel restauro stesso, nel diffondere i messaggi socio-politici dell’iniziativa. Il suo percorso e quello degli altri volontari mette in luce i cambiamenti nelle comunità ebraiche della diaspora.

Sumka è molto ambiziosa . Il suo modello è quello degli americani bianchi del nord degli Stati Uniti che ai erano recati nel  Sud per aderire alle campagne condotte dai neri contro la discriminazione e la segregazione.:  “Questo vuole essere un campanello d’allarme per la comunità ebraica mondialein modo che presti attenzione  a  ciò che sta accadendo nel territorio palestinese occupato, unendosi alle campagne civili dei palestinesi.”

● Prima tappa completata

Questa settimana a Sarura gli attivisti hanno concluso la prima fase dei loro piani: la ristrutturazione di due grotte e del percorso accidentato che conduce al villaggio. Sarura è stato tra la dozzina più o meno di villaggi palestinesi che l’IDF aveva distrutto nel 1997 sostenendo che era una zona di tiro,ma tutti i villaggi sono cresciuti organicamente nella regione ancor prima che Israele occupasse la Cisgiordania. L’Alta Corte di Giustizia ha ordinato che gli abitanti dei villaggi fossero autorizzati a tornare alle loro case, ma non ha sentenziato che sarebbero stati autorizzati a rinnovare i loro edifici demoliti o le loro cisterne per l’acqua. Da allora l’Amministrazione Civile ha definito ogni struttura che hanno costruito come “illegale” e l’ha demolita.

I residenti di Sarura non tornarono alle loro caverne. Il blocco della corta strada di accesso, le molestie e la violenza da parte dei coloni e la costruzione del vicino avamposto di Maon Farm li avevano scoraggiati. Nel corso degli anni sono riusciti solo a coltivare le loro terre, grazie a scorte regolari da parte degli  attivisti della campagna “Operazione Colomba” del Solidarity Movement. Gli attivisti palestinesi nella zona hanno appreso che la famiglia di Fadel Amar, 55 anni, era interessata a tornare a Sarura. E così, una coalizione di organizzazioni palestinesi, palestinesi- israeliane ed ebree è stata costituita per realizzare il sogno . La coalizione è guidata dai comitati di resistenza popolare delle South Hebron Hills, e comprende Holy Land Trust, Combatants for Peace, All That’s Left e il Center for Jewish NonViolence (che è stato fondato da Sumka).

Nelle ultime settimane i soldati dell’IDF hanno fatto irruzione nel villaggio e nel campo di lavoro per tre volte, confiscando un generatore e le tende  e  picchiando gli attivisti. Il pericolo dell’arrivo dei soldati e la confisca dei loro beni aleggia sempre su di loro, ma Amar, che è nato in una delle grotte restaurate  insiste a rimanere. Fino ad oggi la presenza di stranieri, e soprattutto degli ebrei della diaspora, ha fornito una protezione relativa a  lui e alla sua famiglia, . Amar fa lavori di ristrutturazione in Israele senza permesso di lavoro “ma non c’è scelta, perché devo guadagnarmi da vivere.” Quattro mesi fa è stato arrestato e condannato a due mesi di prigione.

Lunedì scorso le preoccupazioni sono state messe da parte: attivisti palestinesi ed ebrei hanno celebrato la fine della prima fase con discorsi nella piazza accanto alla prima grotta  restaurata e con una cena comune, ballando e cantando . A parte le grotte che sono pronte per viverci, c’è un ulteriore bonus: le amicizie che si sono formate tra gli attivisti palestinesi, ebrei, israeliani.

● Tornando a Bruxelles

Sumka non era tra chi festeggiava. Lei è tornata in Belgio  dove ha vissuto con la sua famiglia negli ultimi anni, insegnando l’ebraismo.   DA  Bruxelles due settimane fa ha detto ad Haaretz come nel 2004  SIA rimasta stupita dal sentire A.B . Yehoshua che rimproverava i borsisti americani di Dorot, compresa lei,  CHIEDENDO : “Dove è stata la sinistra americana ebraica in tutti questi anni?”

Si riferiva al silenzio della comunità ebraica liberale  sul tema dell’occupazione. Che cosa vuol dire, Sumka si chiese. “Ho finanziato nel mio piccolo l' JNF [Fondo Nazionale Ebraico] ”ogni settimana . Con la sua coscienza ebraica   e il suo “aspetto ebraico europeo molto orientale”, come lei dice, era attiva a New York per lottare per un salario equo per tutti i lavoratori e si era unita al Jewish World Service americano, una organizzazione umanitaria per i  diritti umani.

“Non sapevo che, come  ebrea  di sinistra , avessero bisogno di me in Israele,” dice. Nel 2004 ha visitato Israele per la prima volta, per smentire qualcosa che una amica ebrea americana le aveva detto :  in questo paese scoprirai di non  poter conciliare la tua identità ebraica e i suoi  tuoi liberali. Sumka si è arrabbiata, ha risposto  che questo era impossibile  e si è unita a Dorot.

E poi ha visitato la città vecchia di Hebron, e anche oggi le viene la pelle d’oca quando ricorda “quella città fantasma. Il luogo più spaventoso che abbia mai visto”. In seguito ha continuato verso South Hebron Hills e ha cominciato a capire che Hebron, che viene svuotata dei palestinesi vicino alla colonia ebraica, è un microcosmo di quello che Israele sta facendo in Cisgiordania.

Le parole di Yehoshua l’hanno portata a pensare alla sua responsabilità su ciò che sta accadendo in Israele. Nel 2006 è tornata in Israele e si è unita a Encounter, l’organizzazione ebraica che organizza incontri di ebrei americani con i palestinesi nelle loro case, nelle loro città. In cinque anni sono stati ospitati e istruiti  2.000 ebrei. Sumka ha viaggiato ogni giorno tra la Cisgiordania e Israele o tra Gerusalemme Ovest ed Est,mravigliandosi della capacità degli israeliani di ignorare  ciò che sta accadendo a pochi passi dalle loro case.

Dobbiamo lavorare contro l’occupazione solo perché Israele e i suoi capi si pongono come rappresentanti di tutto il popolo ebraico” aggiungendo: “L’occupazione non è per i valori ebraici, è hilul hashem [una profanazione del nome di Dio ]”. Lei dice ‘hilul HaShem’ in ebraico. Dall’inizio degli anni ’90 è diventata più religiosa e osserva rigorosamente i comandamenti. Perché? “Sentivo una specie di vuoto. Neshamà, [l’anima] cerca la luce , la spiritualità e la comunità. Volevo qualcosa di più di questa politica presente aNew York e di questo teatro “.

In  Belgio è stata coinvolta nella creazione di due organizzazioni: Another Jewish Voice , composta da ebrei  che si oppongono all’occupazione  e il Center for Jewish Nonviolence , che partecipa all’attività in Surara. Lei dice: “l’unico modo per dire che l’occupazione che si svolge in nome del giudaismo non è il giudaismo è che gli ebrei vi si oppongano collettivamente.”

● La svolta è arrivata all’inizio

Ha teorizzato che il primo seme del suo dubbio su Israele era stato piantato già nel 1997. La sua sinagoga progressista aveva ospitato un “ israeliano giovane e bello ” che si era rifiutato di prestare servizio nei territori. “Se qualcun altro mi avesse detto che c’era qualcosa di sbagliato nel comportamento dell’esercito israeliano, non ci avrei creduto. Gli ho creduto perché era un soldato ed era bello.”

Il seme che è stato piantato è germogliato nel 2004. Aveva capito le dissonanze di cui la sua amica aveva parlato. “I miei nonni hanno lasciato la Russia, la Bielorussia, la Polonia, l’Ucraina, nel1910 e nel 1920 a causa della discriminazione e per fare una vita migliore. Non a causa della Shoah. Sono cresciuta a Silver Spring, nel Maryland, in un sobborgo molto sicuro e confortevole, dove  c’è una grande comunità ebraica.  Pensavo  che i nazisti sarebbero potuti tornare. Ci è stato sempre detto che sarebbe potuto accadere di nuovo

La mia immagine dell’esercito israeliano era che mi avrebbe protetto. Se mi chiedete come mi avrebbe protetto a Silver Spring, non lo so. Avevo 12 anni, ma pensavo sempre che sarei andata in Israele  e che l’esercito israeliano ci avrebbe salvati. In  America. questo è quello che ci è stato insegnato. ”.

Ora lei dice di se stessa e dei suoi amici: “Questo è quello che stiamo cercando di fare: di far brillare la luce con la nostra presenza e la nostra identità. Siamo schierati contro la violenza dei soldati israeliani. Stiamo mettendo i nostri corpi tra i palestinesi e i soldati israeliani e i coloni.”

Amira Hass

130 Diaspora Jews stand between the Israeli army and a Palestinian cave village

The Palestinian village of Sarura was destroyed in 1997 and its residents have not returned for fear of settler violence. Dozens of Jewish volunteers from the U.S.,…

HAARETZ.COM

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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