venerdì 19 maggio 2017

I ristoranti di Gaza servono solo acqua salata per solidarietà con i prigionieri palestinesi

 
 
 
Lo sciopero della fame iniziato dai reclusi palestinesi si è esteso alla popolazione locale ed è diventata virale in rete
huffingtonpost.it
 
 
 Menù interamente cancellato e sostituito con un'unica "bevanda": acqua e sale. Non si tratta, tuttavia, della trovata di alcuni fan di Mina e Celentano, bensì della chiara forma di protesta di molti ristoranti e hotel situati sulla Striscia di Gaza, che hanno deciso di solidarizzare con i circa 1600 prigionieri palestinesi (detenuti nelle carceri israeliane) che attualmente stanno portando avanti uno sciopero della fame, bevendo - appunto - solo acqua e sale.
Lo staff di queste strutture ha inoltre iniziato a vestire uniformi con la scritta "acqua e sale" e "onore come dessert". La notizia è stata data da Salah Abu Hassireh, il capo del Comitato palestinese dei ristoranti, hotel e servizi turistici.
Il gesto di ribellione dei prigionieri e dei ristoratori palestinesi è stato lanciato anche in rete, dove è diventato virale un video in cui una pop star palestinese, Mohammed Assaf, sfida chiunque a bere acqua e sale e a filmarsi, finché i detenuti (che lui chiama "compagni eroici") non verranno liberati. La "sfida" è stata ribattezzata "salt and water challenge".
Nelle carceri israeliane, invece, lo sciopero della fame - o, come viene da loro chiamato, lo "sciopero della libertà e della dignità" - è iniziato il 17 aprile scorso, giornata in cui in Palestina si commemoravano proprio i prigionieri. L'obiettivo non è solamente quello della loro liberazione - come ricorda Assaf nel video - ma anche quello di ottenere per essi il diritto di telefonare, di avere un avvocato, di avere migliori cure sanitarie e di scongiurare la detenzione in isolamento.
In tutto, i palestinesi in carcere nei luoghi di detenzione israeliani sono circa 6500, reclamati dalla loro patria come prigionieri politici, ma accusati di terrorismo da Gerusalemme. Altri 500, invece, sono sotto la cosiddetta "detenzione amministrativa", che consente alle forze dell'ordine israeliane di non formulare un capo d'accusa per i 6 mesi successivi alla cattura.
Le autorità israeliane hanno condannato duramente il gesto, tanto che il ministro della sicurezza pubblica, Gilad Erdan, ha precisato ai media locali che "i prigionieri coinvolti nello sciopero sono terroristi e persone incarcerate per omicidio. Meritano le condizioni in cui sono reclusi". La protesta continua.
 

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