venerdì 5 maggio 2017

Gerusalemme: mons. Pizzaballa “è il problema dei problemi. Sulla Città Santa noi cristiani non possiamo tacere”

Gerusalemme: mons. Pizzaballa al Sir, “è il problema dei problemi. Sulla Città Santa noi cristiani non possiamo tacere”



 “Gerusalemme è il problema dei problemi e non si risolverà facilmente perché non è solo una questione territoriale o di confini ma è anche una questione ideale dove l’elemento religioso è importante. Su questo tema noi cristiani non possiamo tacere”. È quanto dichiara in un’intervista al Sir monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, in cui commenta, tra le altre cose, la recente risoluzione su Gerusalemme dell’Unesco e l’approvazione di Hamas della creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967. “Gerusalemme – spiega mons. Pizzaballa – non sarà solo il risultato di un negoziato tra palestinesi e israeliani, ebrei e musulmani ma anche con i cristiani. Su Gerusalemme noi cristiani non possiamo tacere. Gerusalemme è anche cristiana”. Per l’amministratore apostolico la scelta di Hamas di accettare la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967 
“potrebbe essere un’importante novità. Passare dall’idea di distruggere Israele a quella di accettare i confini dello Stato Palestinese è importante, ma la strada è ancora lunga. Dobbiamo percorrerla e in questa direzione tutti i passi sono utili. La pace va costruita sul territorio perché è qui che la situazione deve migliorare altrimenti la gente diventa scettica e lontana”. Non impressiona mons. Pizzaballa la dichiarazione del presidente Trump, dopo aver incontrato l’omologo palestinese, Abu Mazen, di voler “creare la pace tra israeliani e palestinesi e ci arriveremo”. 
“Tutti i presidenti Usa, all’inizio del loro mandato, dicono sempre la stessa cosa – è il commento di Pizzaballa – l’esperienza maturata in oltre 20 anni in Medio Oriente mi dice che si deve essere prudenti nel fare affermazioni troppo entusiastiche. Bisogna vedere il territorio e qui la situazione è molto grave. Lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi, gli insediamenti che aumentano sono situazioni che non cambieranno con semplici dichiarazioni”.

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