domenica 26 marzo 2017

Robert Fisk : Si stanno preparando di nuovo guai in Libano?







21 marzo 2017
Ieri Walid Jumblatt sembrava un uomo preoccupato. Ieri. Appariva un poco fragile. Dopo tutto, stava commemorando il brutale assassinio di 40 anni fa di suo padre druso, Kamal, un serio socialista laico che si sarebbe potuto paragonare al Deputato britannico di prima della Prima Guerra mondiale, Keir Hardie, anche se Hardie aveva trascorso 11 anni nelle miniere e non viveva in un palazzo. La “macellazione” di Kamal, ucciso a colpi di arma da fuoco nelle sua macchina, insieme al suo autista e alla sua guardia del corpo,  non molto tempo dopo l’inizio della Guerra libanese – è stata seguita dal massacro di centinaia di cristiani, per mano dei loro vicini Drusi nei villaggi circostanti.
Da allora Walid ha tanto di fare ammenda per quel terribile atto, non ultimo perché crede che Kamal sia stato ucciso per ordine del presidente siriano Hafez al-Assad, padre di Bashar al-Assad. Il suo breve discorso di fronte al suo palazzo nella cittadina di  Mukthara (città natale di Walid, n.d.t.), come gran parte del suo recente lavoro politico, ha quindi trattato della riconciliazione tra Cristiani e Drusi. Non ha mai mancato di citare l’uccisione degli abitanti cristiani dei villaggi e di dire che questo crimine non dovrebbe mai accadere di nuovo. La cifra ufficiale dei morti – se mai esistono cifre “ufficiali” in guerra – era di 219. Per la maggior parte hanno avuto la gola tagliata.
In un  salotto del palazzo, circondato dai suoi sostenitori politici molti dei quali Cristiani Maroniti, mi ha detto che suo padre si era sforzato di porre fine al sistema settario di governo vigente in Libano. “Stava tentando di liberarsene, perché i Musulmani e i Drusi non erano partner alla pari nel sistema,” mi ha detto. “Mio padre ha tentato di fare questo in maniera pacifica. L‘élite dei Cristiani era con lui, ma il sogno di un Libano non settario è stato ucciso insieme a lui nel giorno in cui è morto.”
I Drusi, la cui leadership Walid Jumblatt ha ereditato il giorno dell’assassinio di suo padre, è considerata una delle cinque sette musulmane in Libano anche se si suppone che ci siano mezzo milioni di drusi. La concezione popolare è che siano il 5% della popolazione; di fatto, sono forse il 6%. I drusi svolgono, però, un ruolo fondamentale nella desetterizzazione del sistema politico libanese, un’istituzione così opaca e strampalata che perfino i politici locali hanno spesso reagito con orrore alla sua complessità.
La comunità drusa ha membri in Siria e, di fatto, anche a Israele, e spesso le hanno attribuito di avere radici neo-platoniche e anche islamiche. Questo può essere un po’romantico, ma è completo di sceicchi che indossano stupendi turbanti rossi e bianchi e una magica bandiera multicolore. La famiglia Jumblatt in origine era del Kurdistan turco. Forse la loro fede ha origini indù. Kamal era affascinato dall’Induismo ed era andato in India per studiarlo. Il suo vecchio insegnante indiano è venuto in aereo fino in Libano per la commemorazione di ieri.
Però, tra i seri problemi attuali del Libano, c’è il futuro politico personale di Walid, come deputato, da quando un’osservazione attribuita a Gebran Bassil, il Ministro degli Esteri, (si dà il caso che sia il genero del Presidente Michel Aoun), suggerì che Jumblatt non dovrebbe essere in alleanza elettorale con i Cristiani – suggerimento profondamente contrario alle idee di Kamal e a quelle dei politici cristiani radunati al Mukthara per il 40° anniversario della sua morte.
Nel suo discorso, che è stato ascoltato da diecine di migliaia dei suoi sostenitori drusi, Walid Jumblatt ha ricordato loro in che modo suo padre sosteneva la causa palestinese e ha dato a suo figlio Taimur che era in piedi accanto a lui, una tradizionale keffiyha palestinese. Taimur, ha detto a lui pubblicamente, dovresti “portare l’eredità del tuo meraviglioso nonno e levare in alto la bandiera della Palestina araba occupata.” Ha sostenuto che i Drusi e i Cristiani “hanno ottenuto la riconciliazione del Libano” dopo la guerra civile, un’affermazione che ha serie radici storiche.
Infatti, nel 19° secolo, furono perpetrati massacri di gran lunga più terribili di quelli compiuti nei villaggi dei Monti Chouf, contro i Cristiani del Libano (e della Siria). E’ stato questo che ha spinto allo sbarco dell’esercito francese a Beirut nel 1860, il quale offrì protezione ai Cristiani. I britannici si recarono  a Sidone e offrirono ai bambini drusi il dubbio privilegio dell’educazione in una scuola privata inglese.
Se i problemi attuali del Libano sono soltanto la più grande crisi del Libano fin dall’ultima crisi più grande, sono sufficientemente seri. Ci sono voci costanti che Israele ed Hezbollah torneranno di nuovo in guerra poiché Israele cercherà di colpire Hezbollah, che è appoggiato dall’Iran, invece che bombardare l’Iran stesso. Questa è stata la ragione segreta della guerra del 2006 che devastò il paese. Dopo quel massacro, Hezbollah ha dichiarato di aver ottenuto una grossa vittoria, che  non dava molto l’impressione di una vittoria per i Libanesi – e Israele è stata sconfitta ma ha detto di avere vinto.
Forse l’oscurità che si percepisce  qui è causata dal fatto che tutti sanno che il Libano contiene un sacco di assassini in pensione e tra di loro –a meno che non siano stati uccisi – quelli che hanno teso l’agguato a Kamal Jumblatt. Proprio ora c’è una nobile campagna fatta da un uomo che si chiama Nasser Bakkar, che era nato nel Libano meridionale e che vuole far erigere un muro che contenga i nomi di tutti coloro che sono morti nella guerra civile Libanese del 1975-1990. Dice che sarebbe necessario “mettere da parte tutte le nostre differenze”. Certamente sarebbe necessario – e si incontrerebbero una moltitudine di problemi, non ultimo perché alcuni di quelli che hanno perduto i loro cari, scoprirebbero che anche  gli assassini dei loro figli o dei loro mariti comparirebbero sul muro. E potete essere sicuri che sorgerebbero problemi settari? Si inciderebbero i nomi in ordine alfabetico? In base alla nazionalità?  In base – e ci risiamo – alla religione? E certamente dovrebbe essere un muro molto lungo.
Bakkar dice che c’erano stati 200.000 morti in Libano. Quando la guerra finì, ho ne ccalcolai 150.000. Che cosa è accaduto, quindi, ai 50.000 che mancano? Come per le cifre dei morti in Siria, calcolare le vittime può essere una faccenda statisticamente
incerta, specialmente con tutti quegli assassini in pensione che vivono fino a un’età avanzata.
Nella foto: Kamal Jumblatt
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/is-trouble-brewing-again-in-lebanon
Originale : The Independent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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