mercoledì 1 marzo 2017

Prof. Osama Hamdan: I giovani palestinesi hanno bisogno di speranza



L’accademico di Gerusalemme racconta la mancanza di aspettative di futuro della gioventù. La fuga attraverso lo studio, la migrazione. Alcuni scelgono la morte e il…
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L’accademico di Gerusalemme racconta la mancanza di aspettative di futuro della gioventù. La fuga attraverso lo studio, la migrazione. Alcuni scelgono la morte e il terrorismo. 

Gerusalemme (AsiaNews) – A causa della difficile situazione economica e politica, i giovani palestinesi non hanno aspettative nel futuro. Questo li porta alla disperazione e alla ricerca di una via d’uscita attraverso gli studi, la migrazione. E quando non la trovano, anche attraverso la morte e il terrorismo.
La Cisgiordania conta un’alta percentuale di giovani. Il Palestinian Central Bureau of Statistics (Pcbs) riporta che, nel 2016, il 36,9% della popolazione aveva meno di 15 anni e il 30% aveva fra i 15 e i 29 anni. Fra questi ultimi, il tasso di disoccupazione è del 39%. Il professor Osama Hamdan, 57 anni, docente di restauro architettonico all’Università Al-Quds di Gerusalemme, racconta le loro difficoltà: “Hanno una vita più difficile rispetto la nostra generazione. Un po’ come i giovani in Europa. In più hanno tutti i problemi creati dalla situazione politica. Hanno poca speranza, poca fiducia.”
Hamdan parla delle speranze dei suoi studenti di trovare un lavoro, magari proseguendo gli studi con un master o un dottorato. Tuttavia, il Pcbs afferma che nel 2016 solo il 16% ha trovato lavoro. Questo li spinge a cercare di lasciare il Paese. In Cisgiordania, secondo la stessa fonte, il 15% ha dichiarato di volersene andare; il 73% di questi in modo temporaneo. “Certo che vogliono lasciare il Paese, ma come possono?” domanda Hamdan. “Non c’è via d’uscita. Quelli che riescono vanno nei Paesi del Golfo. Le nostre menti importanti sono lì, perché il governo non ha saputo trattenerle.”
Violenze e continui conflitti plasmano le nuove generazioni. “Se per 24, 25 anni vivi esperienze di questo genere, è difficile sperare in un mondo migliore, ma è più facile lasciarsi andare e chiudersi. Il fatto che ‘arabo’ sia associato a ‘terrorismo’ non aiuta. La chiusura diventa violenza. Se spingi un gatto contro il muro questo può graffiare.”
Difatti, gli scontri e le aggressioni nei Territori occupati e in Israele si sono intensificati. Secondo Hamdan questi attentatori, “anche giovanissimi”, cercano la morte. “Se affronti un soldato armato fino ai denti con un paio di forbici, non puoi trovare altro che la morte.” Questo è quanto accaduto ad Abdul Fatah al-Sharif, giovane palestinese di Hebron, ucciso mentre era ferito a terra. La sua morte ha diviso Israele sulle responsabilità del soldato israeliano, condannato a 18 mesi di detenzione.
Secondo l’accademico “quello di cui hanno bisogno i giovani è speranza, pace e rispetto.” Molti lavorano con lui che, “nel suo piccolo”, cerca di aiutarli. In particolare attraverso i progetti di formazione del Mosaic Centre di Gerico, Ong di cui è direttore e che protegge e promuove l’eredità culturale palestinese. “Per loro, speranza è trovare un lavoro, qualcosa che piaccia a loro: cose belle, l’arte, la cultura. Tutte cose che potrebbero diventare un ponte fra le religioni e fra il vecchio e il nuovo.”

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