lunedì 20 febbraio 2017

Umberto De Giovannangeli : In Israele l'etnocrazia si fa Stato E va oltre l'apartheid"

 da  left pag. 49


Come nel Sudafrica dell'apartheid. Anzi, addirittura peggio. In Palestina si stanno consumando, con la complicità dell'Occidente, due crimini politici: lo Stato "negato" e lo Stato "illegale". Il 6 Febbraio 2017 è una data da cerchiare in rosso. Perché segna un passaggio d'epoca: dall'occupazione di fatto all'occupazione "legalizzata". Con la rapina approvata a maggioranza dalla Knesset (60 favorevoli, 52 contrari), che regolarizza gli insediamenti ebraici e circa 4mila case costruite su terreni privati palestinesi in Cisgiordania, Israele non solo fa scempio - ma questa non è una novità - dell'ennesima risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la 2334.
Con quel voto Israele compie una scelta che va al di là del colpo mortale inflitto all'ipotetica soluzione "a due Stati": traduce in codice normativo l'ideologia di "Eretz Israel", rinunciando ad essere democrazia per istituzionalizzare una etnocrazia che, nella sua visione espansionista da "popolo eletto", non conosce confini.
Israele ha scelto. Ed è una scelta strategica. «I governanti israeliani hanno più paura della pace che della guerra. Del resto, non hanno mai imparato l'arte di governare in contesti pacifici. E, negli anni, sono riusciti a contaminare gran parte di Israele con il loro approccio. E insicurezza è il loro migliore, e forse unico, vantaggio politico. E magari vinceranno facilmente le prossime elezioni facendo leva sulle paure degli israeliani e sull'odio dei vicini, che hanno fatto di tutto per irrobustire».
Così si esprimeva, profeticamente, Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, di famiglia ebraica e sfuggito all'Olocausto ordito da Hider grazie a una tempestiva fuga in Urss nel 1939.
Era il 5 agosto dei 2015, nel pieno della terza guerra di Gaza scatenata da Israele. «Come ha scritto Asher Schechter su Haaretz - dichiarò nell'intervista a Repubblica Bauman - l'ultima ondata di violenza nell'area "ha fatto compiere a Israele un ulteriore passo verso quel torpore emotivo che Il 6 febbraio 2017 segna il passaggio epocale dall'occupazione di fatto a quella "legalizzata" si rifiuta di vedere ogni sofferenza che non sia la propria". E questo è dimostrato da una nuova, violenta retorica pubblica». Una retorica che finisce per modellare la "psicologia di una Nazione". Una retorica che viene da lontano. E ha un fortissimo retaggio ideologico. Il pensiero dell'attuale premier israeliano, annota lo storico Avishai Margalit, affonda le radici in quello del padre Benzion Netanyahu. «Netanyahu senior - rimarca Margalit - era uno storico specialista degli ebrei spagnoli del Medioevo ed è stato un sostenitore del sionismo revisionista, che richiede la fondazione col sangue e col fuoco" di uno Stato ebraico su entrambe le rive del Giordano». La politica del presente ha queste radici. Per la prima volta dall'annessione di Gerusalemme, rimarca Jcall Italia, «il Parlamento di Israele legifera su territori palestinesi al di là dei confini internazionalmente riconosciuti. Proseguendo su questa strada i dirigenti di Israele porteranno alla scomparsa di uno Stato di Israele ebraico e democratico... Perpetuare e legalizzare l'occupazione significa distruggere i fondamenti del progetto sionista: costruire uno Stato del popolo ebraico fondato sulle norme della democrazia...». Così è. Legalizzare l'occupazione è andare oltre alla costituzione di fatto di un regime di apartheid nei Territori occupati. L'etnocrazia si fa Stato. Uno Stato "fuorilegge", fuori dal diritto internazionale e da quello umanitario. Financo l'American Jewish Committee (Ajc) si è detta "profondamente delusa" della decisione presa dalla Knesset sugli insediamenti israeliani. David Harris, ceo della Ajc ha sostenuto che «questa è una legge sbagliata che rischia di rivelarsi controproducente per gli interessi fondamentali di Israele». La comunità internazionale è chiamata a fare i conti con l'irrisolta "questione israeliana.". Di cosa si tratti lo sintetizza efficacemente David Grossman: «I:idea stessa di come essere cittadini di questo Stato è cambiata: si è passati dall'idea di appartenere a uno Stato democratico, basato sulla le e, a quella di appartenere a uno Stato basato sulla religione. Quello che conta oggi è se sei ebreo o no: nel primo caso hai diritti e privilegi altrimenti quasi non sei benvenuto. È molto pericoloso: è una situazione in cui l'irrazionalità vince e ci spinge in un angolo in cui ci sentiamo soli e abbandonati dal resto del mondo». Israele si vive e agisce come un "ghetto atomico" che conosce e pratica solo il linguaggio della forza. Da Stato democratico a Stato "fuorilegge", retto dal peggior governo della storia d'Israele. Denunciare una rapina "legalizzata non è antisemitismo. È dire la verità. Se i pionieri sionisti sognavano di fare d'Israele un Paese normale, quel sogno è stato infranto dai falchi che governano a Tel Aviv.

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