sabato 18 febbraio 2017

Pakistan, raid della polizia dopo l’attentato al tempio sufi: uccisi più di 100 terroristi

Shafique Khokhar

L’attacco suicida nel Sindh ha provocato la morte di oltre 80 fedeli riuniti in preghiera. Il Piano di azione nazionale contro il terrorismo è stato approvato, ma manca la volontà politica di metterlo in pratica. “Bisogna eliminare l’elemento religioso islamico dalla Costituzione”.
Karachi (AsiaNews) – Il governo di Islamabad ha lanciato una caccia all’uomo in tutto il Paese alla ricerca di affiliati al terrorismo islamico. Controlli a tappeto sono stati effettuati nelle principali città come risposta al sanguinoso attentato compiuto due giorni fa da un militante dello Stato islamico contro un tempio sufi nel Sindh, che ha provocato la morte di oltre 80 fedeli riuniti in preghiera. Le forze di polizia riferiscono di aver scovato e ucciso più di 100 terroristi, mentre le autorità stanno facendo pressione sul governo di Kabul affinchè consegni altri 76 affiliati a gruppi estremisti che si nascondono in Afghanistan.
Ad AsiaNews attivisti, intellettuali ed educatori esprimono preoccupazione per il clima di rinnovata violenza che sta seminando paura e timore in tutta la società. Samson Salamat, presidente del Rwadari Tehreek (Movimento per la tolleranza), afferma: “Il Pakistan è sotto shock per questa nuova ondata di estremismo e terrorismo che ha colpito tutte le province”. Poi lamenta: “Il governo federale e quelli provinciali, così come le agenzie anti-terrorismo, sono responsabili. Per anni abbiamo chiesto politiche e strategie per affrontare il terrorismo violento, ma in tutta risposta abbiamo avuto solo alcune iniziative che non vanno al cuore del problema. Nonostante sia stato approvato un Piano di azione nazionale per combattere il terrorismo, esso non è mai stato pienamente messo in pratica con impegno da parte di tutti gli attori interessati”.
Il risultato di questo immobilismo, continua, “è che assistiamo di continuo e impotenti di fronte ai gruppi illegali che fanno manifestazioni, incontri e raccolgono soldi in pubblico”. Cosa peggiore, sottolinea, “è che persino alcune persone che hanno responsabilità di governo mostrano un atteggiamento debole verso i terroristi o addirittura permettono loro le manifestazioni pubbliche. Tutto questo è inaccettabile. Governo e funzionari statali devono proporre politiche chiare. L’obiettivo primario dell’agenda politica deve essere di tolleranza zero verso tutte le forme di estremismo. La nazione deve uscire dal silenzio e fare pressioni sul governo”.
Secondo l’educatore Ishtiaq Ahmed, “tutte le persone perbene devono condannare gli attacchi che colpiscono innocenti. Per caso vogliamo una società nella quale nessuno sia al sicuro e fanatici con le armi possano andare in giro portando scompiglio tra la nostra gente? La cosiddetta guerra santa proveniente dall’Afghanistan minaccia di nuovo le nostre vite”.
Lo scrittore Ajmal Shabir aggiunge: “I nostri cuori sono spezzati. L’attentato al tempio di Lal Shahbaz Qalandar dimostra che i poveri e i vulnerabili possono essere un bersaglio in qualsiasi momento. Al contrario, il chief minister e tutti i politici sono al sicuro”.
Adnan Rehmat, noto editorialista, ritiene che sia arrivato il momento di “eliminare l’elemento religioso [islamico] dalla Costituzione e stabilire una volta per tutte che il compito dello Stato è garantire il benessere dei cittadini e non utilizzare questi ultimi per le sue manie di grandezza nel voler emergere come il leader della Ummah [comunità islamica] sulla base dell’identità religiosa e confessionale. Altrimenti ciò che vuole lo Stato verrebbe a coincidere ciò che vogliono e glorificano i terroristi”. “Le persone povere – conclude – sono stanche di essere assassinate per questi grandiosi esperimenti religiosi”

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