venerdì 10 febbraio 2017

La retorica isterica di Netanyahu sull’Iran cerca di distrarre l’attenzione dalla costruzione di insediamenti in Cisgiordania

a retorica isterica di Netanyahu sull’Iran cerca di distrarre l’attenzione dalla costruzione di insediamenti in Cisgiordania



Di Patrick Cockburn
Source: The Independent
9 febbraio  2017
Durante il loro incontro, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto un resoconto terribile a Theresa May, riguardo alla minaccia che rappresenta l’aggressione iraniana a Israele a e a qualunque altro paese. Agli occhi di  Nethanyahu, l’Iran è un nemico molto più pericoloso dell’Isis e di al-Qaida,  il quale cerca di “annientare Israele, cerca di conquistare il Medio Oriente, minaccia l’Europa, minaccia l’Occidente, minaccia il mondo.”
Persino considerando  gli standard di  Netanyahu, la retorica sembra eccessiva ed è probabilmente motivata dal desiderio di distrarre l’attenzione dalla costruzione di insediamenti in Cisgiordania. A pochi giorni dall’insediamento di Trump alla presidenza, Israele ha annunciato la costruzione di altre 2.500 unità abitative in Cisgiordania. Anche se l’amministrazione Trump ha espresso un blando malcontento   a Israele saranno probabilmente risparmiate vigorose proteste da parte di Washington.
Netanyahu sa che  i membri di grado più elevato della nuova amministrazione hanno essi stessi denunciato l’Iran usando termini apocalittici analoghi ai suoi. Sabato, il Segretario statunitense alla Difesa, James Mattis, ha definito l’Iran “il maggior sostenitore statale al mondo del terrorismo, anche se ha aggiunto che non era necessario che gli Stati Uniti impiegassero altre forze militari per reagire contro l’Iran. Il giorno prima, gli Stati Uniti avevano imposto nuove, anche se limitate sanzioni, a causa di un test iraniano di un missile balistico.
La costruzione di nuovi insediamenti  in Cisgiordania di solito provoca urla a livello internazionale per il fatto che venga erosa o distrutta la prospettiva  una “soluzione di due stati” per stabilire la pace tra Israele e i palestinesi. In realtà, però, tale soluzione è morta e sepolta da lungo tempo a causa della disparità di forza politica, diplomatica e militare tra le due parti. Israele non ha nessun motivo di arrivare a un compromesso e la dirigenza dell’Autorità Palestinese, decrepita e autoritaria, non ha praticamente alcuna influenza o opzioni alternative perché dipende da lungo tempo dall’appoggio della sicurezza israeliana.
Israele e gli stati arabi sunniti del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, sono sollevati sapendo di avere un presidente più comprensivo alla Casa Bianca e sono contenti che Obama se ne sia andato. L’amministrazione ha adottato un tono anti-iraniano molto più bellicoso, ma ovviamente non strapperà l’accordo sul programma nucleare dell’Iran, concordato dal Presidente Obama. La politica statunitense in Siria e in Iraq è diretta soprattutto all’eliminazione dell’Isis e di gruppi tipo  al-Qaida, usando l’aviazione militare statunitense e quella degli alleati  in appoggio agli alleati locali sul terreno, specialmente le forze armate irachene in Iraq e i Curdi siriani in Siria.
L’influenza dell’Iran nella regione sta aumentando, semplicemente  perché quel paese guida quella che è essenzialmente una coalizione sciita di stati e di movimenti – Iraq, Siria ed Hezbollah in Libano – che stanno vincendo la guerra in alleanza con la Russia. In Iraq, gli Stati Uniti e l’Iran hanno da lungo tempo uno strano rapporto che è un misto di collaborazione e di rivalità. L’assenso di Washington e di Teheran è praticamente necessario prima che sia un nuovo primo ministro iracheno.
Sia Netanyahu che  la Signora May sono alquanto isolati in campo internazionale e vogliono trarre vantaggio da una situazione più fluida a Washington con Trump, ma non sanno esattamente quale direzione prenderà. E’ improbabile che le più importanti decisioni politiche degli Stati Uniti in Iraq e in Siria vengano disfatte  perché stanno funzionando bene e l’Isis ora subisce una forte pressione.
La costruzione di altri  insediamenti intorno a Gerusalemme e in Cisgiordania, mina l’idea che sia fattibile una “soluzione con due stati”, ma per molto tempo non è stata nulla di più che una comoda copertura. Un’amministrazione più comprensiva a Washington aumenterà la pressione da parte dell’estrema desta all’interno di Israele, per andare verso l’annessione di tutta o di parte della Cisgiordania, ma un cambiamento completo è improbabile.
Nell foto: un operaio nel sito dell’insediamento ebraico di Maaleh Adumin, nel gennaio 2017
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/netanyahus-hysterical-rhetoric-on-iran-seeks-to-divert-attention-from-west-bank-settlement-building
Originale: The Independent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-

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