martedì 7 febbraio 2017

La Knesset legalizza il sequestro di terreni palestinesi


La Knesset legalizza il sequestro di terreni palestinesi






Il Parlamento israeliano ha dato il via libera alla legge con 60 voti favorevoli e 52 contrari. A fronte degli espropri, i palestinesi riceveranno una somma in denaro o altri terreni. Parte della magistratura pronta a ricorrere in tribunale contro la norma. Critiche durissime da Peace Now e B’Tselem: Una “disgrazia”, rende il “furto” una “politica dello Stato”. 

Gerusalemme (AsiaNews) - La Knesset ha approvato in via definitiva una controversa norma, che legalizza in via retroattiva migliaia di abitazioni israeliane in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale. La norma viene applicata anche agli “avamposti” [insediamenti realizzati senza l’approvazione ufficiale nelle aree occupate da Israele fin dal 1967, all’indomani della Guerra dei sei giorni], fatta eccezione per Amona che resta soggetto a decreto di sgombero.
Il Parlamento israeliano ha sancito l’entrata in vigore della norma con il voto favorevole di 60 deputati, su un totale di 120; contrari 52 parlamentari.
La nuova legge prevede che i palestinesi proprietari delle terre non avranno più alcun diritto sui terreni; a fronte degli espropri, essi riceveranno una somma di denaro o altri terreni in luoghi diversi.
Analisti ed esperti di politica mediorientale sottolineano che la decisione di Israele è la conferma di una politica espansionista che il governo del premier Benjamin Netanyahu ha avviato in seguito alla vittoria alle presidenziali Usa di Donald Trump. In questo contesto si inserisce la recente approvazione di migliaia di nuovi insediamenti.
I falchi dell’esecutivo, incuranti delle proteste internazionali, confidano nel via libera della nuova amministrazione dopo anni di critiche e posizioni (più) rigide del presidente uscente Barack Obama.
Il voto del Parlamento israeliano ha fatto infuriare i vertici delle istituzioni palestinesi, che vedono sempre più remota la possibile nascita di uno Stato autonomo. In una nota l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) sottolinea che la legge “legalizza” di fatto “il furto” dei terreni dei palestinesi. Essa mostra “la volontà del governo israeliano di distruggere tutte le possibilità di una soluzione politica”.
Critiche emergono anche all’interno di Israele, con una parte della magistratura pronta a combattere per via giudiziaria la norma. Il procuratore generale Avichai Mandelblit definisce la legge incostituzionale e sottolinea che non intende difenderla in tribunale.
Secondo gli attivisti di Peace Now con il voto è ormai “chiaro” che “Netanyahu intende compromettere il futuro di israeliani e palestinesi per soddisfare un piccolo gruppo di coloni”, con il solo obiettivo di “garantire la propria sopravvivenza politica”. Il premier, prosegue il comunicato, “rende il furto una componente ufficiale della politica di Israele” e compie un passo ulteriore nella direzione opposta alla “soluzione dei due Stati”. “A fronte di questa pazzia - conclude - dobbiamo agire, come adulti responsabili, e rivolgerci alla Corte suprema per far cancellare questa legge pericolosa”.
Critiche durissime anche dal movimento B’Tselem, in prima linea nella denuncia delle violenze nei Territori occupati, per il quale la legge mostra che “Israele non ha intenzione di allentare il controllo sui palestinesi e il furto delle loro terre”. Una legge, prosegue la nota del gruppo attivista, che serve solo a dare “una parvenza di legalità” a questa politica di espropri che è una “disgrazia” per lo Stato e per la sua legislatura e “uno schiaffo in faccia alla comunità internazionale”.
I colloqui di pace fra Israele e Palestina si sono interrotti nel 2014, innescando una escalation di violenze.

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