domenica 5 febbraio 2017

Ben White : Scioccati dai 'divieti di viaggio' di Donald Trump? Israele ha una politica simile da decenni




 




Un funzionario israeliano ha ammesso nel 2010 che il muro di separazione è stato "costruito per ragioni politiche e demografiche", mentre l'uomo che lo ha progettato ha rivelato che 'l'indicazione principale ricevuta dal governo nell'affidarmi il lavoro è stata quello di includere il maggior numero di israeliani all'interno della recinzione e lasciare il massimo numero di palestinesi al di fuori'.
The Independent, 30.01.2017
http://www.independent.co.uk/voices/israel-netanyahu-donald-trump-travel-ban-muslim-ban-a7553141.html

Nella prima settimana di Donald Trump in carica come Presidente degli Stati Uniti, tre questioni politiche hanno dominato i titoli dei giornali: i suoi piani per costruire un muro al confine con il Messico, il sostegno del presidente per la tortura, e il suo ordine esecutivo che prende di mira rifugiati, residenti e visitatori provenienti da sette paesi a maggioranza musulmana.
Tutti e tre hanno provocato una diffusa indignazione, in particolare il divieto ai rifugiati e le altre restrizioni all'immigrazione sulla base dell'origine nazionale e della religione.
Tuttavia Il primo ministro britannico Theresa May ha rilasciato solo una critica riluttante e moderata alla strategia della terra bruciata di Trump nei suoi primi giorni alla Casa Bianca. May è uno dei pochi leader mondiali apparentemente desiderosi di posizionarsi a destra di Trump.
Ma c'è un altro leader che si è spinto oltre il primo ministro britannico nel cercare di lodare Trump, sia prima che dopo il suo insediamento. Si tratta del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Ci sono varie ragioni, tra cui la tacita approvazione che si prevede l'amministrazione Trump darà all'espansione degli insediamenti già in corso.
Ma c'è un altro elemento in gioco, che è più profondo dell'agenda politica di Netanyahu. Ed è una cosa di cui non molti si rendono conto, ovvero che le politiche - e la loro ideologia sottostante - che Trump sta scatenando sugli Stati Uniti sono state perseguite dallo Stato di Israele per decenni.
Per prima cosa, consideriamo il muro. Israele ha iniziato la costruzione del suo muro di separazione nel territorio palestinese occupato quasi quindici anni fa. Giustificato in nome della "sicurezza", circa l'85 per cento del percorso del muro è costruito all'interno dei territori, per includere gli insediamenti illegali in Cisgiordania.
È per questo motivo che, nel 2004, i giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja ritennero che il ​​muro fosse illegale, e ne chiesero l'immediato smantellamento.
Il muro di Israele non è nemmeno quel miracolo di sicurezza pubblicizzato dai suoi difensori. Niente meno che i servizi di sicurezza di Israele hanno attribuito il netto calo di "attacchi terroristici" nel 2005 alla "tregua" unilaterale decisa da Hamas. Decine di migliaia di lavoratori palestinesi senza permesso entrano in Israele ogni giorno, con circa 200 miglia di "buchi" che rimangono nel percorso del Muro.
Il vero nesso con le idee di Trump risiede nella giustificazione del muro israeliano per motivi "demografici". In altre parole, si tengono i palestinesi fuori perché sono palestinesi - e si noti che l'idea di un muro finalizzato alla "separazione" precede la Seconda Intifada.
Un funzionario israeliano ha ammesso nel 2010 che il muro di separazione è stato "costruito per ragioni politiche e demografiche", mentre l'uomo che lo ha progettato ha rivelato che 'l'indicazione principale ricevuta dal governo nell'affidarmi il lavoro è stata quello di includere il maggior numero di israeliani all'interno della recinzione e lasciare il massimo numero di palestinesi al di fuori'.
Poi c'è la tortura. L'aperto sostegno di Trump alla tortura ha inorridito allo stesso modo politici, attivisti per i diritti umani ed ex detenuti. In Israele tuttavia, la tortura dei prigionieri è routine - ed è giustificata nero su bianco non solo dal governo, ma anche dalla Corte Suprema di Israele.
Proprio la scorsa settimana, alcuni addetti agli interrogatorii israeliani hano confermato ad Haaretz alcuni dei metodi utilizzati sui detenuti - tra cui abusi fisici e psicologici. Le rivelazioni non sono certo state una sorpresa per i palestinesi, né per quegli israeliani che hanno documentato pratiche come la tortura sessuale.
Questa triste realtà è anche ben nota ai gruppi internazionali per i diritti umani: nella sua relazione annuale più recente Amnesty International ha descritto come "le forze militari e di polizia israeliane, così come il personale delle forze israeliane di sicurezza, torturano e maltrattano i detenuti palestinesi, compresi i bambini".
"I metodi includono il battere con bastoni, schiaffeggiamento, strangolamento, incatenamento prolungato, posizioni di stress, privazione del sonno e minacce", aggiunge Amnesty, notando inoltre come, nonostante quasi 1.000 denunce dal 2001, le autorità non abbiano mai aperto una sola indagine penale.
E, infine, vogliamo parlare dell'immigrazione? Per quanto orrendi appaiano gli ordini dati da Trump, impallidiscono in confronto alla scala e alla durata di ciò che Israele sta attuando da circa settant'anni.
Dal 1948 Israele ha imposto un "Divieto palestinese" (a musulmani e cristiani), progettato per garantire che i rifugiati non possano tornare nelle terre e nelle case da cui sono stati espulsi. Nel frattempo, i confini dello Stato sono stati aperti a qualsiasi persona ebrea, da qualsiasi parte del mondo.
Non solo, ma in tempi più recenti, Israele ha anche approvato una legge - approvata anche in questo caso dalla Corte Suprema - che impedisce ai palestinesi con cittadinanza israeliana il ricongiungimento familiare - puramente "sulla base della etnia o appartenenza nazionale del coniuge".
L'ex primo ministro Ariel Sharon disse della legge: "Non c'è bisogno di nascondersi dietro argomenti di sicurezza. Questa è una necessità per l'esistenza di uno Stato ebraico". Trump, e quelli del calibro di Steve Bannon, avrebbero approvato. Proprio come approverebbero, senza dubbio, il fatto che Israele abbia accettato solo otto domande di asilo da eritrei, sulle 7.218 richieste presentate nel periodo 2009-2016.
 Scrivendo sulla rivista +972, Edo Konrad fa notare la doppia morale di coloro che condannano Trump, ma che sostengono il razzismo istituzionalizzato in Israele. Anche qui in Gran Bretagna, fra i critici di Trump ci sono persone che giustificano, o ignorano, il peculiare mix tossico di muri, regole discriminatorie sull'immigrazione e pratiche di tortura che vige in Israele.
Questa dissonanza è solo destinata a diventare più pubblicamente scomoda per gli amici di Israele in Occidente. L'abbraccio di Netanyahu alla Casa Bianca di Trump non è solo una manovra politica, ma riflette una realtà inquietante che ai palestinesi è fin troppo familiare.

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze

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