martedì 17 gennaio 2017

Uri Avnery: La soluzione dei due Stati è l’unica possibile

Uri Avnery

La riflessione del grande statista e pacifista a poche ore dalla Conferenza di Parigi. Tollerando Hamas e considerando Abbas un nemico, il Governo israeliano ostacola dei veri negoziati di pace. Indire delle Conferenze popolari per superare gli aspetti più spinosi della futura convivenza israelo-palestinese.




Tel Aviv (AsiaNews) – A 24 ore dall’apertura della Conferenza internazionale di Parigi sulla pace in Medio oriente, lo statista pacifista israeliano Uri Avnery indica quale sia l’unica via percorribile per giungere ad un accordo di pace: la Soluzione dei due Stati. E’ convinto che uno Stato indipendente palestinese possa avvenire solo attraverso la collaborazione tra le forze di pace di entrambe le parti. Per questo propone l’istituzione di Conferenze mensili sostenute dal basso che affrontino i vari aspetti della convivenza futura tra israeliani e palestinesi.  Solo un accordo può scongiurare il rischio di una guerra civile perpetua. Per gentile concessione di Gush Shalom.
Il tassista arabo che mi ha portato a Ramallah non aveva alcun problema con i posti di blocco israeliani. Li eludeva e basta. Si evitano molte noie.
Sono stato invitato da Mahmood Abbas, il Presidente della Autorità Nazionale Palestinese (così come dell’ OLP e del movimento Fatah) a prender parte alle consultazioni congiunte palestinesi-israeliane in previsione della Conferenza internazionale di Parigi.
Dal momento che Binyamin Netanyahu si è rifiutato di prender parte al fianco di Mahmood Abbas agli eventi di Parigi, l’incontro di Ramallah avrebbe dimostrato che una larga parte della società israeliana è a favore dell’iniziativa francese.
Come volevasi dimostrare, l’incontro di Ramallah non è stato affatto semplice.
Prima della morte di Yasser Arafat nel 2004, incontri del genere erano quasi routine.  Dal nostro primo innovativo incontro a Beirut nel 1982, durante il blocco israeliano, Arafat incontrò molti Israeliani.
Arafat possedeva un’autorità morale quasi assoluta, e anche i suoi stessi nemici interni ne erano soliti accettare il giudizio.
A seguito del suo assassinio, la tendenza opposta prese il sopravvento. Gli estremisti palestinesi erano convinti che eventuali incontri con gli israeliani, chiunque essi fossero, portassero “normalizzazione” - un terribile, terribile spauracchio.
Abbas ha ora posto fine a questa assurdità. Come me è convinto che uno Stato ed una indipenenza palestinese possano avvenire solo attraverso una congiunta lotta da parte delle forze di pace da entrambi i lati, con l’aiuto delle forze internazionali.
Con questo spirito ci ha invitati a Ramallah, dal momento che ai palestinesi non è solitamente permesso l’ingresso in territorio israeliano.
Mi ha fatto accomodare accanto a lui ed ecco che l’incontro ha così avuto inizio.
Mahmood Abbas (o “Abu Mazen”, come è generalmente conosciuto) è stato così gentile da menzionare che lui ed io siamo amici da 34 anni, sin da quando ci incontrammo per la prima volta a Tunisi, poco dopo che l’OLP lasciasse Beirut e lì si trasferisse.
Nel corso degli anni, e anche quando il mio amico ed io arrivammo a Tunisi, è stata seguita la stessa procedura: prima ci incontravamo con Abu Mazen, che era responsabile degli affari israeliani, ed elaboravamo piani di azione comune. Poi noi tutti ci spostavamo nell'ufficio di Arafat. Arafat aveva una capacità quasi inquietante di prendere decisioni rapide, avrebbe deciso in pochi minuti "sì" o "no".
Difficilmente potrebbero esistere due caratteri più diversi fra Abu-Amar (Arafat) e Abu-Mazen. Arafat era un tipo “caldo”. Era solito abbracciare e baciare alla vecchia maniera araba chi gli faceva visita (un bacio su ciascuna guancia per i visitatori ordinari, tre baci per quelli preferiti). Dopo cinque minuti sentivi di conoscerlo da tutta la vita.
Mahmood Abbas è una persona molto più riservata. Anche lui abbraccia e bacia, ma la cosa non gli viene naturale come per Arafat. E’ più schivo. Sembra più un preside di liceo.
Ho molto rispetto per Mahmood Abbas. Necessita di un tremendo coraggio per fare il suo lavoro (il leader di un popolo sotto brutale occupazione militare, costretto in qualche maniera a cooperare con l’occupazione, in altre tentando di resistere. L’obiettivo del suo popolo è quello di resistere e sopravvivere. Lui è bravo in questo.
Quando mi sono complimentato con lui per il suo coraggio si è messo a ridere e ha detto che è stato più coraggioso da parte mia entrare a Beirut durante l’assedio del 1982. Grazie.
Il Governo israeliano è riuscito, anche prima di Netanyahu, a dividere in due i palestinesi nel Paese. Con il semplice mezzo di rifiutarsi di onorare il loro impegno solenne sotto Oslo per creare quattro "passaggi sicuri" tra la Cisgiordania e Gaza, hanno reso una spaccatura quasi inevitabile.
Ora, mentre ufficialmente tratta il moderato Abbas come un amico e l'estremista Hamas a Gaza come un nemico, il nostro governo si comporta esattamente al contrario. Hamas è tollerato, Abbas è considerato un nemico. Ciò sembra perverso ma è in realtà alquanto logico: Abbas può influenzare l'opinione pubblica di tutto il mondo a favore di uno Stato palestinese, Hamas non può.
Dopo l’incontro di Ramallah, in una sessione privata, ho sottoposto all’attenzione di Abbas un piano.
Esso si basa sulla considerazione che Netanyahu non sarà mai d’accordo con dei veri negoziati di pace, dal momento che questi porterebbero inevitabilmente alla Soluzione dei Due Stati, tut-tut-tut.
Propongo di indire una “Conferenza Popolare di Pace” che si riunirà nel Paese, diciamo, una volta al mese. In ogni sessione la conferenza affronterà uno dei paragrafi dei futuri accordi di pace, come il finale posizionamento dei confini, la tipologia dei confini (aperti?), Gerusalemme, Gaza, le risorse idriche, le disposizioni di sicurezza, i rifugiati e così via.
Un egual numero di esperi ed attivisti di ciascuna parte in causa delibereranno, metteranno tutto sul tavolo e manderanno tutto a monte. Se potrà esser raggiunto un accordo, meraviglioso. Se non sarà possibile, le proposte di entrambi i lati saranno definite in maniera chiara e lasciate per dopo.
Alla fine, diciamo dopo sei mesi, il “popolare accordo di pace” finale verrà pubblicato, anche con i definiti disaccordi, per la guida dei movimenti per la pace da entrambi le parti. Deliberazioni sui disaccordi continueranno finché non sarà trovato un accordo.
Abbas ha ascoltato con attenzione, come è solito fare, e alla fine ho promesso di mandargli una nota scritta. Ho appena fatto così, dopo essermi consultato con alcuni dei miei colleghi, come Adam Keller, portavoce di Gush Shalom.

Mahmood Abbas si sta ora preparando a partecipare alla conferenza di Parigi, il cui obiettivo ufficiale è quello di mobilitare il mondo per la Soluzione dei due Stati.
A volte mi chiedo come mai non vengo infettato dalla megalomania. (Alcuni dei miei amici credono che questo non può accadermi, dal momento che sono già un megalomane).
Poche settimane dopo la fine della guerra del 1948, un piccolo gruppo di giovani nel nuovo Stato di Israele si è riunito a Haifa per discutere una via per la pace sulla base di ciò che oggi si chiama la Soluzione dei Due Stati. Uno era un Ebreo (io), uno musulmano e uno un druso. Io, appena dimesso dall'ospedale, indossavo ancora l'uniforme dell'esercito.
Il gruppo è stato completamente ignorato da tutti. Nessun acquirente.
Circa 10 anni dopo, quando ero già un membro della Knesset (come, tra l'altro, erano gli altri due), sono andato all'estero per vedere chi sarebbe potuto essere convinto. Ho girovagato per Washington DC, ho incontrato persone importanti della Casa Bianca, il Dipartimento di Stato e le delegazioni delle Nazioni Unite a New York. Sulla strada di casa sono stato ricevuto presso gli Uffici Esteri a Londra, Parigi e Berlino.
Nessun acquirente da nessuna parte. Uno Stato palestinese? Follia. Israele deve trattare con Egitto, Giordania e altri.
Ho fatto molte decine di discorsi su questa proposta alla Knesset. Alcune potenze iniziarono ad accettare la cosa. Il primo era l'Unione Sovietica, anche se un po’ tardi, sotto Leonid Brezhnev (1969). Altri seguirono.
Oggi non c’è nessuno in giro che non creda ad altro se non alla Soluzione dei Due Stati. Anche Netanyahu fa finta di crederci, se solo i palestinesi diventassero ebrei o emigrassero in Groenlandia.
Si, lo so che non è merito mio. E’ stata la Storia. Ma che io sia scusato se provo giusto un pochino di orgoglio. O una mini-megalomania.
La Soluzione dei Due Stati non né buona né cattiva, è l’unica.
E’ l’unica soluzione che ci sia.
So che ci sono un certo numero di buone, anche ammirevoli persone che credono nella cosiddetta Soluzione di Uno Stato. Vorrei chiedere loro di prendere in considerazione i dettagli: cosa sembrerebbe, come potrebbe in realtà funzionare, l'esercito, la polizia, l'economia, il parlamento. Apartheid? Guerra civile perpetua?
No. Dal 1948 tutto è cambiato, ma niente è cambiato.
Spiacente, la soluzione dei due Stati è ancora l'unico gioco possibile.

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