giovedì 12 gennaio 2017

Una scuola di musica a Gaza: Mozart e Fairuz per combattere gli effetti della guerra

Ahmed Alkabariti أحمد الكباريتي



Tradotto da  Gianna Carroni
Editato da  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

Appena fuori da un edificio nel quartiere Tal al-Hawa a Gaza, un gruppo di giovani si riunisce sotto una finestra per ascoltare la splendida musica classica che ne esce, pochi metri sopra di loro.
È la finestra di un piccolo appartamento che funge da modesta scuola di musica, una scuola che va avanti senza un’adeguata illuminazione a causa delle lunghe ore di interruzione della corrente elettrica a Gaza. La musica che ascoltano viene suonata da Raslan Ashour, sedici anni, che si esercita con la tromba nell’Exsultate, Jubilate di Mozart.
Mentre comincia a suonare un nuovo brano, Natasha Radawn, la sua insegnante, lo osserva attentamente e sorride. “La sua esecuzione è migliorata molto, nonostante alcuni piccoli errori”, dice.
La passione di Ashour per la musica classica orientale e occidentale non era ben vista da sua madre, che pensava che suo figlio avrebbe dovuto studiare “qualcosa di più utile”, per esempio management, così da seguire le orme di suo padre nel fashion business.
“È stato mio padre a comprarmi la tromba fin dall’inizio. Io sogno di essere un direttore che agita la sua bacchetta di fronte all’orchestra. Perché no? Mi piacerebbe da morire essere così”, ha detto Ashour a Mondoweiss.
Raslan Ashour
La Scuola di Musica di Gaza è stata fondata nel 2008 come parte del Conservatorio Nazionale di Musica di Edward Said, ed è rimasta danneggiata nel corso della guerra che ha devastato Gaza nello stesso anno. Said ha istituito il ramo principale dell’istituto musicale a Gerusalemme, con lo slogan ‘Oggi un’orchestra, domani uno Stato’. “Lo Stato non è strade lastricate e edifici o economia, lo Stato è cultura”, ha affermato Suhail Khoury, direttore del Conservatorio, nel 2014.
L’educazione musicale non è molto diffusa a Gaza, ma ora quasi 190 studenti appassionati affollano le aule di questa scuola. Molti sperano di utilizzare i loro strumenti per fuggire dalla situazione turbolenta di una striscia di Gaza sotto assedio verso un mondo ben diverso.
Kuzam Hejjo
In una delle aule Kuzam Hejjo, undici anni, stringe il suo violoncello mentre cerca di leggere Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky da una serie di vecchi spartiti portati dalla Russia dalla sua insegnante, trasferitasi a Gaza dopo il matrimonio.
“Immagino di essere una persona minuscola che può passare attraverso la musica e cominciare a saltare sulle corde, come il personaggio dei cartoni animati (Barbie Mariposa)”, ha detto a Mondoweiss.
I genitori di Hejjo pensano che sia ora che lei dedichi una maggiore attenzione allo studio o che cominci a praticare uno sport. Circa metà degli studenti finiscono per lasciare la scuola per dedicarsi ad altre attività. Molti pensano anche che questo non sia un periodo adatto alla musica, a causa della situazione politica di Gaza.
“Questi strumenti e le arti musicali in generale sono parte della guerra in Palestina, e hanno un impatto straordinario, per niente inferiore a quelli dei proiettili dei K47”, ribatte Yelina Lidawi, ventotto anni, insegnante di musica originaria dell’Ossezia Settentrionale. “La musica è parte del patrimonio del popolo e della sua storica lotta”, aggiunge Lidawi.
Nella scuola sono esposti i ritratti di famosi compositori e musicisti occidentali e arabi


Ma Samy Rabah, quindici anni, è tra quelli che hanno lasciato la scuola dopo essere stato presi in giro dagli amici per aver condiviso su Facebook foto in cui suona la chitarra. “Non potevo sopportare questa disapprovazione, sembrava stupido e ho pensato che questa chitarra mi avrebbe disonorato”, ha raccontato.
Dopo aver lasciato la scuola di musica, Rabah si è iscritto a un campo di addestramento giovanile organizzato da Hamas. È solo uno dei 30000 ragazzi che si sono iscritti a questi campi in cui ogni estate si sottopongono a un duro addestramento per alcune settimane. Il padre di Rabah, che gestisce un piccolo negozio di alimentari, ha sostenuto che “la liberazione della Palestina non ha bisogno di musica e tamburi, quando Israele è così incline a suonare i tamburi di guerra e così pronta ad attaccarci ogni momento.”
La tumultuosa atmosfera della guerra e le privazioni hanno segnato profondamente i bambini di Gaza. Sameer Zaqout, psicologo per il Gaza Community Mental Health Programme, sostiene che il 73% dei bambini a Gaza ha sofferto di disordini comportamentali e psichiatrici, mentre 60000 persone hanno avuto bisogno di vari tipi di trattamenti psicologici.
Zaqout ha aggiunto che questo genere di atmosfera ha spinto i giovani, con il sostegno dei genitori, ad arruolarsi nei campi di addestramento alla ricerca di vendetta, per allontanare un senso di sconfitta o per superare la sensazione di una perdita senza fine.
Haifaa Abu Shamlah
Nel frattempo, Haiyfa Abu Shamlah, tredici anni, affronta le circostanze in modo diverso e continua a frequentare la scuola di musica. Con il suo violino suona una famosa canzone sulla Palestina della leggendaria cantante libanese Fairuz, intitolata “Non dimenticherò la Palestina”.
I suoi genitori continuano a incoraggiarla a suonare in ogni occasione possibile, anche alle riunioni di famiglia. “Suonare significa diffondere felicità tra le altre persone. Al contrario, penso che persino a coloro che facevano soffrire la gente e hanno preso parte alle uccisioni e alla distruzione non dispiacerebbe avere momenti di gioia e felicità”, dice Abu Shamlah.
La felicità che si augura non è cosa facile a ottenersi con la limitata capacità finanziaria e tecnica della scuola di musica. La mancanza di un adeguato percorso di formazione musicale presso le università di Gaza pone ulteriori sfide al futuro dell’educazione musicale, e minaccia l’espansione e la crescita a Gaza di una generazione che ama la musica.
http://tlaxcala-int.org/upload/gal_15040.jpg
Lezione di violino
Foto di Mohammed Asad



 
 
 
 
 
 
 
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tlaxcala-int.org

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