giovedì 19 gennaio 2017

Terra Santa: vescovi Hlc, “occupazione militare scandalo cui mai abituarci”




 
 
 
 
 
 
 
(Dall'inviato Sir a Betlemme) L’occupazione che da 50 anni (1967-2017) colpisce la Cisgiordania e Gerusalemme-Est, il blocco di Gaza in atto da 10 anni, “violando la…
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Dall’inviato Sir a Betlemme) L’occupazione che da 50 anni (1967-2017) colpisce la Cisgiordania e Gerusalemme-Est, il blocco di Gaza in atto da 10 anni, “violando la dignità umana sia dei palestinesi sia degli israeliani, è uno scandalo cui non dobbiamo mai abituarci”. Lo scrivono i vescovi di Ue, Usa, Canada e Sud Africa (Hlc) nel comunicato finale della loro tradizionale visita di solidarietà in Terra Santa (14-19 gennaio). Quest’anno il pellegrinaggio, cui hanno partecipato 12 vescovi, monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, e padre Peter-John Pearson, per i presuli del Sud Africa, è svolto tra Gaza (12 e 13 gennaio), Jaffa, Betlemme, Gerusalemme e Hebron e ha avuto tra i temi più approfonditi proprio l’occupazione militare israeliana. “Tantissime persone nella Terra Santa hanno trascorso tutta la loro vita sotto l’occupazione, con la sua segregazione sociale polarizzante, ma ancora professano la speranza e la lotta per la riconciliazione. Ora più che mai, costoro meritano la nostra solidarietà”, si legge nella nota con la quale i vescovi ribadiscono la loro “responsabilità di opporsi alla costruzione degli insediamenti”. Per i vescovi dell’Hlc “questa annessione de facto di terre non solo mina i diritti dei palestinesi in aree come Hebron e Gerusalemme Est, ma, come ha recentemente riconosciuto l’Onu, mette in pericolo anche le possibilità di pace”.
Responsabilità riaffermata anche per “fornire assistenza alla popolazione di Gaza, che continua a vivere in mezzo a una catastrofe umanitaria generata dall’uomo stesso” e aggravata da un “decennio sotto assedio, aggravata da “uno stallo politico causato da una mancanza di buona volontà di tutte le parti in causa”. Sulla scorta delle parole di Papa Francesco, i vescovi incoraggiano “la resistenza non violenta che ha ottenuto grandi cambiamenti in tutto il mondo. Ciò è particolarmente necessario di fronte a ingiustizie quali l’incessante costruzione del muro di separazione in terra palestinese, inclusa la Valle di Cremisan”. Il messaggio finale promuove la soluzione dei due Stati già auspicata dalla Santa Sede e rilancia l’aiuto verso la Chiesa locale, le sue agenzie, i volontari e le ong. “Nelle circostanze più difficili mostrano una grande resilienza e svolgono un lavoro che cambia la vita – recita il testo -. È la nostra fede in Dio che ci dà speranza. È la testimonianza dei cristiani in Terra Santa che abbiamo incontrato, soprattutto quella dei giovani, che ci ispira”. “Nel corso di questo 50° anno di occupazione – conclude la nota – dobbiamo pregare per la libertà di ognuno in Terra Santa e sostenere in modo concreto tutti coloro che lavorano per costruire una pace giusta”.

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