lunedì 23 gennaio 2017

In attesa di Trump, Netanyahu dà via libera a centinaia di nuovi insediamenti


 
 
 
 
 
L'incontro fra il premier e il presidente Usa sarà in febbraio. La municipalità di Gerusalemme ha approvato 556 nuove case negli insediamenti di Pisgat Zeev,…
Di AsiaNews.it


L'incontro fra il premier e il presidente Usa sarà in febbraio. La municipalità di Gerusalemme ha approvato 556 nuove case negli insediamenti di Pisgat Zeev, Ramat Shlomo e Ramot. Con il giuramento di Trump, per Israele si apre una “nuova era” nelle relazioni fra i due Paesi. Pressioni dall’estrema destra per l’ampliamento del controverso insediamento di Maaleh Adumim, Decisione congelata fino al vertice di Washington.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - All’indomani del giuramento del neo presidente Usa Donald Trump, Israele ha approvato la costruzione di centinaia di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est. “Ora possiamo finalmente costruire” ha sottolineato il vice-sindaco della città Meir Turgeman, a conferma del percezione di un nuovo clima nei rapporti fra Washington e Israele. Immediata la replica palestinese, per bocca del portavoce del presidente Abu Mazen il quale “condanna con forza” la decisione.
Nelle scorse settimane, il premier israeliano Benjamin Netanyahu chiesto di sospendere la decisione sui permessi di costruzione; una scelta dettata dalla Condanna del Consiglio di sicurezza Onu - con l’astensione degli Usa - e dall’attesa della fine del mandato di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, nell’ultimo periodo fortemente contrario allo sviluppo degli insediamenti.
Una nota del governo israeliano conferma il clima “molto caldo” che ha contraddistinto la telefonata di ieri fra il premier Netanyahu e il presidente Usa Donald Trump, che hanno aperto una “nuova era” nelle relazioni. Il neo inquilino della Casa Bianca avrebbe inoltre invitato il capo del governo israeliano a Washington, per un incontro ufficiale da tenere entro il mese di febbraio, anche se la data deve essere ancora stabilità.
Molti i temi in agenda dei quali hanno discusso in via preliminare Trump e Netanyahu; fra i più urgenti l’accordo internazionale sul nucleare iraniano [Teheran rappresenterebbe una “minaccia” per i due leader] e il processo di pace con i palestinesi. Secondo fonti della Casa Bianca il presidente avrebbe inoltre affermato che la pace fra Israele e Palestina si può raggiungere solo “con negoziati diretti” fra le due realtà.
La municipalità di Gerusalemme ha dato il via libera alla costruzione di 556 nuove case a Gerusalemme est, negli insediamenti di Pisgat Zeev, Ramat Shlomo e Ramot. “Mi hanno detto di aspettare fino all’insediamento ufficiale di Trump - ha dichiarato Turgeman - perché egli non ha alcun problema con le costruzioni a Gerusalemme”. I giochi sono cambiati, ha aggiunto, perché ora “non ci sentiamo più le mani legate come accadeva al tempo di Barack Obama”.
Per il presidente uscente la politica espansionista di Israele era un ostacolo alla soluzione dei “due Stati”; ben diversa la posizione di Trump, che sembra più favorevole. Fa temere anche il controverso annuncio ai tempi della campagna elettorale, quando aveva anticipato lo spostamento a Gerusalemme dell’ambasciata americana.
Sotto il governo Netanyahu vi è stato un considerevole incremento delle colonie israeliane. Nel 2015 almeno 15mila nuovi coloni si sono trasferitisi nella West Bank. Secondo l’organizzazione Peace Now nel 2016 l’amministrazione israeliana ha dato il via libera a 2.623 nuovi insediamenti. Fra questi vi sono 756 case abusive e “legalizzate” a posteriori.
Ad oggi almeno 570mila cittadini israeliani vivono in oltre 130 insediamenti costruiti da Israele a partire dal 1967, data di inizio dell’occupazione e cresciuti a ritmo esponenziale negli ultimi tempi grazie alla politica espansionista del governo israeliano. Agli insediamenti si aggiungono anche almeno 97 avamposti, considerati illegali non solo dal diritto internazionale ma dallo stesso governo israeliano.
I colloqui di pace si sono interrotti nel 2014, innescando una escalation di violenze di fronte alle quali si è rivelata sempre più evidente l’inerzia (o impotenza) della comunità internazionale. A metà mese si è tenuta una conferenza di pace sul Medio oriente a Parigi, alla quale non era presente nessuno dei due fronti israelo-palestinese e che si è conclusa con una sterile dichiarazione di intenti.
In questo contesto di rinnovate alleanze l’estrema destra israeliana scorge l’occasione per imprimere una accelerazione definitiva agli insediamenti e impedire - di fatto - la nascita di un futuro Stato palestinese. Il ministro israeliano dell’Istruzione Naftali Bennett, leader del partito ultranazionalista “Casa ebraica”, rilancia la richiesta di ampliamento dell’insediamento di Maaleh Adumim, nei pressi di Gerusalemme. Si tratta di uno dei primi insediamenti promossi da Israele, abitato da circa 40mila persone, in un lembo di terra che separa Gerusalemme est dalla Cisgiordania. Un suo ampliamento cancellerebbe, di fatto, la continuità territoriale del futuro Stato palestinese e porrebbe un limite enorme alla scelta di Gerusalemme est come sua capitale. Un eventuale ampliamento potrebbe innescare un conflitto senza precedenti nella regione. Da qui la decisione “all’unanimità” dell’esecutivo di sospendere ogni decisione prima dell’incontro di febbraio fra Trump e Netanyahu. 

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