lunedì 2 gennaio 2017

Il Libano e l’Arabia Saudita sono i più colpiti dall’attentato di Istanbul



La rassegna dal e sul Medio Oriente di oggi
limesonline.com





L’attentato di Istanbul colpisce il turismo saudo-libanese
Istanbul (al-Hayat, ash-Sharq al-Awsat, al-Arabiya, Tayyar.org). Solo la stampa saudita e quella libanese dedicano grande attenzione all’attentato di San Silvestro a Istanbul, mentre gran parte degli altri media arabi rimangono concentrati sulle questioni locali o internazionali che tengono banco da mesi, come la questione siriana o quella irachena.
I siti dell’Arabia Saudita e quelli libanesi sottolineano l’alto tributo di vite pagato dai rispettivi paesi nell’eccidio di Istanbul, rivendicato dall’organizzazione dello Stato Islamico (Is) qualche ora fa. Delle 39 vittime in totale, sono sette i sauditi uccisi e 10 i feriti nell’attentato del veglione di Capodanno, mentre tre libanesi sono morti e quattro feriti.
Istanbul è una delle mete turistiche più convenienti per i cittadini di entrambi i paesi. I libanesi possono andare in Turchia senza bisogno di visto e il costo del biglietto aereo è abbordabile. Per i sauditi e, in generale, i cittadini dei paesi del Golfo, dopo aver viste precluse le tradizionali mete siriane e libanesi, a causa rispettivamente della guerra e della tensione politico-confessionale, la Turchia e la sua città simbolo Istanbul sono diventate da tempo il nuovo paradiso di trasgressione non troppo lontano da casa, poco costoso e non “ostile” come l’Europa.

I raid su Wadi Barada rischiano di far saltare l’accordo sulla tregua in Siria
Wadi Barada (Ondus, al-Jazira). È di nuovo a rischio la tregua annunciata in Siria da Turchia e Russia e parzialmente sostenuta dall’Onu. Le opposizioni armate denunciano raid aerei e di artiglieria a ripetizione da parte delle forze del regime sull’enclave ribelle di Wadi Barada, vicino a Damasco.
Già nei giorni scorsi le opposizioni – dettesi d’accordo con i principi della tregua raggiunta – avevano messo in guardia dal pericolo di violazioni da parte delle forze governative e dei loro alleati (Hezbollah, Iran e Russia). Questi tre attori, assieme al governo di Damasco, respingono le accuse e affermano che a violare la tregua sono i gruppi armati, sostenuti in parte dall’Arabia Saudita, come Jaysh al-Islam, che ha però aderito formalmente alla tregua.
Secondo gli auspici di Mosca e Ankara, la tregua dovrebbe aprire la strada a “colloqui di pace” tra “governo e opposizioni” ad Astana, in Kazakistan. Ma anche sugli esiti di questo nuovo tavolo negoziale si addensano nubi d’incertezza.

Dieci “terroristi” evasi dal carcere di massima sicurezza di Manama in Bahrein
Manama (al-Arabiya, Bbc in arabo). In un’azione senza precedenti, dieci prigionieri condannati ad almeno trent’anni per “terrorismo” sono fuggiti dal carcere di massima sicurezza di Manama, nel distretto di Jaw, a sud della capitale del Bahrein. Secondo quanto riferisce il ministero degli Interni, l’evasione è avvenuta in seguito a un attacco armato compiuto da un commando di cinque uomini armati di fucili automatici e pistole.
Il Bahrein è uno stretto alleato dell’Arabia Saudita e governato da una famiglia sunnita, ma è abitato da una popolazione in maggioranza sciita e ostile al regime. Nel 2011, nel contesto delle rivolte in vari paesi della regione, una dura repressione delle forze di Manama, sostenute da Riyad e da quelle degli Emirati Arabi Uniti, aveva messo fine a una protesta pacifica nel centro della capitale. Da allora, numerosi attivisti ed esponenti della società civile locale sono stati messi in carcere con l’accusa di “terrorismo“. Secondo il comunicato del ministero degli Interni, dei dieci evasi uno era condannato a 28 anni di carcere e gli altri a pene superiori ai 70 anni, molti dei quali all’ergastolo.

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