sabato 7 gennaio 2017

Cedric Herrou : Questo è il momento di alzarsi in piedi

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Questo è il momento di alzarsi in piedi





Marco Arturi
L’uomo che vedete nella foto qui sopra si chiama Cedric Herrou e vive a Breil sur Roya, un villaggio al confine con l’Italia, più precisamente con l’entroterra di Ventimiglia (qui l’archivio delle notizie sulle lotta con i migranti nella cittadina della provincia di Imperia). È un contadino ed è sotto processo per avere dato aiuto e ospitalità nei mesi scorsi ad alcune centinaia di profughi (molti dei quali bambini e bambine) costretti, visto l’ormai celebre blocco di Ventimiglia, a tentare clandestinamente il passaggio in cerca di una vita migliore.
È accusato di favoreggiamento e rischia cinque anni di carcere e una sanzione economica pesante. Qualche giorno fa di fronte a un giudice di Nizza ha rivendicato le proprie azioni affermando che è giusto trasgredire le leggi davanti alla disperazione e che continuerà perché “questo è il momento di alzarsi in piedi”.
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La notizia, che ha cominciato a fare il giro di mezzo mondo – è comparsa anche sulle pagine del New york times (qui articolo e video, Farmer on Trial Defends Smuggling Migrants: ‘I Am a Frenchman’) – è ignorata dai media italiani per ragioni che sono davvero difficili da spiegare se non mettendo in dubbio la libertà, l’indipendenza e la buona fede della stampa in questo paese, forse condizionata o forse distratta da questioni come il maltempo, le stronzate di Saviano oppure le liti tra Partito democratico e grillini. Sia come sia, pubblichiamo questa notizia per chiedervi di seguire e diffondere una vicenda esemplare in un momento nel quale i migranti vengono dipinti come un’emergenza nazionale e continentale con il chiaro fine di distogliere l’attenzione da altre questioni.
Cedric Herrou non va lasciato solo, come non vanno lasciati soli i migranti che hanno l’unica colpa di essere nati dalla parte sbagliata del mondo: o stiamo con loro o stiamo con chi è impegnato a diffondere il terrore, l’egoismo e l’intolleranza. E allora sarà troppo comodo dire “non è colpa mia”.

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