lunedì 5 dicembre 2016

Violenza e religioni. Una riflessione tra ebrei e cattolici

 tati.

Un progetto agricolo italo-palestinese a sud di Hebron

In nome della sovranità alimentare, un'ong italiana e una palestinese, a partire dal 2014, collaborano in un progetto triennale che vuole rilanciare l'agricoltura nel sud-ovest della Cisgiordania.



A fine novembre rabbini israeliani ed ecclesiastici cattolici si sono confrontati a Roma. Tema di fondo l'impegno delle religioni contro la violenza, in nome della sacralità della vita umana.

(g.s.) - Posto che sia possibile costruire un nuovo ordine mondiale ispirato alla pace, alla giustizia e alla cura del Creato, che ruolo possono giocare in questa impresa le religioni? La domanda è stata posta a Roma nei giorni scorsi durante la quattordicesima riunione della Commissione bilaterale delle delegazioni del Gran Rabbinato d’Israele e della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Il tema della sessione, in agenda dal 28 al 30 novembre, era: Promuovere la pace nel contesto della violenza in nome della religione.
I lavori, co-presieduti dal cardinale Peter Turkson e dal rabbino Rasson Arussi, hanno preso le mosse dal riconoscimento «dei tragici peccati del passato perpetrati in nome della religione ed il terribile abuso blasfemo della religione, che dissacra la vita umana, negando la libertà e la diversità umana, e ponendo sfide critiche alle nostre rispettive tradizioni». Così recita il comunicato emesso al termine della sessione.
I delegati cattolici hanno messo l’accento sulla santità divina che, nella visione ebraica e cristiana, si riverbera sulla vita umana ed esige il rispetto dell’identità di ciascuna persona. Da qui l’esigenza di promuovere i diritti e la libertà di tutti, inclusi, oggi più che mai, i rifugiati e i migranti.
Anche i rabbini hanno riflettuto sul «valore della santità della persona umana, il principio di libera volontà e la stima delle diversità come riflesso della Divina Presenza e volontà».
Dalla riflessione comune è stata evidenziata «l’importanza che le guide religiose diano esempi di tolleranza e di rispetto. Inoltre i partecipanti si sono impegnati a persuadere nel modo più efficace le proprie rispettive autorità ad agire nei modi più tolleranti ed umani nei confronti degli “altri” e dei deboli».
Vanno rifiutate, si è sottolineato, le strade senza uscita della contrapposizione e della chiusura e deve essere scongiurato che, a causa del comportamento di alcuni seguaci, delle religioni venga trasmesso un messaggio stonato rispetto a quello della misericordia. Tantomeno si può tollerare che violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, devastazioni possano essere giustificati o invocati in nome di una religione o di Dio stesso.
Una volta di più viene ribadito che è essenziale educare le giovani generazioni – ebree e cattoliche – al rispetto reciproco. I partecipanti all’incontro hanno anche espresso soddisfazione per la Conferenza che dal 25 al 27 gennaio 2016 ha dato origine alla Dichiarazione di Marrakesh sui diritti delle minoranze religiose nelle comunità a predominante maggioranza musulmana.
Infine la Commissione bilaterale si è espressa – senza citare le recenti prese di posizione dell’Unesco, ma facendovi implicito riferimento – contro i tentativi «di negare l’attaccamento storico del popolo ebraico al proprio luogo più santo», che è poi il Muro occidentale, o Muro del Pianto, con lo spazio sovrastante dove un tempo sorgeva il Tempio giudaico oggi rimpiazzato dalla Moschea di al-Aqsa e dal santuario della Cupola della Roccia, a Gerusalemme). «La commissione – chiosa il comunicato ufficiale - ha preso posizione con forza contro la negazione politica e polemica della storia biblica, esortando tutte le nazioni e le fedi a rispettare tale legame storico e religioso».
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Per il testo integrale del comunicato di fine lavori, pubblicato nel sito del Patriarcato latino di Gerusalemme, clicca qui

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