venerdì 9 dicembre 2016

Onu: Viola il diritto internazionale la legge israeliana sugli insediamenti



L’Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein invita i deputati a “riconsiderare” il sostegno alla norma. Essa “danneggia la reputazione” di Israele nel mondo. La Knesset ha approvato in prima lettura con 57 voti favorevoli e 51 contrari. In calendario altre due votazioni prima dell’approvazione finale.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - La legge al vaglio del Parlamento israeliano, che intende legalizzare circa 4mila case dei coloni nei Territori occupati della Cisgiordania, è una “palese violazione” del diritto internazionale. È quanto afferma Zeid Ra'ad Al Hussein, a capo dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, che invita con forza “i deputati israeliani a riconsiderare il loro sostegno alla norma”, che concede il nulla osta “in via retroattiva” alle abitazioni dei coloni “edificate su terre appartenenti a privati palestinesi”.
La nota dell’alto funzionario delle Nazioni Unite segue il voto della Knesset, favorevole all’avanzamento dell’iter legislativo. In prima lettura la legge ha ricevuto 57 voti contro 51. Ma necessita di due ulteriori letture prima dell’approvazione finale. Attivisti e associazioni pro diritti umani israeliane hanno criticato la legge, che metterebbe la parola fine alla nascita di un [futuro] Stato palestinese.
In una nota  Zeid Ra'ad Al Hussein ha chiesto ai membri del Parlamento di “riconsiderare il loro sostegno alla legge” che, in caso di entrata in vigore, avrebbe “conseguenze di ampia portata” e “danneggerebbe in modo serio la reputazione di Israele nel mondo”. Fra i principali sostenitori vi sono il premier Benjamin Netanyahu e il ministro dell’Istruzione Naftali Bennett.
La norma “viola il diritto internazionale” ha proseguito l’Alto commissario Onu per i diritti umani, perché “permette l’uso di terreni privati dei palestinesi” per lo sviluppo “degli insediamenti, senza il consenso dei proprietari”. “Come potenza occupante - avverte - Israele deve rispettare la proprietà privata dei palestinesi, a prescindere dal fatto che sia previsto o meno un compenso”.
Sul tema degli insediamenti sono intervenuti in questi giorni anche Stati Uniti e Unione europea, secondo cui la continua espansione, occupazione e frammentazione del territorio palestinese “divorano” la possibilità di una soluzione di pace. Insediamenti e avamposti, conclude Zeid Ra'ad Al Hussein, sono “la causa principale di una vasta gamma di violazioni ai diritti umani all’interno della Cisgiordania, compresa Gerusalemme est”.
Secondo Peace Now nel 2016 l’amministrazione israeliana che controlla i territori della Cisgiordania - in mano ai militari - ha dato il via libera a 2.623 nuovi insediamenti. Fra questi vi sono 756 case abusive e “legalizzate” a posteriori. Ad oggi almeno 570mila cittadini israeliani vivono in oltre 130 insediamenti costruiti da Israele a partire dal 1967, data di inizio dell’occupazione e cresciuti a ritmo esponenziale negli ultimi tempi grazie alla politica espansionista del governo israeliano.
Agli insediamenti si aggiungono anche almeno 97 avamposti, considerati illegali non solo dal diritti internazionale ma dallo stesso governo israeliano.
I colloqui di pace si sono interrotti nel 2014, innescando una escalation di violenze.

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