martedì 27 dicembre 2016

Neve Gordon : David Friedman, il Crociato


 
 
 
 
 
 
 
 
David Friedman, il Crociato Di Neve Gordon 19 dicembre 2016 David Friedman, nominato da Trump per diventare Ambasciatore degli Stati Uniti a Israele, ha i
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Di Neve Gordon
19 dicembre 2016
David Friedman, nominato da Trump per diventare Ambasciatore degli Stati Uniti a Israele, ha iniziato la sua crociata. Due giorni prima delle elezioni, ha scritto un editoriale sul Jerusalem Post (quotidiano israeliano in lingua inglese, n.d.t.) che rivela il suo fervore incrollabile: “Dato che gli ebrei americani ammontano a circa sei milioni di anime…ci è stata data un’opportunità che i nostri antenati non potevano avere immaginato…Invece di dover affrontare le sfide di nemici sanguinari…ci è stata affidata un’eredità dalla più grande generazione che ci ha preceduto, per assicurare che Israele sopravviva e progredisca come una luce sulle nazioni e una dimora permanente per il popolo ebraico.”
La crociata di Friedman ha tre scopi primari: fortificare il progetto coloniale di Israele, indebolire l’accordo tra Stati Uniti e Iran per il nucleare e denigrare i liberali, particolarmente i liberali ebrei.
I due primi obiettivi sono rivelati molto chiaramente in un piano di azione di 16 punti, scritto da Friedman e da Jason Dov Greenblatt, nel novembre scorso.
In primo luogo, il piano dichiara che gli “Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come eterna e indivisibile capitale dello stato ebraico, e l’Amministrazione del Signor Trump trasferirà l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme.” Nel contempo, la soluzione dei due stati viene presentata come defunta, non per la realtà geografica creata da oltre mezzo milione di coloni ebrei che si impossessano della terra palestinese, ma perché  “i palestinesi non sono disposti a rinunciare alla violenza contro Israele o a rinunciare al diritto di Israele di esistere come stato ebraico.”
Il problema è, secondo Friedman, che i due principali partiti politici palestinesi “promuovono regolarmente l’anti-semitismo e la jihad.” Chiaramente, tali spiegazioni, sopprimono la violenza quotidiana sperimentata dai palestinesi, dando allo stesso tempo il via libera alla loro espropriazione continua.
Tuttavia, il piano in 16 punti insiste anche che, allo scopo di permettere a Israele di continuare senza  il suo progetto coloniale senza essere ostacolato, è importantissimo indebolire le istituzioni internazionali che hanno tentato di frenare le politiche di Israele che offendono i diritti umani. Friedman, perciò, suggerisce che “gli Stati Uniti dovrebbero tagliare i fondi destinati al Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani”  e dovrebbero porre il veto a qualsiasi voto delle Nazioni Unite che ingiustamente isoli Israele,” operando, allo stesso tempo con l’Unione Europea per opporsi alle esigenze di speciali etichettature sui prodotti israeliani oppure al boicottaggio sulle merci israeliane.” In effetti “gli Stati Uniti dovrebbero considerare intrinsecamente anti-semitico il tentativo di boicottare, disinvestire da e mettere sanzioni su Israele ( BDS – Boycott- Divestment Sanctions) e dovrebbero adottare misure severe, sia diplomatiche, che legislative, per impedire le azioni che sono intese a limitare le relazioni commerciali con Israele.”
Mentre l’anti-semitismo è un tema ricorrente nel lessico del nuovo ambasciatore, usato come  arma politica per evitare le critiche, è fondamentale comprendere che Friedman non è soltanto un oratore impetuoso, ma anche uno stratega esperto. In realtà, non ha aspettato la sua nomina per prendere l’iniziativa di aiutare  i coloni israeliani messianici. Allo scopo di aiutare a riscattare la terra di Israele dove il popolo ebreo “ha vissuto per 3.500 anni,” Friedmam è entrato nella ONG Americana Friends of Bet El che raccoglie fondi per gli insediamenti  in Cisgiordania. Come presidente dell’organizzazione, è riuscito a richiedere denaro all’organizzazione benefica di famiglia di Jared Kushner, il genero di Trump e quindi a consolidare il rapporto tra la nuova amministrazione e gli insediamenti illegali di Israele.
Il suo secondo obiettivo come ambasciatore sarà di aiutare il Primo Ministro Netanyahu a indebolire il patto con l’Iran sul nucleare del 2015. Seguendo l’indicazione di Netanyahu, Friedman, nel documento dipinge l’Iran “come il principale stato sostenitore del terrorismo che mette a rischio il Medio Oriente in particolare, ma il mondo intero, finanziando, armando e addestrando gruppi terroristici che operano in tutto il mondo.” Questo, conclude Friedman, è una violazione del Piano d’azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan of Action), firmato con l’Iran, e giustifica l’attuazione di “nuove, dure sanzioni.”
Oltre a ritrattare l’accordo con l’Iran, Friedman raccomanda che Amministrazione Trump rafforzi l’indistruttibile “vincolo tra gli Stati Uniti e Israele”, assicurando che Israele riceva la massima collaborazione militare, strategica e tattica dagli Stati Uniti.” Di conseguenza, raccomanda di cancellare la clausola presente nel Memorandum di Intesa, di recente firmato dall’Amministrazione Obama e dal governo israeliano, che proibisce il Congresso  di dare un appoggio maggiore dei 3,8 miliardi di dollari che ha già promesso di fornire  per i prossimi 10 anni.
Infine, il terzo obiettivo di Friedman è di delegittimare i liberali o chiunque ostacolerà la sua crociata. Questo obiettivo si è visto nel modo più chiaro nel linguaggio che usa per diffamare coloro che non sono d’accordo con la loro agenda politica.
Ha descritto una quinta colonna gli organi di stampa come il New York Times e il Washington Post; il Presidente Obama è etichettato come anti-semita, mentre gli ebrei attivi nella lobby pro-Israele, J-Street, * sono ritenuti “peggiori dei kapo, cioè gli ebrei che  hanno consegnato alla polizia i loro fratelli ebrei nei campi di sterminio nazisti.”
Quello che è particolarmente spaventoso riguardo a  Friedman – come anche a parecchie altre scelte di Trump, è che in missione santa. Quindi, chi non è d’accordo con i  suoi primi due obiettivi, viene descritto come apostata, o anti-semita o jihadista, o difensore dell’ una o dell’altra categoria di persone, o di entrambe. In quanto persona che è stato testimone di che cosa l’interventismo degli Stati Uniti ha provocato  in Medio Oriente fin dall’alba del nuovo millennio, la nomina di Friedman non è soltanto estremamente allarmante, ma come avveniva con i crociati dei tempi antichi, fa prevedere un futuro grande spargimento di sangue.
*E un’organizzazione degli ebrei israeliani “liberal”, che

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