lunedì 26 dicembre 2016

Barak Ravid L’insuccesso al Consiglio di Sicurezza è totalmente di Netanyahu


DICEMBRE 24, 2016 Sono le colonie, stupido: l’insuccesso al Consiglio di Sicurezza è totalmente di Netanyahu Per otto anni gli USA hanno messo in guardia…
 Sono le colonie, stupido: l’insuccesso al Consiglio di Sicurezza è totalmente di Netanyahu
Per otto anni gli USA hanno messo in guardia Netanyahu che la sua politica avrebbe avuto un costo, ma lui ha preferito tenersi buona la lobby delle colonie piuttosto che fare un piano di azione. Può dare la colpa solo a se stesso.
Haaretz
Di Barak Ravid – 24 dicembre 2016
Solo un’ora dopo il voto di venerdì al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Ben Rhodes, consigliere del presidente Barak Obama, ha tenuto una conferenza stampa durante la quale ha spiegato perché gli Stati Uniti non hanno posto il veto sulla risoluzione riguardante le colonie. Rhodes ha risposto alle domande per un’ora, ma le sue osservazioni possono essere riassunte in questo modo: abbiamo messo in guardia Netanyahu per otto anni che questo è ciò che sarebbe successo. Non ci ha ascoltati: ora può dare la colpa solo a se stesso.
La descrizione di Rhodes è esatta. Il fatto che gli USA si siano astenuti non dovrebbe sorprendere nessuno, soprattutto non il primo ministro israeliano. Il vecchio luogo comune a proposito di quello che si può prevedere non è mai stato così vero. Infatti, è stato lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu che lo ha scritto sul muro con le sue iniziative negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi. La risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU è una sua sconfitta personale.
Dalle ultime elezioni, e soprattutto l’anno scorso, il governo di Netanyahu ha condotto una politica di notevole accelerazione della costruzione nelle colonie, demolizione di case palestinesi nell’Area C [in base agli accordi di Oslo, il territorio della Cisgiordania sotto totalmente controllata da Israele. Ndtr.] e di autorizzazione di colonie illegali. La saga riguardante l’evacuazione di Amona [avamposto illegale dei coloni che la Corte Suprema israeliana ha ordinato di evacuare. Ndtr.] e la legge nota come “Legge della regolarizzazione” [legge che intende legalizzare retroattivamente Amona ed altri avamposti. Ndtr.] è l’apice di questa tendenza. Netanyahu, insieme al ministro dell’Educazione Naftali Bennett e della Giustizia Ayelet Shaked, ha fatto tutto il possibile per spingere Obama al Consiglio di Sicurezza.
Durante tutti questi mesi la comunità internazionale non è stata per niente indifferente. Il rapporto del Quartetto sulla pace in Medio Oriente, reso pubblico in luglio, ha messo in guardia proprio sui punti inclusi nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Da allora, praticamente ogni settimana, il Dipartimento di Stato USA ed i ministri degli Esteri delle potenze occidentali hanno diramato condanne sempre più severe della politica di colonizzazione del governo israeliano, avvertendo che minacciava di seppellire la soluzione dei due Stati. Ogni mese il Consiglio di Sicurezza ha tenuto un incontro nel quale ha chiesto ai rappresentanti di molti Paesi di prendere decisioni relative alle colonie.
Netanyahu lo sapeva. Ha ricevuto una serie di documenti riservati dal ministero degli Esteri e dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale che lo avvertivano di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a cui gli USA non avrebbero posto il veto. Lui stesso lo ha dichiarato pubblicamente e in discussioni riservate dozzine di volte negli ultimi mesi e lo ha citato dalla tribuna dell’ONU in settembre. Netanyahu sapeva anche molto bene quanto fossero precari i rapporti con Obama e quanto scarsa fosse la sua capacità di influenzarne le decisioni.
Invece di fare un piano d’azione, Netanyahu si è occupato di Amona, Amona e ancora Amona. Invece di cambiare politica per evitare una disfatta diplomatica e un danno a livello internazionale per Israele, Netanyahu ha preferito tenersi buona la lobby dei coloni per poter sopravvivere politicamente. Sapeva che avrebbe pagato un prezzo per le sue azioni, ma ha agito come se tutto andasse bene. Una persona che sa tutto questo e continua con la stessa politica è affetto da una mancanza di discernimento e di responsabilità, o è semplicemente un giocatore d’azzardo compulsivo.
Solo mercoledì Netanyahu ha fatto un’apparizione arrogante sulla sua pagina Facebook privata. Di fronte alla camera da presa, il primo ministro di Israele ha superato se stesso nell’autocelebrazione, informando tutti quelli che lo guardavano che la posizione internazionale di Israele non era mai stata migliore. Quarantotto ore dopo si è scoperto che le parole di Netanyahu erano avulse dalla realtà.
Netanyahu ha ragione quando afferma che Israele è corteggiato da molti Paesi, ma sbaglia e si inganna riguardo a quanto pesino duramente su Israele 50 anni di occupazione. Una solida maggioranza di Paesi che hanno votato per la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU non è anti-israeliana o antisemita. Il messaggio del loro voto è semplice: sono le colonie, stupido.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza rivela ancora una volta quanto chiaro e netto sia il consenso internazionale contro le colonie. Non si tratta solo di Obama. Ha votato a favore [della risoluzione] il governo inglese di destra del primo ministro Theresa May e del ministro degli Esteri Boris Johnson.  Lo stesso hanno fatto i governi di Spagna e Russia, del presidente Vladimir Putin, buon amico di Netanyahu, e la Cina, di cui Bennett e altri ministri dicono che non si interessa dei palestinesi ma solo della tecnologia israeliana, e la Nuova Zelanda, il cui capo del governo di destra, Bill English, nel 2003 aveva attaccato il ministro degli Esteri del suo Paese per aver abbracciato Yasser Arafat.
Il primo ministro si consolerà sicuramente per il fatto di essere riuscito a portare dalla sua parte la persona che il prossimo mese sarà presidente degli USA. Non è sicuro che si tratti di una cosa di cui possa essere fiero. Netanyahu ha ingannato Donald Trump e gli ha provocato la prima sconfitta diplomatica.  Tranne che il presidente egiziano, nessun altro leader di un Paese del Consiglio di Sicurezza ha tenuto conto di Trump.
Dopo questo episodio, Netanyahu è in debito con Trump persino prima che quest’ultimo inizi il suo mandato. E’ in debito per averlo fatto perdere. E Trump non ama perdere. Anche la risposta del presidente eletto è interessante: Trump non ha attaccato la risoluzione, né ha difeso le colonie: lo ha fatto con una dichiarazione piuttosto laconica.
Prima e dopo il voto, il primo ministro si è lasciato andare ad una campagna di attacchi contro Obama che sembrano notizie false su un sito delirante della destra negli USA. L’accusa più stravagante è stata che Obama era parte di una cospirazione con i palestinesi, ha di fatto abbandonato Israele e l’ha colpito alle spalle. Sì, lo stesso Obama che solo poche settimane fa ha dato ad Israele 38 miliardi di dollari in aiuti per la sicurezza. Netanyahu non ha osato dire di Putin, May o del presidente cinese Xi Jinping  neppure un decimo di queste cose. Ci sono molti precedenti di presidenti americani che si sono astenuti all’ONU su risoluzioni riguardanti Israele. Non ci sono precedenti del modo in cui Netanyahu ha agito nei confronti di Obama.
Netanyahu può cercare di accusare Obama, Mahmoud Abbas, la sinistra e persino il tempo o il mufti per la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Ma ciò non potrà eliminare la disfatta diplomatica di venerdì. Alla fine, è successo per responsabilità di Netanyahu.
E’ ad avvenimenti del genere che l’ex-primo ministro e ministro della Difesa Ehud Barak faceva riferimento quando ha parlato di uno tsunami diplomatico. Barak lo ha anche riassunto bene sul suo account Twitter durante il fine settimana: “Sconfitta senza precedenti al Consiglio di Sicurezza. Il primo ministro deve cacciare il suo ministro degli Esteri.”
(traduzione di Amedeo Rossi)
bocchescucite.org

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