sabato 10 dicembre 2016

Gideon Levy :Chi ha bisogno di una nuova legge? Israele già espropria sistematicamente la terra palestinese




A new report issued by B’Tselem describes the many ways in which Palestinian land is already being expropriated by Israel without recourse to…
haaretz.com|Di Gideon Levy




Sintesi personale
Decine di pecore si affollavano lungo il pendio. Non hanno nessun posto dove andare . Anche la loro alimentazione non è appropriata , è  costituita da resti di cardi e spine autunnali. Un pastore riferisce che si stanno già mangiando l'una con l'altra: la lana di alcune è stata strappata , esponendo zone nude di pelle. Suo zio ha già venduto la sua mandria e ora solo lui è rimasto, in un modo o nell'altro,: Raduna  le sue pecore sul piccolo pezzo di terra da pascolo che rimane ancora accessibile al suo villaggio, Salem, ad est di Nablus.
Il quadro è simile nel vicino villaggio, Deir al-Hatab. Venti anni fa aveva 10.000 pecore, ma ora a malapena ne rimangono 200. Israele sta soffocando i villaggi di questi pastori e i loro pascoli, e trasferisce le terre al grande insediamento sulla montagna, Elon Moreh, che tempo fa si è ingrandito sui crinali circostanti.
Non c'è nulla di nuovo in questo, ma nel corso degli anni la situazione è peggiorata. Un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall' organizzazione non governativa israeliana B'Tselem descrive i metodi impiegati da Israele. Mentre Israele viene scosso dal disegno di legge per legalizzare gli avamposti in Cisgiordania, in realtà  la questione si riduce a questo: non c'è  bisogno di una legge del genere quando l'espropriazione sistematica dei palestinesi delle loro terre è andata avanti per anni
La mandria  è di proprietà di Majdi e Sharif Shtiyeh, cugini da Salem. Elon Moreh, l'insediamento che ha soffocato il loro villaggio, è uno degli insediamenti più antichi e più affermati. Esso , inoltre, è stato trasferito dalla sua posizione originale, in seguito all'intervento della High Court of Justice,ma  non preoccupatevi: sulla posizione originale di Elon Moreh, un altro insediamento  è sorto: Itamar. L'allora primo ministro Menachem Begin ha continuato a dire: "Quando sarà il mio tempo e mi sarà chiesto  lassù quale buona azione ho eseguito per rendermi degno di entrare in paradiso, io risponderò:. Elon Moreh".
Paradiso o inferno, la buona azione di Begin ha distrutto la qualità della vita dei tre villaggi palestinesi situati nella valle sottostante l'insediamento: Salem, Deir al-Hatab e 'Azmut. I tre villaggi hanno perso migliaia di dunam e la maggior parte del loro spazio vitale.
In tarda mattinata, sul bordo di Salem, un villaggio di circa 7.000 abitanti. I pastori locali sono in piedi sulla strada sterrata che porta  ai loro pascoli. Ma le Forze di Difesa israeliane hanno posto massi e un blocco di cemento in mezzo alla strada sterrata. Le pecore potrebbero facilmente passare tra i massi, ma i pastori hanno paura: sanno che nel momento in cui le loro mandrie  attraverseranno  questo grezzo posto di blocco , per il quale non sono chiari i motivi giuridici , le jeep della IDF   o i veicoli di sicurezza dei coloni  o tutti insieme compariranno all'improvviso  ed i pastori saranno rispediti nella sottile striscia di habitat che Israele ha designato per loro
Il posto di blocco impedisce loro di raggiungere la tangenziale che sale a Elon Moreh, aperta solo ai soldati , ai coloni e ai  loro ospiti. I pastori non sono interessati in realtà ad usare la strada dei coloni. Tutto ciò che vogliono è attraversarla  a piedi  poiché è  l'unica strada che possono prendere per accedere alla terra che appartiene a loro: circa 12.000 dunam (3.000 acri).  Questa terra non è né stata espropriata né confiscata. Nessuna legge l'ha trasferita ad altre mani, apparentemente non è ancora stata rubata . Ai pastori è semplicemente impedito di raggiungerla.
Il rapporto B'Tselem è intitolato "Espellere e sfruttare: La pratica israeliana di subentrare  nella terra rurale palestinese." Delinea i metodi utilizzati per ottenere il controllo sulla terra di proprietà palestinese - un sistema  che non necessita di alcuna legislazione  . Nell'ambito di questo processo, Israele ha esercitato un controllo sulla proprietà rurale palestinese, l'ha frantumata, ha espropriato i residenti e trasferito le loro terre ai coloni.
La storia di Elon Moreh, come appare nella relazione, ne è la prova . Quando l'insediamento è stato fondato nel 1980, lo stato ha espropriato 1.278 dunam . Due anni più tardi le terre ad ovest sono state dichiarate "riserva naturale." Dopo  cinque anni  questa "riserva naturale" è stata dichiarata "terre statali", e dal 1998 un avamposto illegale è sorto lì.
La successiva tragedia che ha colpito i residenti dei tre villaggi è stata la firma degli accordi di Oslo. La maggior parte delle loro riserve di terra, destinate per lo sviluppo futuro, sono state dichiarate  parte dell' Area C,  dove ora è vietato loro di costruire. La fase successiva - finora, l'ultima - è stata la pavimentazione della tangenziale per l'insediamento nel 1996, che ha separato il  paese dalle  sue terre. Con lo scoppio della seconda Intifada ai residenti è stato completamente vietato di circolare sulla strada  e persino di attraversarla a piedi per raggiungere le loro proprietà
Due volte l'anno, in seguito al coordinamento con il Distretto dell' Ufficio di coordinamento israeliano e la brigata regionale, i pastori di Salem sono autorizzati ad entrare nelle loro terre per la raccolta delle olive e per l' aratura, ma non per pascolare le loro greggi. È fatto loro divieto di entrare in quelle terre anche a piedi . La questione ruota intorno a a una presunta questione di sicurezza : ora la strada è distante diversi Km dall 'insediamento - che ha una base dell'IDF di fronte ad esso e  una torre di avvistamento fortificata .
L'avamposto non autorizzato del colono Yitzhak Skali è stato costruito sulle terre perdute. Egli è il flagello dei pastori qui. Si dice che ha 600 pecore e che  conduca il suo gregge nel loro pascolo e nei loro uliveti, così come nel suo .
Ahmed Shtiyeh ha venduto il suo gregge di 80 pecore otto mesi fa, dopo aver constatato che non poteva più portare gli animali ai pascoli. Ora si trova a casa  n attesa di ricevere un permesso per lavorare in Israele. Ha 48 anni ed è padre di sei figli . Dice che non ha i mezzi finanziari per alimentare il gregge con l'alimentazione loro fornita da un ovile. Quando si lamenta con i soldati per il fatto che i pastori del villaggio non sono in grado di raggiungere le loro terre e chiede  l'apposita autorizzazione ,la risposta di solito è negativa
Shtiyeh conduce negoziati per conto del paese. Ci sono stati bravi soldati e comandanti,  ,ora i militari  si sono incattiviti :
 "Non è un peccato che la mandria sia qui e non è sul lato opposto della strada? Le pecore non hanno nulla da mangiare, se non la sabbia ".
Nel frattempo, un camion della società Sano accelera passando sulla strada. diretto  verso Elon Moreh, seguito da  una jeep dell'esercito e  da  una macchina della polizia. La maggior parte del tempo, però, questa strada è deserta. E 'la tragedia degli abitanti del villaggio . Chi ha bisogno della nuova legge? La realtà è già stata regolata qui
Prima che la tangenziale fosse asfaltata, la strada per Elon Moreh passava attraverso il villaggio vicino. Ora .la vecchia strada, piena di buche, è vietata ai  residenti di Deir al-Hatab. Ismail Anis si spinge con noi lungo il cammino proibito , ma più ci avviciniamo a Elon Moreh, più i suoi livelli di ansia aumentano - così  alla fine siamo costretti a fermarci e a tornare indietro .
La fine della strada ha un cancello  di acciaio e  solo i soldati hanno la chiave. Solo loro sono autorizzati a guidare qui. Una strada che attraversa un villaggio e  agli abitanti  è vietato l'uso. Solo in Israele.
Hussein Odeh, un residente di Deir al-Hatab, afferma che il suo paese ha perso la maggior parte delle terre, non a causa di espropri, ma a causa della mancanza di accesso. Egli stesso ha 25 dunam vicino a Elon Moreh che sono impossibili da raggiungere  dal 1985. Il suo amico Ismail possiede 240 dunams ,ma neanche lui  vi può accedere. "Non so quale sia il loro problema ", dice Odeh. "Vivono lì e le nostre terre si trovano ben prima del loro villaggio.  Presto le piogge arriveranno. C'è stato un tempo in cui facevamo escursioni lassù,  ora non è possibile.  C'era il grano,e  ora non c'è più. C' erano pozzi, oar non ci sono più. Nessuno di noi è interessato a toccare Elon Moreh.  A noi basta raggiungere le  nostre terre. A noi basta che le pecore tornino al pascolo.
Cosa importa loro se  la nostra gentevuole raggiungere le sue terre? ", dice Odeh,e la  domanda è lasciata appesa in aria, come se non conoscesse la vera risposta.
Il portavoce dell'IDF ha rilasciato questa dichiarazione in risposta ad una richiesta da Haaretz: "La questione ruota intorno a una strada principale lungo la quale ci sono due passaggi regolamentati che consentono ai residenti di attraversarla in modo sicuro. Alla luce dell'inchiesta del giornalista, le procedure relative sono state chiarite ai soldati. "



e anywhere to go from here. Even their feed is not feed, consisting of leftover thistles and autumn thorns. One shepherd reports that they are already eating one another: the wool of some has been plucked, exposing bare patches of skin. His uncle already sold his herd and now only he is left to carry on, in one way or another, herding his sheep on the tiny piece of grazing land that still remains accessible to his village, Salem, east of Nablus.
The picture is similar in the neighboring village, Deir al-Hatab. Twenty years ago it had 10,000 sheep, but now barely 200 remain. Israel is choking off the villages of these shepherds and their pasture, and transferring the lands to the large settlement up on the mountain, Elon Moreh, which long ago spread onto the nearby ridges.
There is nothing new about this, but over the years the situation has gotten worse. A new report issued this week by the Israeli nongovernmental organization B’Tselem outlines the methods employed by Israel. As Israel is being rocked by the political free-for-all that has accompanied passage of the bill to legalize West Bank outposts, out in the field the question is reduced to this: Who even needs such a law when the systematic disinheritance of the Palestinians from their lands has been going on for years, without any need of a law?
The herd that was crowded onto the slope is owned by Majdi and Sharif Shtiyeh, cousins from Salem. Elon Moreh, the settlement that suffocated their village, is one of the oldest and more established settlements. It, too, was relocated early on from its original location, following the intervention of the High Court of Justice. But no worries: In Elon Moreh’s original location, another settlement eventually arose: Itamar. Then-Prime Minister Menachem Begin went on to say: “When it is my time to stand before the court up on high and I am asked what good deed I performed to make me worthy of entering paradise, I will reply: Elon Moreh.”
Paradise or hell, Begin’s good deed destroyed the quality of life of three Palestinian villages situated in the valley below the settlement: Salem, Deir al-Hatab and ’Azmut. The three villages have lost thousands of dunams and the majority of their living space.
Late morning on the edge of Salem, a village of approximately 7,000 residents. The local shepherds are standing on the dirt road that leads east, to their pasture lands. But the Israel Defense Forces has placed boulders and a concrete block in the middle of the dirt road. The sheep could easily pass between the boulders, but the shepherds are afraid: They know that the moment their herds dare to cross this crude roadblock – for which it is unclear what legal grounds exist, if at all – the jeeps of the IDF, the army that sees everything, will soon appear, or the security vehicles of the settlers, or all of them together, and the shepherds will be sent back to the narrow strip of habitat that Israel has designated for them.
Now, as well, when we suggest that the shepherds should get nearer to the boulder roadblock, they are extremely fearful, taking a few hesitant steps forward with the donkey leading the way, followed by the sheepdog and the sheep. But then they hasten to retreat. One of the shepherds mumbles verses from the Koran to himself, just to be on the safe side.
The roadblock is preventing them from reaching the bypass road that goes up to Elon Moreh. “Madison Route,” as the army calls it, is essentially open only to soldiers, and settlers and their guests. The shepherds aren’t interested in actually using the settlers’ road. All they want is to cross it on foot – since it is the only path they can take to access the land that lies beyond the road, land that belongs to them: about 12,000 dunams (3,000 acres), they estimate. This land has neither been expropriated nor confiscated. No law has transferred it to other hands, and ostensibly it has not even been stolen. The shepherds are simply being prevented from reaching it.
The B’Tselem report is entitled “Expel and Exploit: The Israeli Practice of Taking over Rural Palestinian Land.” It delineates the methods used to gain control over Palestinian-owned land – a system for disinheriting the owners that never waited for legislation and was never in need of it. In the framework of this process, Israel has exercised control over the Palestinian rural expanse, broken it into fragments, dispossessed the residents and transferred their lands to the settlers.
The story of Elon Moreh, as it appears in the report, is one of disinheritance of this style: When it was established in 1980, the state expropriated 1,278 dunams for it. Two years later, the lands to the west were declared a “nature reserve.” It took five more years until this “nature reserve” was declared “state lands,” and since 1998 an illegal outpost has been in place there.
Majdi Shtiyeh's herd, in Salem this week.
Majdi Shtiyeh's herd, in Salem this week.Alex Levac
The next tragedy that befell residents of the three villages was the signing of the Oslo Accords. Most of their land reserves, intended for future development, were declared part of Area C, on which they were now forbidden to build. The next stage – as of now, the last one – was the paving of the bypass road to the settlement in 1996, which created a physical infrastructure for separation of the village and its lands, even if not in a formal sense. With the outbreak of the second intifada, the residents were completely forbidden to travel on the road, and even to cross it on foot. Their lands remained on the far side, as it were, of the mountains of darkness.
Twice a year, following coordination with the Israeli District Coordination Office and the regional brigade, the shepherds of Salem are permitted to enter their lands for the olive harvest and the plowing season, but not for pasturing their herds. They are forbidden to enter those lands. The issue revolves around the supposed danger involved in allowing them to cross the road at a distance of several kilometers from the entrance to the secured settlement – which has an IDF base in front of it, including a fortified watchtower. But no, it is forbidden to cross the road.
The unauthorized outpost of the settler Yitzhak Skali has been built on the lost lands. He is the scourge of the shepherds here. They say that he has 600 sheep, and that he herds his flocks on their pasture and in their olive groves, as well as in his own.
Ahmed Shtiyeh sold his flock of 80 sheep eight months ago, after finding that he could no longer lead them to pasture. Now he sits at home, waiting to receive a permit to work in Israel. He is 48 and a father of six. He says he does not have the financial means to feed the flock with feed provided to them in a pen. When he complains to the soldiers about the village shepherds not being able to reach their lands, and asks that they check into it with the DCO, they usually come back with the answer that the shepherds are permitted to cross the road.
Shtiyeh conducts negotiations on behalf of the village. There have been nice soldiers and commanders, he says. “I remember Shiran from the DCO, and Hassan the Georgian who is a good guy. And also Sha’anan was good,” he recalls. But then, he says, the soldiers are switched, and once again the shepherds are prevented from crossing the road. Shtiyeh tells the new soldiers that the DCO has approved it, and the soldiers say they don’t care about the DCO, and the story goes on and on.
“That’s it, the people have gotten accustomed to stopping here,” says Shtiyeh, standing next to the boulders and the concrete block. Since the establishment of Elon Moreh, his village has seen much tribulation. But since the bypass road was paved, these tribulations have grown worse. “Doesn’t your heart ache?” asks Shtiyeh. “Isn’t it a shame that the herd is here and not on the other side of the road? The sheep have nothing to eat but sand.”
In the meantime, a Sano company truck speeds past on the road, on its way to Elon Moreh, plus an army jeep and a police car. Most of the time, though, this road is desolate. It is the tragedy of the village residents here. Who needs the new law? Reality has already been regulated here.
Lack of access
Before the bypass road was paved, the road to Elon Moreh passed through the neighboring village, Deir al-Hatab. We drive there. The old road, which is now scarred and potholed, is also forbidden for use by residents of Deir al-Hatab. Ismail Anis drives with us on the forbidden road, but the closer we get to Elon Moreh, the more his anxiety levels increase – so much that eventually we are compelled to stop and turn around.
The end of the road has a yellow steel locked gate, to which only the soldiers have the key. Only they are permitted to drive here. A road crossing through a village whose residents are forbidden to use it. Only in Israel.
Hussein Odeh, a resident of Deir al-Hatab, says his village has lost the majority of its lands not due to expropriation, but due to lack of access. He himself has 25 dunams near Elon Moreh that have been impossible to reach since 1985. At issue are not tracts of land situated within the settlement, but in its surroundings – an expansion zone that has no limit.
His friend Ismail owns 240 dunams that he too cannot access. “I don’t know what their problem is,” says Odeh. “They live up there and our lands are situated well before their village. Why don’t they let us go and till our land? Soon the rains will come. There was a time when we would go on excursions up there, and now it is not possible. There are caves up there and we would hike around. There was wheat, and there no longer is. And there were wells, and there no longer are. None of us are interested in touching Elon Moreh. Just let us go back to our lands. And let the sheep go back to pasture.
“You live up there. What do you care if our people are going to their lands?” says Odeh, whose question is left hanging in the air, as if he doesn’t know the real answer.
The IDF Spokesman issued this statement in response to an inquiry from Haaretz: “The issue revolves around a main road along which there are two regulated passages that enable residents to cross in a safe manner. In light of the reporter’s inquiry, the procedures related to the subject have been clarified to the soldiers.”

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