lunedì 19 dicembre 2016

Finalmente nasce il nuovo governo libanese.SIRIA. Israele attacca Hezbollah e infiamma il conflitto



Ci sono voluti 45 giorni. Un governo “di unità nazionale” con 30 ministri dei diversi partiti. Il Kataeb (Falange) non ha voluto parteciparvi. Creato un ministero per i diritti delle donne e uno per i rifugiati. Le pressioni del patriarca Bechara Rai.
Beirut (AsiaNews) – Dopo 45 giorni di consultazioni, ieri sera è nato il nuovo governo libanese, promesso il 3 novembre, in seguito alla nomina di Saad Hariri a premier da parte del presidente della repubblica Michel Aoun.
Il primo governo sotto la presidenza di Aoun, eletto lo scorso 31 ottobre - dopo due anni e mezzo di vuoto della carica – comprende 30 ministri, di cui sei sono ministri di Stato, suddivisi in modo uguale fra cristiani e musulmani.
Alla conferenza stampa indetta subito dopo l’annuncio della formazione, Hariri ha sottolineato che il nuovo governo può essere definito “di unità nazionale” perché raduna molti rappresentanti dei partiti politici.  Egli ha anche detto che il compito del suo gabinetto sarà quello di affrontare le emergenze acute del Paese (elettricità, rifiuti, acqua, sicurezza) e stilerà una nuova legge elettorale per portare il Libano a nuove elezioni.
Un governo di compromesso, quello di Hariri che però non è riuscito a includere nei ministeri qualcuno del partito dei Kataeb (Falange), i quali si sono rifiutati di parteciparvi anche con le insistenze del premier e del presidente.
Fra le novità: è stato creato un ministero per i diritti delle donne e uno per i rifugiati, data la presenza di oltre un milione di profughi siriani sul territorio libanese. Altri nuovi ministeri: quello per gli affari del presidente della repubblica, dei diritti dell’uomo, per la lotta alla corruzione. Fra i 30 ministri figura solo una donna: Inaya Ezzeddine, del gruppo legato a Nabi Berry, scelta come ministro per la riforma amministrativa.
Fra le voci che più hanno premuto per concludere I due anni e mezzo di vuoto istituzionale, vi è quella del patriarca maronita Bechara Rai. Anche ieri mattina, alla messa da lui presieduta, egli a chiesto ai politici di mostrare “uno spirito di responsabilità e imparzialità facilitando la missione di formare un nuovo governo”.
“Noi speriamo, insieme con tutti i libanesi che sono leali verso il Libano, che i gruppi politici e parlamentari percepiscano quanto cruciale sia la situazione economica e sociale che pesa sulla nostra popolazione”.



Ci sono voluti 45 giorni. Un governo “di unità nazionale” con 30 ministri dei diversi partiti. Il Kataeb (Falange) non ha voluto parteciparvi. Creato un ministero per i diritti delle donne e uno per i rifugiati. Le pressioni del patriarca Bechara Rai.
Di AsiaNews.it



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SIRIA. Israele attacca Hezbollah e infiamma il conflitto

  Stefano Mauro

Roma, 16 dicembre 2016, Nena News – A pochi giorni dal bombardamento israeliano sulla città di Mazzeh in Siria, alla periferia di Damasco, il primo ministro israeliano Netanyahu ha prontamente dichiarato che “le forze aeree di Tel Aviv agiscono in pieno accordo con quelle russe in territorio siriano”.
Secondo alcuni media arabi, il bombardamento in Siria, attraverso lo spazio aereo libanese, ha avuto come obiettivo un deposito di armi di Hezbollah ed è stato un’“azione preventiva contro il riarmo delle milizie sciite”. Sarebbe meglio considerarlo, secondo altri analisti, come un segnale di sostegno alle milizie jihadiste “ribelli”, in un momento particolarmente difficile come la definitiva resa di Aleppo, ottenuta grazie al consistente aiuto logistico e militare del movimento sciita.
Hezbollah ha prontamente smentito le voci di un accordo che riguarderebbe un suo impegno nel non  rispondere a nessuna provocazione israeliana in territorio siriano. “Le informazioni diffuse da diversi organi di stampa, riprese dai media israeliani, su un eventuale accordo tra Hezbollah e la Russia sono totalmente false”, come riporta il comunicato stampa della resistenza libanese.
Altre fonti vicine al movimento sciita indicano, invece, che “tutto potrebbe cambiare in poco tempo” ed Hezbollah “si riserva di rispondere alle provocazioni israeliane nella maniera più adeguata”. Le stesse fonti parlano dell’abbattimento di un caccia di Tel Aviv e di alcuni droni, avvenuto qualche mese fa, e della capacità delle truppe sciite di poter utilizzare le batterie antiaeree russedi missili S-300 ed S-400 dislocate in territorio siriano. Le dichiarazioni di Netanyahu sul canale CBS news circa “un reale coordinamento tra russi ed israeliani per evitare qualsiasi tipo di incidente militare in territorio siriano” sembra un tentativo di indebolire il fronte che sostiene il regime di Bashar Al Assad: Russia, Iran ed Hezbollah.
Alcuni media libanesi riportano di recenti e numerosi incontri a livello ufficiale, per la prima volta, tra esponenti di Hezbollah e militari russi: questo a confermare ormai un coordinamento attivo e relazioni dirette tra le milizie sciite ed il Cremlino. Il quotidiano libanese Al Akhbar ha riportato anche quanto Mosca abbia “apprezzato e stimato l’apporto militare, logistico e la preparazione delle milizie di Hezbollah, fondamentali per la conquista definitiva di Aleppo”.
Altra provocazione da parte di Tel Aviv è stata la pubblicazione da parte delle forze di occupazione israeliane di una cartina che indicava gli “obiettivi militari di Hezbollah in Libano”. Si tratterebbe di oltre 10mila target sensibili tra infrastrutture, tunnel, postazioni missilistiche e depositi di armi, che, paradossalmente, si troverebbero in ogni villaggio del Libano meridionale e della valle della Bekaa. La pubblicazione, smentita immediatamente da numerosi dirigenti militari israeliani perché “molto sommaria e approssimativa”, avrebbe avuto lo scopo di “scoraggiare un qualsiasi intervento o risposta militare sciita alle recenti provocazioni di Tel Aviv in territorio siriano” come affermato da alcuni quotidiani israeliani.
Le intenzioni israeliane circa un effetto “deterrente” contro Hezbollah sono state confermate dal ministro della Difesa, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman, come “il tentativo, con ogni mezzo, da parte di Israele di impedire che Hezbollah possa potenziare il proprio arsenale militare” .
I risultati, però, sono stati diametralmente opposti. Alla risoluta reazione da parte di Hezbollah, circa una sua possibile “risposta militare adeguata” contro altre future violazioni dello spazio aereo libanese, si è aggiunta la replica siriana. Il rappresentante di Damasco all’ONU, Bashar Jaafari, ha dichiarato senza mezzi termini che “nessuno critichi la Siria quando risponderà a queste provocazioni, visto che Israele ha lanciato missili sulla città di Mazzeh a Damasco”.
Gli stessi media israeliani hanno contrastato simili iniziative da parte del governo di Netanyahu per “evitare possibili conflitti contro la Siria e contro Hezbollah”. Le perplessità dell’opinione pubblica sionista sono motivate dal fatto che le milizie sciite sono ormai considerate, grazie anche all’esperienza militare nell’arena siriana ed all’equipaggiamento russo, una  vera e propria “potenza militare nella regione” ed un eventuale conflitto avrebbe “esiti incerti”. Significativo è l’editoriale  di domenica del quotidiano israeliano Maariv che sottolinea come “gli attacchi contro gli armamenti (di Hezbollah) in Siria fanno parte di una politica di confronto permanente senza alcun orizzonte politico. Questa politica non diminuisce il pericolo al nord (confine con il Libano, ndr), ma ci avvicina sempre  più alla prossima guerra”. Nena News

 

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