mercoledì 21 dicembre 2016

Dolors Bramon : Alcuni errori che si commettono parlando di islam

L'arabista Dolors Bramon smonta i cliché più comuni sui musulmani e l'islam
Di Josep Massot. La Vanguardia (13/12/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.
Dolors Bramon, professoressa emerita dell’Università di Barcellona, ha pubblicato “L’Islam oggi”, un libro che analizza gli aspetti più controversi legati a questa religione nel mondo contemporaneo. L’arabista segnala alcuni errori che si commettono in Occidente quando si parla di musulmani.


1. Musulmani = arabi. In maniera grossolana, confondiamo ‘musulmano’ con ‘arabo’ (non tutti gli arabi sono musulmani), ‘musulmano’ con ‘beduino’ (esistono beduini cristiani). La sinagoga più antica del mondo, ancora in funzione, si trova nell’isola tunisina di Djerba.

2. La donna musulmana è sottomessa e non ha diritti. La donna musulmana ha più di diritti di una cattolica: può separarsi, può divorziare. Poi che suo marito o la famiglia glielo lascino fare è un altro discorso, ma sono comunque suoi diritti: il problema è che molte non sanno di averli. Poi si dice che il velo sia il simbolo della loro sottomissione. In realtà, non sono obbligate a portare alcun indumento che le differenzi da chi non è musulmana. Ci sono donne musulmane velate, altre no.


3. Il Corano impone il burkaI musulmani, a differenza dei cristiani e degli ebrei, credono che il Corano contenga la parola di Dio. E il Corano detta che uomini e donne coprano il loro sesso, oltre che ordinare alle donne di coprirsi il petto. Tuttavia, la maggior parte dei musulmani pensa che le donne dovrebbero portare il burka. Esistono molte traduzioni del testo coranico e altrettante interpretazioni sbagliate o tergiversate. Anche se il 90% degli arabi lo conoscono a memoria, non è detto che ne capiscano il significato. Un imam malintenzionato può imporre la sua interpretazione del testo, così come un prete poteva farlo con la Bibbia in latino. Il Corano è la parola di Dio, ma è l’uomo a leggerla e l’uomo può sbagliare.


4. C’è un solo islam. Questo è il grande errore dell’Occidente: pensare che esista un solo islam. Ogni musulmano ha il suo islam. Il Corano, a differenza della Bibbia cristiana e dei testi ebraici, è un libro che in diverse occasioni usa le parole “pensare, ragionare”. Il testo invita a venire capito.


5. Il Corano è un testo violento. Altro errore: se letto per intero, non lo è. Certo, è facile prendere una frase fuori contesto e considerarla violenta, ma leggendo tutto il testo, è chiaro che un musulmano non può combattere un altro musulmano, e la storia è piena di guerre simili. Quindi, tanto chiaro quanto ignorato. Inoltre, un musulmano può solo combattere per difendersi o per prevenire un grande male. Infine, il Corano dice che chiunque creda a quanto rivelato ai profeti di Israele e a Gesù (tutti profeti dell’islam), credono nello stesso Dio senza differenze. Ciò significa che tutti i credenti vanno protetti dal proprio governante, che si tratti dei copti in Egitto, degli ebrei nel Maghreb, con i cristiani in Siria, e anche con i musulmani sciiti.


6. Lo “Stato Islamico”. Non è né uno Stato, né è islamico. Non ci rendiamo conto che chiamandolo ISIS o Daesh (l’acronimo arabo) stiamo comunque riferendoci allo Stato Islamico in Iraq e in Siria. Quindi lo chiamiamo come lo chiamano loro! E stanno vincendo le battaglie ideologiche perché l’Occidente babbeo cree a certe assurdità, ma le cose che fanno questi terroristi non sono ammesse dalla dottrina islamica.


7. Il jihad o la jihad? Dopo l’11 settembre, Bin Laden parlava dei suoi seguaci come mujahidun mujahidin. Nel 2005, a qualcuno è venuto in mente di occidentalizzare la parola e si è iniziato a parlare di ‘jihadisti’ e di ‘jihad‘. Ma ci sono varie accezioni del termine: jihad indica lo sforzo collettivo o individuale che i musulmani compiono per migliorare la propria condotta; un’altra accezione definisce jihad la guerra mirata all’espansione e alla difesa dell’islam. Poi c’è addirittura chi definisce jihad come “la guerra santa dei musulmani”, associando il termine a un concetto cristiano inventato da papa Urbano II.
Josep Massot è un giornalista catalano che si occupa di cultura.
I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


L'arabista catalana Dolors Bramon smonta alcuni dei cliché più diffusi in Occidente sui musulmani e l'islam.

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