sabato 3 dicembre 2016

Cairo: La nuova legge sulle Ong un colpo alla società civile e alle generazioni future


Loula Lahham

La norma approvata nei giorni scorsi dal Parlamento attende ora il via libera definitivo del presidente Al Sissi. Essa prevede pene fino a cinque anni di carcere e multe per un massimo di 600mila euro. Secondo i critici, pone enormi vincoli all’attivismo e avrà impatti “devastanti”.
Il Cairo (AsiaNews) - In seno alla società civile egiziana cresce da giorni l’inquietudine e la preoccupazione, dopo che il Parlamento ha approvato un disegno di legge che impone pesanti restrizioni al lavoro delle organizzazioni non governative (Ong) presenti nel Paese. Una norma che complica ancor più una realtà che, da qualche anno ormai, versa già in condizioni di grave difficoltà.
Il disegno di legge è stato approvato con una larga maggioranza parlamentare il 29 novembre scorso. Ora il testo è sulla scrivania del presidente della Repubblica Abdel-Fattah Al-Sissi per la firma finale e la promulgazione.
In realtà il capo di Stato potrebbe, a sua discrezione, decidere anche di rimandare il testo in aula, una o più volte, per eventuali e ulteriori modifiche. Nel contesto della firma finale del presidente è prevista anche la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore nello stesso giorno.
Per fare un esempio, questa nuova legge non permetterà alle Ong egiziane di svolgere sondaggi senza la previa (e speciale) autorizzazione concessa dallo Stato. E per la successiva pubblicazione dei risultati del sondaggio stesso, servirà anche in questo caso il nulla osta delle autorità.
Per quanto concerne le Ong straniere, dovranno versare nelle casse dello Stato egiziano una somma pari a circa 19mila euro per poter operare sul territorio.
Il testo della riforma prevede anche la creazione di un organismo di rappresentanza dei servizi di sicurezza dello Stato (Amn Al-Dawla), dell’intelligence e dell’esercito, per regolamentare tutte le questioni inerenti ai finanziamenti esteri delle ong. Bisogna peraltro ricordare che questi elementi non sono affatto una novità, perché erano già previsti dalla vecchia normativa in materia. Questo organismo sarà al contempo incaricato di gestire le attività delle organizzazioni estere che sono già presenti sul territorio o che intendono, in futuro, diventare operative in Egitto.
La nuova legge prevede pene variabili fino a un massimo di cinque anni di prigione e multe che arrivano a toccare fino a 600mila euro per i trasgressori. Alle Ong locali e internazionali è vietata ogni forma di “attività politica” e di compiere qualsiasi gesto che possa attentare “alla sicurezza nazionale o all’ordine pubblico, alla morale o alla sanità pubblica”.
Il rappresentante speciale Onu per il dirotto alla libertà di associazione e di assemblea pacifica, il keniano Maina Kiai, ha dichiarato in una nota ufficiale che la legge avrà un impatto devastante sulla società civile del Paese. Non solo per il presente, ma anche sulle generazioni future.
Secondo Kiai, la nuova legge contraddice le leggi internazionali approvate in precedenza dall’Egitto e viola la stessa Costituzione egiziana. “La legge distruggerà - afferma il diplomatico delle Nazioni Unite - l’impegno civile pacifico dell’Egitto fin dalle sue radici. Essa devasterà la società civile non solo nel breve periodo, ma forse anche per le generazioni a venire”.
In una dichiarazione ufficiale del tutto analoga, gli attivisti di Human Rights Watch (Hrw) hanno lanciato un appello al presidente Al Sissi, perché respinga questa legge.
Da parte sua, la società civile chiarisce di non essere stata consultata durante la stesura.

 

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