venerdì 9 dicembre 2016

Avvenire : Donazioni alle colonie': bufera sul genero del tycoon -



E' stato in prima linea durante la campagna elettorale. E, secondo gli analisti, avrà un ruolo di peso nella prossima Amministrazione. Per lui, si è ipotizzato l'incarico di mediatore nel processo di pace in Medio Oriente. Perché - ha detto lo stesso Donald Trump - «potrebbe aiutare a realizzare la pace». Al momento, però, Jared Kushner - marito di Ivanka Trump e genero del presidente eletto - rischia di trasformarsi in un nuovo fattore di attrito. Nonché di imbarazzo per il neo-eletto. Un'inchiesta del Washington Post ha rivelato che la fondazione della famiglia Kushner ha sostenuto finanziariamente gli insediamenti israeliani. Tra il 2011 e il 2013, l'ente ha devoluto 58.500 dollari adiversi progetti sociali nelle colonie ebraiche. Un piccola somma, rispetto ad totale delle donazioni, quasi 8,5 milioni. Trai beneficiari risultano, però, alcuni nomi "scomodi", come l'enclave di Yitzhar e il seminario rabbinico di Bet El, considerati appartenenti all'ala più radicale del movimento dei coloni.

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Questo spiega la preoccupazione degli israeliani moderati, come il gruppo Truah. Il leader, il rabbino Jill Jacobs, ha definito «problematico» il caso Kushner. O dell'organizzazione J-Street che si è detta allarmata per un possibile cambiamento di linea di Washington nei confronti degli insediamenti. Per Barack Obama questi erano il principale ostacolo alla possibilità di raggiungere la soluzione dei "due popoli, due Stati". Trump, da parte sua, non ha fatto una presa di posizione formale sulla questione. Tuttavia, alcuni consiglieri hanno fatto dichiarazioni "ambigue". Il caso Jared è esploso mentre Gerusalemme ha dato il prima via libera a 4mila nuove costruzioni in Cisgiordania, su terreni privati palestinesi. Una misura fortemente sostenuta dal ministro dell'Istruzione, Naftali Bennet, capo del potente partito della destra religiosa "Focolaio ebraico". Al contempo, il Parlamento ha approvato in lettura preliminare la sanatoria per migliaia di edificazioni realizzate dai coloni nei cosiddetti avamposti, enclave fino ad ora abusive. Uno di questi, in particolare - quello di Amona - aveva scatenato una querelle nazionale. La Corte suprema ne aveva ordinato lo sgombero entro il 25 dicembre. In base alla nuova legge, le case verranno solo spostate di qualche decina di metri.



Primo via libera della Knesset a una proposta di legge che punta a legalizzare 4000 abitazioni in insediamenti ebraici in Cisgiordania. Lunedì 5 hanno votato a favore sessanta parlamentari mentre 49 contro. Numerose le polemiche suscitate dal provvedimento non solo tra le organizzazioni pacifiste, ma anche tra le forze politiche. Il testo — sottolinea la stampa israeliana — è frutto di una lunga mediazione tra il premier Benjamin Netanyahu, leader del conservatore Likud, e il movimento dei coloni rappresentato alla Knesset dal partito Focolaio ebraico di Naftali Bennet, attuale ministro dell'istruzione. Bennet considera il primo via libera al testo «un importante passo verso la legalizzazione degli insediamenti in Cisgiordania».

La questione degli insediamenti è uno dei punti nodali del contenzioso tra israeliani e palestinesi. L'Onu ha dichiarato questi insediamenti illegali. I palestinesi hanno più volte chiesto quale precondizione imprescindibile per l'avvio di qualsiasi trattativa il completo stop di tutte le attività edilizie israeliane. Delle 4000 case che saranno legalizzate, circa 750 sono in avamposti edificati con l'approvazione del governo — secondo i dati dell'organizzazione Peace Now. L'inviato dell'Onu per il processo di pace in Medio oriente, Nikolay Mladenov, ha denunciato che la norma «ha l'obiettivo di proteggere gli insediamenti illegali edificati sulla terra di proprietà dei palestinesi in Cisgiordania». Stando sempre ai dati di Peace Now — l'organizzazione che monitora il fenomeno anno per anno — gli insediamenti sono molto diversi tra loro: alcuni sono periferie urbane, spesso abitate per convenienza economica (la vita è meno cara e il governo offre incentivi ai residenti); altri sono villaggi rurali e di frontiera, in cui vivono soprattutto ebrei ortodossi. Gli insediamenti più importanti sono Modi'in Illit (in Cisgiordania, tra Gerusalemme e Tel Aviv), Maale Adumim (a una decina di chilometri a est di Gerusalemme) e Beitar Illit (a circa dieci chilometri a sud di Gerusalemme): hanno lo status di città e sono abitate da oltre 30.000 persone, principalmente ebrei ortodossi. Ci sono poi gli avamposti illegali, gruppi di case costruiti da gruppi di ebrei ultraortodossi, non riconosciuti dal governo centrale e spesso rimossi.

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