sabato 12 novembre 2016

Teheran, quarto summit cristiano-musulmano: il dialogo contro fanatismo e violenze

 
 
 
Nella capitale iraniana leader cristiani e musulmani hanno discusso di dialogo, estremismo, violenza e sicurezza. Il card Onaiyekan sottolinea l’importanza di azioni pratiche e scelte politiche in un’ottica di pace. Leader sunnita irakeno: uniti per contrastare l’ideologia radicale. Ayatollah Mohagh...
Di AsiaNews.it
 
 
 
Nella capitale iraniana leader cristiani e musulmani hanno discusso di dialogo, estremismo, violenza e sicurezza. Il card Onaiyekan sottolinea l’importanza di azioni pratiche e scelte politiche in un’ottica di pace. Leader sunnita irakeno: uniti per contrastare l’ideologia radicale. Ayatollah Mohaghegh Damad: Iran terra di dialogo rilancia l’amicizia fra cristianesimo e islam.
Teheran (AsiaNews) - Rafforzare il dialogo interreligioso, combattere l’ideologia fondamentalista alla base di guerre e violenze, rilanciare i progetti di pace coinvolgendo personalità di tutte le fedi in un percorso comune di incontro e confronto. Sono alcuni fra gli obiettivi tracciati nel quarto Summit cristiano-musulmano, che si è svolto a Teheran (Iran) dal 6 al 9 novembre scorso. A ospitare l’incontro, che ha avuto ampia eco sui media iraniani, i saloni del Centro internazionale per il dialogo interreligioso, che fa capo all’Organizzazione islamica per le culture e religioni.
Tema dell’edizione 2016 del summit “Rispettare e preservare la dignità umana, preparando il terreno per la pace e la sicurezza globale”. All’evento - i precedenti a Washington (2010), Beirut (2011) e Vaticano (2014) - hanno aderito personalità di primo piano del mondo cristiano (cattolici, anglicani, protestanti) e musulmano (sunnita e sciita) provenienti da Iran, Iraq, Libano, Nigeria, Stati Uniti, Vaticano e Hong Kong.
A rappresentare la Chiesa cattolica era presente il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo metropolita di Abuja. Nel suo intervento il porporato, in rappresentanza di una nazione di quasi 170 milioni di abitanti suddivisi a metà fra cristiani e musulmani, ha sottolineato la “coesistenza” fra fedi in Nigeria, anche se “a volte si registrano scontri”. Tuttavia, l’incontro e il dialogo sono “le soluzioni migliori agli occhi di Dio per risolvere i problemi”.
Le persone “desiderano la pace”, sottolinea il card Onaiyekan, ed “eventi come questo summit sono un passo nella giusta direzione per condurre l’umanità verso la pace”. E anche se qualcuno, aggiunge, “pensa che questi sforzi siano inutili”, in realtà è importante “dare fiducia e credere che rilanciando questi messaggi si possa un giorno giungere alla pace globale”. Impegnandosi, conclude il porporato, “non solo a parole” ma con “azioni pratiche e scelte politiche”.
Ebrahimi Torkaman, capo dell’Organizzazione islamica per le culture e religioni, padrone di casa dell’evento, ha toccato il tema della violenza nelle religioni, sottolineando che essa “non è radicata” al suo interno ma “è generata dall’ignoranza” dei precetti di fede e dalla “irrazionalità”. Fare rete, approfondire i temi, incontrarsi e discutere sono elementi imprescindibili per questi incontri; e per realizzare gli obiettivi prefissati è essenziale “creare legami, contatti” fra le personalità che partecipano. Non basta, sottolinea riprendendo le parole di Ferdowsi (un grande poeta persiano dell’anno mille), “sedersi, parlare e andarsene”. Infine, per combattere l’estremismo egli ha ricordato che è essenziale l’istruzione e il processo educativo all’interno delle scuole.
L’ayatollah Taskhiri, fra i più stretti collaboratori di Khamenei per le questioni riguardanti il mondo musulmano, ha esortato a impegnarsi nella via del dialogo su un livello paritario fra i membri delle varie religioni. Non dobbiamo scordare, ha avvertito il leader sciita, il valore del dialogo interreligioso in un’ottica di pace e sicurezza “come è scritto nel Corano”.
Il sunnita Sheikh Mahdi Sumaidaie, muftì generale d’Iraq, ha posto l’accento sul problema legato all’estremismo e all’ideologia del takfirismo, che ha causato grande spargimento di sangue non solo nel suo Paese, ma in molte aree del mondo. Egli ha auspicato uno sforzo comune di cristiani, musulmani ed ebrei per condurre un’esistenza comune e pacifica, come è avvenuto e tuttora avviene non solo in Iraq, ma anche in altre parti del mondo arabo e in Occidente. “È essenziale contrastare il takfirismo - ha detto - il fondamentalismo, e quanti affermano che è lecito uccidere”. “Alcuni criticano i leader sunniti di restare in silenzio di fronte alla violenza estremista - conclude il muftì - ma non è affatto vero, perché facciamo sentire la nostra voce […] e invitiamo tutti a operare per la pace”.
Infine l’ayatollah Mohaghegh Damad, responsabile del Dipartimento studi islamici all’Accademia delle scienze in Iran ha ricordato che il Paese è da sempre “terra di dialogo” e questo ha favorito il lavoro di “revisione” dei precetti della fede nel contesto del summit. Un compito svolto “senza pregiudizi” e basandosi sul valore della “dignità” umana contenuto nelle scritture. Rivolgendosi ai media egli ha chiesto di rilanciare “il messaggio di pace” che è alla base del summit; esso si fonda sui valori di “amicizia, riconciliazione e amore” che legano cristianesimo e islam “nei secoli e per gli anni a venire”.

 

Nessun commento:

Posta un commento