giovedì 10 novembre 2016

Ramzy Baroud : Perché i palestinesi vogliono citare in giudizio la Gran Bretagna a 99 anni dalla Dichiarazione di Balfour

Di  Ramzy Baroud
4 novembre  2016
Lo scorso luglio, l’Autorità  Palestinese ha fatto il passo inatteso, anche se tardivo, di cercare l’appoggio arabo per citare in giudizio la Gran Bretagna per la Dichiarazione di Balfour. Tale dichiarazione era stato il primo impegno esplicito mai fatto dalla Gran Bretagna, e dall’Ovest in generale, per stabilire una patria ebraica sopra un’esistente patria palestinese.
E’ troppo  presto per dire se la Lega Araba presterà attenzione  all’appello della Palestina, o se l’AP  porterà a compimento la cosa,  specialmente considerando che quest’ultima ha l’abitudine di fare troppi proclami appoggiati da scarsa o da nessuna azione.
Tuttavia, sembra che il prossimo anno sarà  il testimone di un significativo tiro alla fune riguardante la Dichiarazione di  Balfour, il cui 100° anniversario sarà celebrato il 2 novembre 2017.
Ma chi è Balfour, che cosa è la Dichiarazione di  Balfour, e perché tutto questo oggi è importante?
Ministro degli Esteri della Gran Bretagna dalla fine del 1916, Arthur James Balfour aveva promesso la Palestina a un altro popolo. Quella promessa fu fatta il 2 novembre 2 1917, a nome del governo britannico, sotto forma di una lettera inviata al leader della comunità ebraica in Gran Bretagna, Walter Rotschild.
All’epoca, la Gran Bretagna non aveva neanche il controllo della Palestina che faceva ancora parte dell’Impero ottomano. In ogni caso, non è stata mai di Balfour che quindi non poteva così a caso, trasferire la Palestina  a qualsiasi  altro paese. La sua lettera diceva:
Il governo di Sua Maestà vede con favore la fondazione in Palestina di una dimora nazionale per il popolo ebraico e userà i suoi mezzi migliori per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, essendo chiaramente inteso che nulla sarà fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle esistenti comunità non-ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico di cui godono gli ebrei in qualsiasi altro paese.”
Concludeva: Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della Federazione Sionista.
Balfour non stava certo agendo per conto suo. E’ vero, la Dichiarazione ha il suo nome, tuttavia, in realtà, Balfour  era un leale agente di un Impero con enormi disegni politici, che non riguardavano la Palestina soltanto, ma la Palestina vi rientrava come parte di un panorama più ampio.
Soltanto un anno prima, era stato introdotto un altro documento sinistro, anche se in segreto. Fu appoggiato da un altro diplomatico di altissimo rango, Mark Sykes, e, a nome della Francia, da François Georges-Picot. I russi vennero informati dell’accordo, dato che anche loro avevano ricevuto un pezzo della torta Ottomana.
Il documento indicava che, una volta che gli Ottomani fossero stati sonoramente sconfitti, i loro territori, compresa la Palestina, sarebbero stati suddivisi tra i probabili partiti vincitori.
L’accordo Sykes-Picot, noto anche come ‘Accordo per l’Asia Minore’, fu firmato in segreto 10 anni fa, a due anni dall’inizio della I Guerra mondiale. Era segno della natura brutale delle potenze coloniali che raramente associavano la terra e le risorse con la gente che vi viveva o che le possedeva. Il pezzo forte dell’accordo era una mappa che era segnata da linee dritte con una matita a cera.  La mappa in gran parte determinò il destino degli arabi, dividendoli in  base a varie supposizioni fatte a casaccio di linee tribali e settarie.
La mappa improvvisata consisteva non soltanto di linee, ma anche di colori, insieme alla lingua che testimoniava il fatto che i die paesi consideravano la regione araba semplicemente in termini materialistici, senza prestare la minima attenzione alle possibili ripercussioni di fare a fette intere civiltà con una storia varia di collaborazione e conflitto.
I negoziati Sykes-Picot furono completati nel marzo 2016 e, sebbene ufficiali, furono firmati in segreto il 19 maggio 1916.
La I Guerra mondiale si concluse l’11 novembre 1918, dopodiché la divisione dell’Impero Ottomano cominciò sul serio.
I mandati francese e britannico furono estesi a entità arabe divise, mentre la Palestina fu garantita al movimento sionista un anno dopo, quando Balfour  comunicò  la promessa del governo britannico, sigillando il destino della Palestina per una vita di guerra e  perpetuo    .
Raramente l’ipocrisia britannico-occidentale e il totale disprezzo dell’aspirazione nazionale di qualsiasi altro paese, è stata così evidente come nel caso della Palestina. A cominciare dalla prima ondata di migrazione di ebrei sionisti in Palestina nel 1882, i paesi europei hanno contribuito a facilitare il movimento di coloni e di risorse illegali dove era in corso la creazione di molte colonie, grandi e piccole.
E così, quando Balfour inviò la sua lettera a Rotschild, l’idea di una patria ebraica in Palestina era molto plausibile.
Tuttavia, molte promesse altezzose furono fatte agli arabi durante gli anni della Grande guerra, quando  la dirigenza araba stava dalla parte dei britannici nella loro guerra contro l’Impero Ottomano. Agli arabi venne promessa l’indipendenza immediata, compresa quella dei palestinesi.
Quando le intenzioni dei britannici e il loro rapporto con i Sionisti, divenne troppo ovvio, i palestinesi si opposero, evidenziando una ribellione che non era mai cessata 99 anni dopo e le orribili conseguenze del colonialismo britannico e la futura completa presa di controllo della Palestina che è ancora sentito dopo tutti questi anni.
Miseri tentativi di placare la rabbia palestinese furono vani, specialmente dopo che il Consiglio della Lega delle nazioni approvò, nel luglio del 1922, i termini del mandato britannico sulla Palestina – garantito in origine alla Gran Bretagna nell’aprile del 1920 – senza consultare affatto i palestinesi. Infatti, i palestinesi sarebbero spariti dal radar britannico e internazionale, soltanto per riapparire come insignificanti rivoltosi, agitatori e ostacoli agli intrugli coloniali congiunti  britannico-sionisti.
Malgrado le assicurazioni occasionali in contrario, l’intenzione britannica di assicurare la creazione di uno stato esclusivamente ebraico in Palestina, stava diventando sempre più chiara con il passare del tempo. La Dichiarazione di Balfour non è stata semplicemente un’aberrazione, ma aveva, invece, gettato le basi per la pulizia etnica su vasta scala che  seguì 30 anni dopo.
Infatti, la storia si ripete costantemente: i sionisti rivendicarono  la Palestina e la ribattezzarono ‘Israele’; i britannici continuano a sostenerli, anche senza mai smettere di farlo soltanto a parole con gli Arabi; i palestinesi rimangono una nazione  che è geograficamente frammentata tra campi di rifugiati, nella diaspora, che è occupata militarmente o trattati come cittadini di seconda classe in un paese in cui i loro antenati hanno dimorato da tempo immemorabile.
Mentre Balfour non può essere ritenuto responsabile di tutte le sfortune accadute ai palestinesi da quando trasmise quella breve ma famigerata  lettera, l’idea che la sua ‘promessa’ rappresentava – cioè quella di un completo disprezzo delle aspirazione e dei diritti del popolo arabo palestinese – proprio quella lettera viene trasmessa da una generazione di diplomatici britannici all’altra, nello stesso modo in cui l’opposizione palestinese al colonialismo si è estesa e continua a estendersi attraverso le generazioni.
L’ingiustizia continua e anche il perpetuarsi del conflitto. Ciò che non sono riusciti a capire i britannici, i primi sionisti, gli americani e i successivi governi israeliani, è che non può esserci pace senza la giustizia e l’uguaglianza in Palestina, è che i palestinesi continueranno a opporsi fino a quando i motivi che avevano ispirato la loro ribellione quasi un secolo fa, resteranno validi.
Il Dottor  Ramzy Baroud scrive da 20 anni di Medio Oriente. E’ un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, consulente nel campo dei mezzi di informazione, autore di vari libri e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Tra i suoi libri ci sono: ‘Searching Jenin’ [Cercando Jenin], The Second Palestinian Intifada [La seconda Intifada palestinese],  e il suo  più recente: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net
Nella foto: Arthur James Balfour
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-palestinians-want-to-sue-britain-99-years-since-the-balfour-declaration
Originale: non indicato
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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