lunedì 21 novembre 2016

Libano: al via muro intorno campo profughi Ain al Hilweh



Libano: al via muro intorno campo profughi Ain al Hilweh
www.repubblica.it
 Beirut, 20 nov. - Le autorita' libanesi hanno dato ufficialmente il via alla costruzione di un muro alto circa 4 metri attorno ad Ain al Hilweh, il piu' grande campo di profughi palestinesi di tutto il Libano (ospita piu' di 120000 persone, aumentate dall'inizio della guerra in Siria), situato nel distretto di Sidone, nel sud del paese. Il muro, secondo il quotidiano locale online al Modon, dovrebbe essere completato nei prossimi 15 mesi. La sua costruzione e' risultato di un accordo tra le varie fazioni armate palestinesi all'interno del campo e le autorita' libanesi, che ha l'obiettivo di 'contenere' all'interno di Ain al Hilweh i frequenti scontri armati tra esercito libanese e fazioni armate palestinesi. 'Verranno costruite anche quattro torri di osservazione sul perimetro del muro', ha aggiunto Abu Ahmad Faysal, un esponente di Hamas all'interno del campo, intervistato dal quotidiano locale Daily star. 'La costruzione del muro mira a porre un freno alle schermaglie tra gli abitanti del campo e l'esercito'. Nonostante l'approvazione del progetto da parte delle leadership palestinesi, sui social si e' scatenata la protesta di molti palestinesi, che temono un peggioramento delle gia' precarie condizioni di vita degli abitanti del campo. Molti - specialmente coloro che vivono nella zona sud del campo, che vedranno costruito il muro a pochi metri dalle loro abitazioni - hanno ribattezzato il progetto 'il muro della vergogna', con vari riferimenti a misure intraprese nei confronti dei palestinesi da Israele. .


Circondati da muri, nella loro terra e ora anche in un Paese arabo. È il destino dei palestinesi, in particolare dei profughi. L’esercito libanese ha iniziato a costruire un muro…
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Circondati da muri, nella loro terra e ora anche in un Paese arabo. È il destino dei palestinesi, in particolare dei profughi. L'esercito libanese ha iniziato a costruire un muro di cemento alto diversi metri e torri di guardia intorno ad Ain al Hilweh (Sidone) il più grande, con circa 80mila abitanti, dei campi profughi palestinesi nel Paese dei Cedri. Un muro che ufficialmente dovrà impedire che i ricercati, specialmente i jihadisti in fuga, trovino rifugio nel campo ma che ben rappresenta la condizione degli oltre 400mila rifugiati palestinesi in Libano, di fatto segregati nei loro campi, esclusi da decine di lavori, costretti a sopravvivere grazie agli aiuti umanitari internazionali e locali.
L'avvio dei lavori della barriera intorno a Ain al Hilwe, progettata nei mesi scorsi e che sarà completata in 15 mesi, coincide con l'ascesa alla presidenza del Libano dell'ex generale Michel Aoun, che non ha mai nascosto la sua storica avversione per la presenza dei palestinesi. E non è insignificante che tutte le formazioni politiche libanesi, incluse quelle che si proclamano dalla parte dei diritti dei palestinesi, siano rimaste in silenzio rispetto a una costruzione che trasformerà in una enorme prigione Ain al Hilwe. Tacciono anche l'Olp e Hamas.
Sono deboli e isolati i palestinesi in Libano, non in grado di impedire la realizzazione di questo "muro della vergogna". Anzi hanno dovuto fingere di aver coordinato il progetto con le autorità libanesi. «Il muro è stato costruito al di fuori del campo e lontano dalle aree abitate, queste costruzioni servono a risolvere problemi di sicurezza", si è affannato a spiegare il generale Mounir al Maqdah, capo della sicurezza palestinese ad Ain al Hilwe. Anche al Maqdah però ha dovuto riconoscere che il muro avrà un effetto negativo sugli abitanti del campo. «Le implicazioni psicologiche di questo muro saranno negative e difficili da superare* ha ammesso, aggiungendo che l'esercito ha accettato alcune modifiche al percorso della barriera e alle posizioni delle torri di guardia. In rete però le proteste sono aumentate con il passare delle ore.
Sui social non pochi hanno paragonato il muro di Ain al Hilwe a quelli costruiti da Israele in Cisgiordania, al confine con l'Egitto e a quello che correrà lungo il confine orientale della Striscia di Gaza. A distanza di nove anni dalla distruzione del campo profughi palestinese di Nahr al Bared (Tripoli), rimasto per mesi sotto il fuoco dell'artiglieria dell'esercito libanese intenzionato a stanare i jihadisti di Fatah al Islam che vi si erano rifugiati, anche Ain al Hilwe paga il conto della penetrazione di gruppi di islamisti radicali che approfittano del vuoto di sicurezza che regna nel campo profughi. Le formazioni palestinesi, a cominciare da Fatah, hanno provato senza successo ad impedire che i jihadisti creassero delle basi nel campo. E in questi ultimi tempi non sono mancati gli scontri a fuoco con morti e feriti. Nel giugno 2015 uno dei leader di Fatah, Talal Balawna, fu assassinato da "sconosciuti", un'uccisione che ha anticipato gli scontri armati di due mesi tra Fatah e Jund al Sham, andati avanti per più di una settimana. Jund al Islam da allora ha fatto il bello e il cattivo tempo ad Ain al Hilwe, fino all'arresto due mesi fa da parte dell'intelligente libanese del suo fondatore, Imad Yasmin, che è anche un leader dello Stato islamico. Un clima di cui i profughi sono le vittime e che invece ha contribuito ad alimentare la propaganda dei tanti che in Libano considerano i campi palestinesi un "problema" da risolvere anche con le maniere forti.
Ad alcune centinaia di chilometri di distanza da Ain al Hilwe, nel Neghev, centinaia di abitanti del villaggio beduino palestinese di Um al-Hiran lottano contro la demolizione delle loro case, ordinata nel 2015 dalla Corte Suprema di Israele. Le ruspe ieri hanno preso posizione ai bordi del villaggio protette da ingenti forze di polizia mentre gli abitanti, sostenuti da volontari stranieri e attivisti della sinistra israeliana, si sono distesi sul terreno nell'estremo tentativo di salvare le loro case. Nel frattempo i loro avvocati hanno presentato un nuovo ricorso. Per le autorità israeliane Um al-Hiran sarebbe un villaggio illegale e al suo posto è prevista la costruzione di un centro abitato ebraico, Hiran. È una beffa amara per gli abitanti beduini che furono spostati di autorità in quella zona nel 1956, dopo essere stati sgomberati dalle loro terre di origine. I progetti nel Neghev (Piano Prawer) prevedono l'evacuazione di decine di migliaia di beduini che vivono in centri non riconosciuti dallo Stato.
In Cisgiordania, dove ieri al posto di blocco di Qalandiya è stato ucciso un palestinese che avrebbe tentato, secondo le autorità israeliane, di accoltellare un soldato, si attende l'avvio di nuovi progetti per l'espansione delle colonie israeliane con la benedizione di fatto di Donald Trump. Il neo presidente ha detto in diverse occasioni di non considerare gli insediamenti coloniali un ostacolo alla pace.

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