giovedì 10 novembre 2016

Fondi israeliani a un gruppo che ‘salva ragazze ebree’ dal matrimonio con arabi


 
 
 
 
 
 
Il Ministero dei Servizi Sociali dal 2012 ha raddoppiato il suo finanziamento per un rifugio per giovani donne ebree ‘portate in salvo’ dai villaggi arabi. ‘Abbiamo…
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Il Ministero dei Servizi Sociali dal 2012 ha raddoppiato il suo finanziamento per un rifugio per giovani donne ebree ‘portate in salvo’ dai villaggi arabi. ‘Abbiamo collaborato per un decennio con un gruppo razzista’, dice una fonte del ministero.

L’agenzia di Israele per il welfare ha recentemente intensificato la sua cooperazione con un’organizzazione che cerca di “salvare ragazze ebree” dal matrimonio con arabi, da quanto appreso da Haaretz.
Il Ministero degli affari e servizi sociali ha aumentato i finanziamenti per un rifugio per giovani donne gestito da Hemla, un gruppo guidato da figure legate alla destra radicale. Secondo l’organizzazione, il rifugio si rivolge a “giovani donne in rotta con la famiglia e che sono a rischio di shmad” – un termine ebraico che indica la conversione forzata a un’altra religione.
In un volantino pubblicitario pubblicato due anni fa, il capo di Hemla, Elyakim Neiman, ha descritto i matrimoni tra donne ebree e uomini arabi come una “piaga nazionale”.
“Stiamo facendo del nostro meglio per salvare queste ragazze prima che raggiungano i villaggi [arabi] e diano alla luce degli ‘Ahmad Ben Moshe,'” ha detto. “Provvediamo alle necessità fisiche e spirituali delle ragazze.”
Secondo l’opuscolo, le giovani donne ricevono assistenza mentale e sociale fino a quando non “tornano sulla strada di una sana vita ebraica, come si conviene per la figlia di un re.”
Un altro volantino pubblicitario per il ricovero vantava il fatto che la donna che lo gestisce, Rachel Baranes, ha dedicato tutta la sua vita a “salvare le figlie d’Israele dalle grinfie degli Ismaeliti”, termine riferito agli arabi. Un articolo pubblicato nel 2009 in “Eretz Israel Shelanu” (La nostra terra d’Israele), newsletter legata alla destra radicale, descrive il pensionato di Hemla come l’unico rifugio per le ragazze ebree “messe in salvo” dai villaggi arabi.
Le attività del pensionato costano 2,6 milioni di shekel all’anno ($ 685.000). Il Ministero dei Servizi Sociali recentemente ha accolto la richiesta di aumentare i finanziamenti per l’istituzione di 1,3 milioni di shekel all’anno, rispetto agli 800.000 shekel del periodo 2013-2015 e ai 650.000 shekel del 2012. Gli accordi tra l’ONG e l’agenzia del governo sono stati incrementati ogni volta senza che fosse emissa una pubblica offerta. Il finanziamento e la cooperazione del Ministero legittimano il gruppo e gli consentono di espandere le sue attività.
“Per un decennio abbiamo collaborato con un’organizzazione razzista che ha dichiarato ufficialmente che uno dei suoi obiettivi è quello di salvare le ragazze ebree dal pericolo di” conversione dal giudaismo, ha detto a Haaretz una fonte del ministero.
Hemla nel passato è stata strettamente legata a Lehava, un’organizzazione radicale di destra nota per i suoi sforzi per impedire matrimoni tra ebrei e arabi. Il presidente di Lahava, Bentzi Gopstein, è stato per anni un membro del Hemla, fino a quando nel 2014 non lasciò. Quell’anno, Hemla pagò alla moglie di Gopstein, Anat, 66.000 shekel ($ 17.300) per la “ricerca di ragazze” per il rifugio, secondo i documenti dell’ufficio del ministero responsabile per le ONG. In una verifica dei conti dal 2014, l’ufficio segnala che i legami tra i due gruppi furono interrotti quell’anno, ma fa notare che, a causa di possibili attività illegali da parte di Lehava, i legami fra le due organizzazioni dovrebbero essere riesaminati in futuro.
Il Ministero degli affari sociali ha risposto dicendo che Hemla è riconosciuta dall’ufficio responsabile per le ONG e che la decisione di aumentare il finanziamento è destinata a consentire al gruppo di ingrandire il rifugio, che è destinato agli ultra-ortodossi e agli adolescenti che si sono avvicinati da poco alla religione e che si trovano a vivere gravi turbamenti.
Neiman, presidente di Hemla, ha detto che l’attività del gruppo è stata completamente coordinata con il ministero e ha ricevuto elogi per il lavoro svolto.
Nel suo commento a questo articolo, Gopstein, il presidente di Lehava, ha suggerito che “Haaretz, che è finanziato con denaro tedesco, dovrebbe condurre indagini su Peace Now e B’Tselem e non cercare di minare l’attività di organizzazioni e gruppi che lavorano per il bene del popolo di Israele”.
Comunicazione completa: Nell’ambito di un’inchiesta investigativa condotta da Haaretz nel 2011, i giornalisti Uri Blau e Shai Greenberg entrarono nel pensionato e furono accusati di violazione di domicilio da parte di un pubblico ministero. Il procuratore generale Yehuda Weinstein sospese il giudizio e il giudice della Corte di Gerusalemme chiuse poi il caso.
Traduzione di Simonetta Lambertini
Fonte: http://www.haaretz.com/israel-news/.premium-1.751107

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